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mercoledì, 27 Maggio 2020

I tanti successi del Cit Turin. Ma da tre anni è in attesa del rinnovo delle concessioni

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Moreno D'Angelo
Moreno D'Angelo
Laurea in Economia Internazionale e lunga esperienza avviata nel giornalismo economico. Giornalista dal 1991. Ha collaborato con L’Unità, Mondo Economico, Il Biellese, La Nuova Metropoli, La Nuova di Settimo e diversi periodici. Nel 2014 ha diretto La Nuova Notizia di Chivasso. Dal 2007 nella redazione di Nuova Società e dal 2017 collaboratore del mensile Start Hub Torino.

«Prima del gioco c’è l’educazione, il rispetto a partire dal saluto e qui i ragazzi si devono soprattutto divertire. Sono questi i nostri principi». A parlare è Angelo Frau, uno degli storici fondatori dell’associazione sportiva dilettantistica Cit Turin. Il grande centro sportivo giovanile in corso Ferrucci, a due passi dal Palagiustizia “Bruno Caccia” di Torino, ospita ben 22 squadre di calcio giovanile dai pulcini alla promozione.

640 calciatori, 18 allenatori con patentino 15 istruttori preparatori volontari.  Un vortice di iniziative che comprendono anche gli allenamenti dei pulcini del Torino e le riservate sgambate pre gara di qualche squadra di serie A in trasferta sotto la Mole.

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«Siamo nati nel 1960, ma l’attuale realtà è il frutto di una sorta di compromesso storico sportivo avvenuto negli anni 70 con la fusione di due società. Una è espressione del circolo Arci Luciano Domenico (il bambino partigiano ucciso mentre sventolava un drappo bianco da un cascinale a Givoletto per arrendersi ai nazifascisti e che oggi dà il nome alla scuola calcio Cit Turin, ndr). L’altra è quella oratoriale dell’Esedra cui si è unito un gruppo spontaneo di base. Non a caso – precisa Frau – nei nostri colori sono rimasti il rosso del circolo Arci, il verde dell’Esedra e il blu del gruppo spontaneo. Una sorta di compromesso storico calcistico che si è concretizzato proprio in quel 1978, l’anno del rapimento di Aldo Moro che mise fine all’ipotesi di accordo con il Pci di Enrico Berlinguer».

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Insomma un modo concreto per rispondere a chiare esigenze sociali del quartiere andando oltre a schematismi politici che all’epoca erano molto sentiti. Continua Frau: «Erano anni in cui era forte a sinistra l’impegno sul territorio con le lotte per la casa, per servizi per le famiglie operaie, comitati di quartiere. In questo quadro il mio impegno nello sport è partito dall’esigenza di coinvolgere i giovani in un contesto caratterizzato da forti passioni, senso di partecipazione, solidarietà e grande concretezza».

Un percorso che ha coinvolto tanti ragazzi, anche quelli che erano nel giro della droga e della prostituzione giovanile nella vicina via Cavalli. Quei ragazzi che si vendevano per quattro lire.  «Molti li abbiamo salvati», ricorda il presidente del Cit Turin che, con un velo di tristezza, ha un pensiero per quelli che invece si sono persi. Dunque proprio sul finire degli anni 70, in cui l’azione nel quartiere era una sorta di credo per i militanti della sinistra parlamentare e extraparlamentare, il Cit Turin diventa una realtà importante non solo come centro sportivo, ma anche per il suo ruolo sociale.

Da allora, con la stessa passione, Angelo Frau continua ad occuparsi di cultura sportiva manifestando tutta la sua avversione verso quel fenomeno rappresentato dai genitori esaltati che offrono terrificanti spettacoli sugli spalti pensando che il proprio pargolo sia un Balotelli in miniatura destinato a giocare molto presto nel Manchester United. «Quando esagerano – commenta con decisione Frau – li faccio allontanare o ricorro alla forza pubblica. Sono il peggio per l’educazione di ragazzi che qui condividono lo sport e la compagnia facendo vita sana staccandosi da computer e telefonini». 

Sul piano sportivo sono da evidenziare gli importanti risultati raggiunti dalle ragazze che contano quattro formazioni dai pulcini alla prima squadra. Oltre alle varie categorie, che vedono impegnati tanti giovani del Cit Turin in campionati che arrivano fino alla promozione, vi è spazio anche per squadre di ragazzi con disagi mentali, che partecipano al campionato Uisp, e quella per ipovedenti. Proprio questa squadra, che coinvolge 30 calciatori, (in cui solo il portiere ha la vista normale), si è aggiudicata uno scudetto e una Coppa Italia restando tra i protagonisti del suo campionato nazionale a 12 squadre. Vi è anche spazio per giovani senza fissa dimora e rifugiati che vengono qui ad allenarsi e giocare in periodici tornei.

Lo spirito democratico che ha mantenuto Cit Turin nel tempo è ben evidente anche nel sito dell’associazione.

In una sua nota si riporta il dialogo tra due genitori sugli spalti in cui uno chiede all’altro di non inveire contro il proprio figliolo: “Ma io non sto insultando alcun giocatore”. “Infatti mio figlio è l’arbitro”. 

Il presidente riscontra come spesso i ragazzi dopo i 14 anni, se non particolarmente dotati con il pallone, tendano ad abbandonare: «Il calcio impone fatica e continuità negli allenamenti, ma qui non ci interessa sfornare talenti ma educare far giocare e divertire in un contesto sano e propositivo quanto mai valido per ragazzi che qui condividono lo sport e la compagnia, staccandosi da computer e telefonini». Anche per le famiglie questo centro rappresenta un’oasi dove possono lasciare i propri figli in tutta sicurezza. «Il nostro è un modo per stare insieme, avvicinarsi ai ragazzi, coinvolgendo anche i genitori. È un imparare a vivere la comunità portando avanti concretamente discorsi che riguardano salute ed educazione. È questa la nostra mission»

Dal suo ufficio, sovrastato da coppe e gagliardetti di squadre provenienti da ogni parte del mondo, Frau parla di un altro aspetto fondamentale della sua associazione: «Io voglio far giocare sempre tutti senza esclusioni.  Certo i più bravi sono impegnati in tornei più qualificati ma di sicuro nessuno viene escluso da allenamenti e partite.  A quell’età certe delusioni possono avere risvolti pesanti e piuttosto che mandare via qualcuno facciamo due squadre e giocano tutti». 

Al Cit Turin l’obiettivo non è tanto quello di cercare dei nuovi Belotti, anche se osservatori di squadre di serie A sono spesso presenti in tribuna, ma sviluppare un ruolo di educazione e sport coinvolgendo tanti ragazzi.

Sul piano finanziario da corso Ferrucci si fa presente l’assenza di particolari sostegni e supporti, nonostante i significativi risvolti sociali delle loro iniziative.  «Riusciamo a sostenerci con l’affitto dei campi, con il bar in una sorta di autogestione, ma su tutto questo – punta il dito Frau  – oggi pesa un rinnovo delle concessioni che aspettiamo da tre anni».

Il j’accuse è rivolto verso l’attuale amministrazione comunale targata Appendino: «La Città per il nostro impegno, che va oltre quello che avviene su questi quattro campi di calcio, non ci riconosce di fatto nulla e preoccupa che, oltre a non ricevere alcun contributo, riscontriamo una totale assenza di dialogo e di linee guida programmatiche verso il tanto decantato comparto giovanile sportivo educativo con i suoi indubbi risvolti nei quartieri per non parlare delle periferie».  Le critiche del Cit Turin toccano questioni burocratiche ed eccessi di garanzie richieste.    Entrando nel dettaglio Frau lamenta: «A volte, in una struttura sana e operativa come la nostra basta la discussa agibilità di un bagno sui 28 presenti per bloccare tutto».

Frau tifa Juventus, ma molto sotto traccia per non turbare i tanti torinisti che lo circondano. «Per me è stata sempre una costante l’impegno verso i giovani, avviato tanti anni fa facendo politica nel quartiere cercando dei canali per coinvolgere e rispondere alle esigenze di tanti ragazzi che si perdevano nei bar o in situazioni peggiori. Ora sogniamo di innovare questa struttura fornendola di pannelli solari. Ma come investire se non si ha una durevole concessione che garantisca il nostro impegno?».

Sul tavolo una foto del mitico Gigi Riva. «È un mio amico come lo è Giancarlo Camolese ed il mio conterraneo Antonello Cuccureddu. Anche Antonio Conte frequenta il Cit Turin, a volte per una partitella di calciotto  con gli amici, come tanti altri eterni innamorati del pallone che non dimenticano speranze, sudore, emozioni di quando hanno cominciato da ragazzi a vivere questo sport definito il più bello del mondo», conclude Frau.

foto di ©Rawsht Twana

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