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lunedì, 27 Maggio 2024

I dodicenni del Settimo in campo a Volpiano con la maglia rosa: “Finocchi”. Indignazione Arcigay

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Nuova Società nasce nel 1972 come quindicinale. Nel 1982 finisce la pubblicazione. Nel 2007 torna in edicola, fino al 2009, quando passa ad una prima versione online, per ritornare al cartaceo come mensile nel 2015. Dopo due anni diventa quotidiano online.

di Moreno D’Angelo

Non si è fatta attendere la reazione dell’Arcigay per quanto avvenuto sul campo di calcio di Volpiano, a pochi chilometri torinese, dove una squadra di dodicenni del Settimo Calcio è stata oggetto di offese omofobe da parte degli avversari. La loro colpa? Indossare una vistosa casacca fucsia. «Il caso di Volpiano, dove lo sport è diventato per un gruppo di dodicenni senza colpe un traumatico pomeriggio di paura e umiliazione, merita sanzioni esemplari». E’ il commento di Gabriele Piazzoni, segretario nazionale di Arcigay che aggiunge: «Un episodio gravissimo, drammaticamente sintomatico di un clima pericoloso per giovani e giovanissimi».
Il rappresentante dell’Arcigay nazionale ha inoltre stigmatizzato sul comportamento dei dirigenti della società che hanno tentato di minimizzare quanto avvenuto sollevando una serie di domande: «Questo dovrebbe essere l’ambiente “sano e formativo” in cui si vorrebbero far crescere le nuove generazioni? Il razzismo e l’omofobia sono fatti trascurabili in questi ambienti? Chi non ha ritenuto di dover denunciare questi fatti e ha atteso che fossero i media a farlo e chi, ancor peggio, si barrica dietro un puerile “io non c’ero” sta di fatto legittimando omofobia e razzismo negli ambienti in cui crescono i nostri ragazzi e le nostre ragazze».
Piazzoni non si sorprende del linguaggio violento e delle parole odio nelle curve dei sempre meno frequentati  stadi, ma precisa come «l’omosessualità diventa un’offesa, gravida dei peggiori pregiudizi che vengono indotti nei ragazzi proprio nella loro età  più fragile. Le autorità sportive devono responsabilizzarsi una volta per tutte».
Marco Giusta presidente di Arcigay Torino punta il dito contro il deficit di formazione degli operatori sui temi della lotta alle discriminazioni, al razzismo e all’omotransfobia. «Questa lacuna non è un’onta ma è un fatto che va risolto con urgenza: in questo senso diamo la nostra piena disponibilità a collaborare con tutte le società sportive che vogliano intraprendere percorsi concreti di contrasto a questi fenomeni». Non sorprende purtroppo il silenzio su questa vicenda anche da parte dei genitori che sicuramente accompagnavano questi giovani calciatori. Genitori che nel difendere i loro pupilli sui  campi delle giovanili  spesso si distinguono per comportamenti “vergognosamente  coloriti e offensivi ”che di formativo hanno ben poco.

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