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mercoledì, 22 Maggio 2024

I capricci londinesi di Renzi, lusingando la Francia e temendo la Germania

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Nuova Società nasce nel 1972 come quindicinale. Nel 1982 finisce la pubblicazione. Nel 2007 torna in edicola, fino al 2009, quando passa ad una prima versione online, per ritornare al cartaceo come mensile nel 2015. Dopo due anni diventa quotidiano online.

«Noi rispettiamo il tre per cento ma anche la decisione di un Paese libero e amico come la Francia». A parlare è il premier Matteo Renzi e il riferimento è al vincolo imposto dall’Ue sul rapporto deficit/pil, sempre più criticato dai Paesi membri dell’Unione.
Dopo la decisione di Francois Hollande di sforare il limite imposto da Bruxelles e rifiutare ulteriori misure di austerità, il presidente del Consiglio italiano scende dunque in campo a fianco di Parigi. E lo fa prendendo una netta posizione contro il partito del rigore, capeggiato dalla Germania e dalla cancelliera Angela Merkel. Senza riferimenti diretti, infatti, uscendo dall’incontro con il premier britannico David Cameron a Londra, Matteo Renzi ha mandato un messaggio preciso: «Nessuno deve trattare gli altri Paesi come si trattano degli studenti». E il collegamento alle parole d Angela Merkel, che pochi giorni fa aveva invitato i Paesi dell’Unione Europea a “fare i compiti” e rispettare gli impegni presi con Bruxelles, è lampante. Renzi ha poi ribadito il suo pensiero con un tweet, uno dei suoi mezzi di comunicazione preferiti, sottolineando che «proprio perché l’Italia rispetta il 3%, non accetta che nessuno in Europa faccia il professore trattando gli altri come studenti».
Le parole del premier sembrano però avere un pessimo tempismo. I comunicati di Renzi da Londra collidono infatti con le previsioni di crescita per l’Europa tutt’altro che positive in arrivo da Napoli, e con un crollo generalizzato delle borse. Dal vertice della Bce, infatti Mario Draghi ha parlato di crescita modesta per l’Eurozona mentre Christine Lagarde, direttrice del Fondo monetario internazionale, ha ribadito la scarsa crescita dell’economia mondiale. La soluzione, prospettata dalle autorità finanziarie europee e mondiali, è sempre la stessa: riforme, riforme e ancora riforme. E veloci anche. Draghi continua con il mantra che è solito ripetere ormai da mesi, sottolineando la necessità di riforme strutturali come unica soluzione all’uscita definitiva dalla crisi. E Renzi parlando alla City, la comunità finanziaria di Londra, ha risposto al governatore della Bce, annunciando entro il prossimo mese l’approvazione della riforma del lavoro e prospettando il ritorno alla competitività del Paese: «L’Italia sarà una protagonista forte dell’economia mondiale», assicura il premier. Ma a “casa” le polemiche e le battaglie politiche sull’articolo 18 sono lontane dal placarsi.

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