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domenica, 14 Luglio 2024

Ha vinto il No. Occhio al populismo

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Redazione
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Nuova Società nasce nel 1972 come quindicinale. Nel 1982 finisce la pubblicazione. Nel 2007 torna in edicola, fino al 2009, quando passa ad una prima versione online, per ritornare al cartaceo come mensile nel 2015. Dopo due anni diventa quotidiano online.

Pubblichiamo l’editoriale del nostro direttore che troverete all’interno nel numero del mensile, in edicola dal 15 dicembre

di Diego Novelli

I lettori di Nuovasocietà sono a conoscenza sin dalla ripresa di questo giornale che per ragioni organizzative ogni mese il numero si chiude dieci giorni prima dell’uscita nelle edicole e della consegna agli abbonati. Si tratta di una conditio sine qua non della tipografia e della distribuzione. Ricordo questo particolare nel momento in cui scrivo questa breve nota alle prime luci dell’alba del 5 dicembre, conoscendo la vittoria netta del No nel Referendum costituzionale, la cui campagna elettorale ci ha frastornati per parecchi mesi.
Poche righe inserite all’ultimo momento quando il giornale è già in macchina per non apparire reticenti, riservandoci per il numero di gennaio un’ampia analisi del voto con un confronto delle opinioni di chi ha vinto e di chi ha perso, avendo un quadro meglio definito della situazione determinatasi a livello nazionale, nonché delle diverse prospettive che si aprono al Paese; di verificare la fondatezza dei ventilati catastrofismi esercitati dai cosiddetti poteri forti economici e finanziari, soffiati al di sotto e al sopra delle Alpi; del ruolo dei partiti e dei movimenti e quello avuto dalle differenti generazione nella competizione.
A ferro caldo un paio di riflessioni ritengo siano possibili.
Primo, la massiccia partecipazione al voto presenta due risvolti: uno positivo cioè che i cittadini credono ancora nelle istituzioni, quindi nella democrazia, rifiutando il qualunquismo assenteista, il badare solo a se stessi, chiudendosi in un egoismo ipertrofico.

Un secondo risvolto presente nel voto di massa contiene forti elementi di rabbia, di malcontento più che giustificato, ma impregnato qua e là di populismo alimentato non solo dai grillini, ma anche dallo stesso Renzi e dai suoi pifferai contro la politica tout court, in quanto tale, perché i partiti sarebbero una fabbrica del malaffare e i politici sarebbero preoccupati soltanto di salvare le loro poltrone e i loro benefit.
Renzi è giunto a denigrare illustri docenti del Diritto costituzionale che hanno criticato la riforma non nel merito, ma denunciando le loro presunte pensioni d’oro. Senza parlare della fanfaluche della ministra Boschi che ha sostenuto che il Referendum avrebbe facilitato la cura del cancro e aiutato la guerra contro il terrorismo dell’Isis. Uno spettacolo triste e angosciante.

La clamorosa vittoria del No del 4 dicembre è un fatto altamente positivo, ma non ci si può addormentare sugli allori. La battaglia deve continuare per una diversa cultura della politica, partendo dalle giovani generazioni per creare una coscienza civile fondata sui valori universali: libertà, solidarietà e uguaglianza.

 

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