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domenica, 26 Maggio 2024

GTT coinvolge l’Anac per i nuovi acquisti

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Piano investimenti ingente, ancora incertezze sulle tariffe e strisce blu.

Va in scena l’ennesimo atto di GTT. Stamattina il presidente e amministratore delegato Walter Ceresa, accompagnato dal direttore legale Gabriele Bonfanti, dal direttore del TPL Giovanni Rabino e dal direttore della comunicazione Claudio De Consoli, è stato sentito dalle Commissioni regionali Bilancio e Trasporti, presiedute da Vittorio Barazzotto (Pd) e Nadia Conticelli (Pd), per illustrare il piano industriale 2018-2021.

SCARICA GTT IL PIANO INDUSTRIALE IN SINTESI

Una “operazione epocale” l’aveva definita lo stesso Ceresa appena approvato dal consiglio di amministrazione dell’azienda di trasporti locale. «Un piano di rilancio – ha detto Ceresa in Commissione – definirlo di salvataggio è ingiusto; ho sempre creduto nel rilancio dell’azienda, contrariamente ai tanti che propendevano per altre soluzioni».
Oltre alla scontata soddisfazione, e anche un po’ di sollievo dopo non poche difficoltà, l’attuazione del piano industriale per il salvataggio di Gtt per ora si concentra su un piano di ammodernamento dei mezzi attraverso l’investimento di 140 milioni per nuovi bus e 100 milioni per i tram. Queste prime misure cominciano dall’acquisto di 178 bus nuovi Euro 6, a gasolio e a metano, che consentiranno di ridurre l’età media dei mezzi (attualmente circa dodici anni su un ciclo di vita di 15) e di ridurre così i costi di manutenzione. Il vertice di GTT ha continuato: «Si tratta di un piano ingente di investimenti per il quale abbiamo proposto ad ANAC la sottoscrizione di un protocollo di collaborazione».
Il piano industriale di Gtt, che dovrebbe consentire il salvataggio dell’azienda di trasporto pubblico, ha preso forma sul fronte finanziario e sul piano di ammodernamento, risulta ancora poco chiaro sul fronte del piano parcheggio che prevede l’estensione delle strisce blu e la rimodulazione tariffaria dei biglietti di viaggio. L’ambizioso piano prevede nel 2021 un utile aziendale di 12 milioni. La Regione ha dato il via libera, garantendo il suo contributo di 65 milioni di euro dopo numerose riunioni degli assessori al bilancio del Comune di Torino e della Regione Piemonte, Sergio Rolando e Aldo Reschigna, non senza tensioni e molte perplessità degli uffici di piazza Castello.
Nelle prossime settimane verrà pubblicato il bando per i primi 114 mezzi, con opzione per gli altri 64 da esercitare entro marzo 2019. L’investimento per l’acquisto dei bus è di 51,5 milioni di euro, che salgono a 80 con la manutenzione. Nei mesi successivi verrà messo a gara anche l’acquisto di 40 nuovi tram grazie a un finanziamento del Ministero dei trasporti di 75 milioni di euro più altri 27 milioni coperti al 50% con contributi regionali.
È inoltre prevista l’opzione, da esercitare entro il 31 marzo 2019, dell’acquisto di ulteriori 64 autobus (51 di 18 metri con alimentazione a gasolio e 13 di 12 metri a metano). I nuovi mezzi saranno acquistati con manutenzione inclusa: significa che delle riparazioni per dieci anni si occuperà l’azienda che li fornirà.
Entro il 2021 circa 3 milioni di chilometri (su 55) verranno affidati ad altre ditte.
Rimane poco chiaro il modo con cui si vuole ridurre il costo del lavoro e come si intende meglio organizzare la struttura interna, aspetto sul quale lo stesso vicepresidente Reschigna ha più volte auspicato un ripensamento radicale della dirigenza. Il piano industriale può essere il migliore possibile ma se non ci sono le persone in grado di attuarlo è difficile vedere soluzioni strutturali ai problemi dell’azienda.
«La metà dei piani industriali – lo dice lo stesso direttore legale dell’azienda – fallisce perché non riescono ad attuarlo le aziende stesse, quindi la sfida inizia ora».
Verrebbe da dire “speriamo” anche per le tante domande che non hanno ancora avuto risposta come evidenzia la presidente della Commissione trasporti Nadia Conticelli: «Un piano da cui è difficile percepire il rilancio dell’azienda, con grandi incertezze sul personale, un non precisato aumento del biglietto, tagli sulle linee urbane e suburbane e l’affidamento esterno di tre milioni di chilometri del servizio».
I prossimi ad essere sentiti saranno i rappresentanti sindacali: «La commissione chiamerà in audizione le organizzazioni sindacali possibilmente già la prossima settimana», spiega Conticelli che sottolinea come «Dall’illustrazione del piano mancano risposte sugli esuberi del personale, in considerazione anche dell’affidamento esterno della manutenzione, della politica degli abbonamenti e sulla ricapitalizzazione dell’azienda. La parte prevalente del piano – continua – punta a un radicale rinnovo del parco circolante».
La presidente della commissione trasporti non si fa poi mancare una nota polemica verso Palazzo di Città: «Condivido con il presidente Ceresa che è un bene aver evitato ogni altra alternativa all’approvazione di un piano industriale, però va detto che è stato possibile solo con le risorse della Regione Piemonte, del Ministero dei Trasporti e delle banche. Dal piano illustrato – prosegue Conticelli – sono del tutto assenti le prospettive del nodo metropolitano e il completamento della linea 1 e dell’SFM 5, settori che rappresentano il vero rilancio dei trasporti pubblici dell’area metropolitana torinese. Da marzo la tessera magnetica dovrebbe sostituire il biglietto di carta ed è un bel traguardo, ma questo deve essere accompagnato da una seria revisione delle condizioni attuali a partire dal biglietto formula. Ad oggi sembra mancare qualsiasi indirizzo da parte del Comune di Torino, socio unico dell’azienda; gli advisor fanno quadrare i numeri e danno indicazioni tecniche, ma le esigenze degli utenti e di sviluppo della Città competono all’amministrazione».

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