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martedì, 4 Agosto 2020

Gli ambientalisti contro la Regione: “Sulla caccia legge sparatutto”

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Riccardo Graziano
Riccardo Graziano
Figlio del boom demografico e dell'Italia del miracolo economico, vive con pessimismo non rassegnato l'attuale decadenza del Belpaese. Scopre tardivamente una vocazione latente per il giornalismo e inizia a scrivere su varie testate sia su carta stampata sia su web.

Il Tavolo Animali & Ambiente ha diffuso un comunicato nel quale stigmatizza le modifiche alla legge regionale sulla caccia approvate dalla Giunta e dal Consiglio a maggioranza di centrodestra.

Nella sostanza, si tratta di un allargamento dell’attività venatoria che amplia notevolmente sia i periodi di apertura, sia il numero di specie cacciabili.

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Nello specifico del DDL 83/2020, provvedimento con il quale il Consiglio Regionale del Piemonte, in data 30 giugno, ha approvato l’allargamento dell’attività venatoria, registriamo la dura critica delle associazioni ambientaliste riunite nel Tavolo Animali & Ambiente: “La maggioranza del Presidente Cirio (Lega – Fratelli d’Italia – Forza Italia) ha votato compatta l’aumento di ben 7 specie cacciabili, alcune di pochi grammi e in declino come l’allodola e altre in difficoltà in tutta Europa e in Italia. Sono state aggiunte alla lista delle specie condannate a morte: allodola, fischione, codone, folaga, canapiglia, marzaiola, pernice bianca.”

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Viene anche abolito il divieto di caccia nelle domeniche di settembre, dando la possibilità di sparare anche in un periodo generalmente caratterizzato da un clima ancora adatto a passeggiate ed escursioni fuori porta, con evidente aumento del rischio di incidenti a danno dei gitanti.

Vengono altresì abrogati i limiti di ingresso per i cacciatori provenienti da altre regioni, con relativa “perdita del legame cacciatore-territorio” e implementazione di un “turismo” venatorio e predatorio, destinato a depauperare in modo grave la biodiversità e gli ecosistemi del Piemonte.

Non bastasse, viene anche negata ai proprietari di terreni la possibilità di vietare l’ingresso ai cacciatori sui propri possedimenti: “Particolarmente grave è la sostituzione dell’art.6, comma 7 della L.R. n. 5/2018 che – prosegue il comunicato – consentiva ai proprietari dei fondi [di] chiedere il divieto di caccia sui propri terreni per motivate ragioni. L’interesse dei cacciatori ha prevalso su quello di agriturismi, fattorie didattiche, gestori di aree naturali con presenze turistiche, ecc.. La modifica approvata suona come una presa in giro: la domanda per richiedere il divieto di caccia per i proprietari dei fondi compromessi dalla caccia ora sarà possibile presentarla solo entro il trentesimo giorno dalla pubblicazione del Piano Faunistico Venatorio Regionale. Peccato che il Piano faunistico venatorio Regionale previsto dal 1992 non è mai stato approvato e probabilmente non lo sarà mai”.

 Mentre un po’ ovunque cresce una nuova consapevolezza ambientale e da più parti si insiste sulla necessità di tutelare ecosistemi e biodiversità, la Giunta regionale piemontese accoglie quasi in toto le richieste dei cacciatori, solo in minima parte mitigate dalle proteste e dalla valanga di emendamenti presentati dall’opposizione in Consiglio regionale. 

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