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domenica, 19 Maggio 2024

Giorgio Merlo: “No ai personalismi, il Pd deve restare democratico”

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«Il Pd non può e non deve diventare un partito a forte sfondo personale che si basa tutto su un leader forte. Sarò nostalgico, ma guardo indietro, ad un modello di democrazia che dia davvero voce a tutti». Ha le idee molto chiare Giorgio Merlo, politico torinese dell’ala cuperliana del Pd, alla presentazione del suo libro “Ricambio, bluff o qualità?”, svoltasi nella sede della Fondazione Donat-Cattin in via Stampatori 4. Un incontro, moderato da Ettore Boffano, direttore dell’agenzia giornalistica LaPresse, che ha visto avvicendarsi pareri contrapposti: dal vicepresidente del Consiglio Superiore della Magistratura Ettore Vietti, a Claudia Porchietto, assessore al Lavoro della Regione, ora allineata su posizioni alfaniane, all’ex sindaco Sergio Chiamparino fino allo stesso Merlo.
Il confronto, breve ma intenso, ha toccato i punti cruciali di interesse per un partito mai come ora dilaniato da correnti e controcorrenti e prossimo alle primarie per le politiche, in programma domenica 8 dicembre. Occasione di rinnovamento o sintomo di un sistema sbagliato?
La posizione di Merlo è molto netta. «La selezione della classe dirigente per merito non solo deve essere un tema centrale nella scena politica, deve essere il tema centrale». Secondo l’esponente democratico «in questo senso un leader forte, troppo protagonista (e qui il richiamo a Renzi è tutt’altro che velato) rischia di riprodurre una sorta di berlusconismo in salsa democratica. Renzi è coerente con le sue idee – continua – si rivolge direttamente alla gente, parla di rottamazione completa e sono sicuro che se verrà eletto si comporterà come promesso, ma è proprio questo a preoccuparmi. Un partito che non contempli il dissenso interno, la minoranza è pericolosamente assolutistica».
D’altra parte, però, è proprio la componente di innovazione portata avanti dal sindaco di Firenze a incontrare l’approvazione di Chiamparino, ora Presidente della Compagnia San Paolo. L’ex primo cittadino, definito da Boffano «un’occasione persa per il Pd», ribadisce che alle primarie voterà per Renzi perché «può piacere o non piacere (e i suoi avversari sono persone stimabilissime e con cui forse è più facile avere un dialogo), ma in Italia e nel Pd c’è bisogno di anticipare i problemi, non di seguirli come si è sempre fatto. I cittadini cercano l’americanizzazione, un leader pubblico e penso che questo sia conciliabile con un ruolo, forte, di mediazione dei partiti». Poi c’è la scommessa del «possibile ingresso del Pd nel Partito Socialista Europeo» su cui Chiamparino spende qualche parola, sottolineando che «dobbiamo cambiare punti di vista su come strutturare la politica oggi».
Trasformazioni che però Merlo, «tra protagonismo, trasformismi e tesseramenti dell’ultimo minuto» vede in modo tutt’altro che positivo. Non dissimile il parere di Michele Vietti che, oltre a criticare il vituperatissimo (e ancora in vigore) Porcellum, sottolinea che «mancano sia un sistema elettorale adeguato, sia i tradizionali luoghi adatti di reclutamento politico: circoli, parrocchia, associazionismo». Claudia Porchietto, approdata in politica dopo una carriera da imprenditrice, si augura invece «una riappropriazione della questioni importanti da parte della politica, in mano a burocrati fermi a 30 anni fa».
L’incontro si è concluso con le parole di Merlo, ex democristiano, sull’area parlamentare cattolica, «destinata a disgregarsi politicamente, ma che mi auguro mantenga i temi cardine su cui si è sempre fondata: laicità e una politica che si basi sulla serietà, sulle idee e sulla partecipazione e non sull’esaltazione del trascinatore di turno».

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