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mercoledì, 29 Maggio 2024

Gigi Meroni, la nostra storia. Il nostro credo

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Nuova Società nasce nel 1972 come quindicinale. Nel 1982 finisce la pubblicazione. Nel 2007 torna in edicola, fino al 2009, quando passa ad una prima versione online, per ritornare al cartaceo come mensile nel 2015. Dopo due anni diventa quotidiano online.

Era il 15 ottobre 1967. Una domenica sera piovosa e fredda. Come quasi sempre capita ad ottobre a Torino. Dove aver battuto al vecchio Comunale la Sampdoria per 4-2 ed aver dispensato spettacolo e fantasia, se ne andava definitivamente il grande Gigi Meroni, l’indimenticabile “farfalla granata”, il George Best del nostro calcio. Se ne è andato travolto in mezzo a corso Re Umberto, distrutto da una macchina.
Conosciamo tutti la storia ed e’ inutile ripeterla per l’ennesima volta. Quello che, semmai, merita di essere ricordato è che Gigi Meroni è entrato nell’epopea del calcio italiano, è – con Valentino e gli indimenticabili “ragazzi di Superga” – la nostra storia, il nostro cuore pulsante e la nostra “diversita”. Il suo “mito” resta intatto. Il suo estro, la sua natura controcorrente, il suo coraggio e il suo anticonformismo fanno ormai parte integrante della storia e del popolo granata. Il suo dribbling, veloce e imprevedibile, la famosa “palombella” a Giuliano Sarti in uno straordinario Inter-Torino finita 1-2, il suo potere carismatico e la sua misteriosa popolarita’ – siamo negli anni ’60 e Meroni conviveva con una donna sposata in una soffitta di piazza Vittorio…- hanno fatto esplodere Torino per non venderlo a Re Agnelli per 600 milioni di vecchie lire. E questo perche’ l’Avvocato, come tutti sappiamo, di calcio se ne intendeva…..
E oggi Gigi Meroni non è un tassello del mosaico granata. No. Gigi Meroni è oggi la storia granata fatta di gloria e di dolori, di estro e di tragedia, di fantasia e di fato maledetto, di vittoria e di sconforto. Perché Meroni è il Toro. E il Toro è anche e soprattutto Meroni. Ogni qualvolta attraversiamo ancora corso Re Umberto lo sguardo cade li’, davanti all’ormai famoso Bar Zambon e alla triste traversata del corso per andare, dopo la partita, a trovare l’amata Cristiana….. E invece tutto è finito al pronto soccorso dell‘Ospedale Mauriziano.
E domenica contro l’Udinese lo ricorderemo, ancora una volta e come sempre, innalzando il suo nome e il suo cognome al cielo per sognare il suo ennesimo dribbling con i calzettoni bassi e la barba incolta con baffi indimenticabili. E lo canteremo tutti insieme, “GIGI ALE’, GIGI MERONI!”

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