2.7 C
Torino
domenica, 25 Febbraio 2024

Fratelli d’Italia ostacola la Commissione d’inchiesta Orlandi in Senato

Più letti

Nuova Società - sponsor
Moreno D'Angelo
Moreno D'Angelo
Laurea in Economia Internazionale e lunga esperienza avviata nel giornalismo economico. Giornalista dal 1991. Ha collaborato con L’Unità, Mondo Economico, Il Biellese, La Nuova Metropoli, La Nuova di Settimo e diversi periodici. Nel 2014 ha diretto La Nuova Notizia di Chivasso. Dal 2007 nella redazione di Nuova Società e dal 2017 collaboratore del mensile Start Hub Torino.

Nuove nubi sul caso Orlandi. La Commissione d’inchiesta parlamentare si arena in Senato per gli “interrogativi” di Fratelli d’Italia.

Altro che tempi brevi per avviare i lavori in Commissione. Ora c’è il rischio concreto che tutto si blocchi o che s’impantani per un iter che, dopo il passaggio all’unanimità alla Camera due mesi fa,  attendeva solo per operare il benestare del Senato.

Una doccia fredda inattesa, ma per alcuni annunciata, dopo le speranze legate all’apertura a inizio anno di un fascicolo Orlandi in Vaticano, con la disponibilità a collaborare con quella Procura di Roma che ha appena avviato una nuova inchiesta su un caso, archiviato nel 2015, che attende risposte da quarant’anni.

Si rischia così di rimettere in discussione un organismo che potrebbe, con poteri anche investigativi, dare nuova speranza a quella ricerca di verità e giustizia su uno dei casi più complessi del secolo scorso: la sparizione di della cittadina vaticana Emanuela Orlandi il il 22 giugno 1983, anticipata il 7 maggio da quella di un’altra quindicenne: Mirella Gegori .

E’ stato il senatore patriota Marco Lisei  a porre interrogativi legati alla reale apertura del fascicolo da parte della Procura di Roma (affidata al pm Stefano Luciani), manifestando la necessità di audire le autorità giudiziarie competenti prima di procedere all’esame e alla votazione. Un discorso che è un evidente segnale negativo strumentale che, invece di plaudere alla possibile ripresa di indagini in un contesto di collaborazione con il Vaticano, intende sollevare dubbi sulla necessità della Commissione bicamerale.  

L’intervento ha fatto seguito alla significativa richiesta del senatore Costanzo Della Porta preoccupato di ridurre i tempi operativi della Commissione (da quattro a due anni).  

 Sull’inopinato stop hanno certamente  pesato le forti polemiche, anche internazionali, legate alla recente chiamata in causa di Papa Wojtyla nell’ambito di quella che viene definita pista sessuale.   

Il fratello Pietro ha manifestato tutta la sua amarezza per quanto si sta registrando: “al Senato qualcuno evidentemente preferisce non incrinare certi rapporti con la Santa Sede e mette un freno all’approvazione della commissione trovando appigli per perdere tempo, ritardare, e forse cancellare”. Pare però strano che dopo un approvazione in commissione all’unanimità e soprattutto dopo che il Vaticano ha manifestato un ampia disponibilità a collaborare con la magistratura, passando documenti e atti su un caso fino ad ora ritenuto tabù dietro le sacre mura, facendo inoltre sì che il fratello Emanuela potesse finalmente e lungamente incontrare il promotore di giustizia Alessandro Diddi, ora oscure forze premono improvvisamente per il silenzio. Non bastassero quarant’anni di depistaggi molto ben architettati.

“E` inopportuno quindi disquisire in questo contesto sull`uso delle commissioni d`indagine. Questo tema non può attenere un caso che attende luce da 40 anni ma deve essere eventualmente sollevato in altre sedi se si vuole” era stato il commento del deputato Fratelli d’Italia Augusta Montaruli sulla Commissione d’Inchiesta.

“Porteremo avanti il nostro impegno” era stato l’incipit del forte monito del presidente della Commissione  Affari Costituzionali della Camera, Nazario Pagano, dopo il passaggio alla Camera, che aveva precisato: “Con l’istituzione della Commissione di inchiesta sulla scomparsa di Emanuela Orlandi e Mirella Gregori possiamo finalmente attuare la volontà condivisa, nelle istituzioni e nel Paese, di fare piena luce su questa drammatica vicenda. Dopo quarant’anni è il momento di affrontare criticità e anomalie che hanno ostacolato il sistema giudiziario. La Commissione di inchiesta dimostra l’impegno concreto del Parlamento per ricostruire la verità dei fatti e restituire fiducia nelle istituzioni ai familiari e ai cittadini”. Parole forti, autorevoli. Non stupiamoci se poi i cittadini perdono fiducia nelle istituzioni.

- Advertisement -Nuova Società - sponsor

Articoli correlati

Nuova Società - sponsor

Primo Piano