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domenica, 26 Maggio 2024

Frane e allagamenti in Piemonte, Legambiente: “Milioni per riparare i danni e briciole per la prevenzione”

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Nuova Società nasce nel 1972 come quindicinale. Nel 1982 finisce la pubblicazione. Nel 2007 torna in edicola, fino al 2009, quando passa ad una prima versione online, per ritornare al cartaceo come mensile nel 2015. Dopo due anni diventa quotidiano online.

L’alluvione in Liguria degli ultimi giorni, che ha messo in ginocchio la popolazione genovese, preoccupa anche il Piemonte, in queste ore in allerta per allagamenti e frane nella zona dell’alessandrino.
A denunciare la gravità della situazione e del rischio che corre la Regione dal punto di vista ambientale è Legambiente secondo i dati analizzati in “Ecosistema rischio 2013”.
Sono 1.049 i comuni del Piemonte in cui sono presenti aree a rischio idrogeologico. In 160 comuni piemontesi, ovvero il 78% di quelli analizzati sono presenti abitazioni in aree golenali, in prossimità degli alvei e in aree a rischio frana.
Inoltre, in ben 111 amministrazioni piemontesi (il 54% del controllo a campione effettuato da Legambiente), ci sarebbero impianti industriali che, in caso di calamità, e nell’eventualità di sversamento di prodotti inquinanti nelle acque e nei terreni circostanti, creerebbero danni enormi. Ma non solo, case, scuole e ospedali sarebbero stati costruiti in zone ad alto rischio.
«Ciò che sta accadendo nelle ultime ore in Liguria e in ampie zone del Piemonte mette in evidenza come ancor oggi si continuino a concentrare gli sforzi sull’emergenza quando è necessario lavorare sulla prevenzione del rischio idrogeologico. Oggi nel nostro Paese si spendono circa 800 mila euro al giorno per riparare i danni e meno di un terzo di questa cifra per prevenirli, a scapito della sicurezza delle persone». Queste le parole di Fabio Dovana, presidente di Legambiente Piemonte e Valle d’Aosta, che commenta la grave situazione di dissesto idrogeologico in cui si trova il territorio piemontese. «Questa situazione deve far mettere una mano sulla coscienza a una certa politica sempre in prima linea per le grandi opere inutili che sottraggono risorse indispensabili per la messa in sicurezza del territorio. Occorre invertire una volta per tutte questa tendenza – conclude Dovana – facendo partire subito i cantieri che servono al territorio per un’efficace strategia di mitigazione del rischio».
«I dati relativi all’urbanizzazione nelle aree a rischio – spiega inoltre Dovana – non hanno visto una concreta inversione di tendenza, come si può notare sia dall’esiguo numero di delocalizzazioni di strutture, sia dal fatto che, proprio in quelle zone si è continuato a costruire. Eventi come quelli di questi giorni ci ricordano che il rischio aumenta proprio quando vengono aumentate le superfici edificabili e si costruisce vicino ai fiumi. Di fronte a questa semplice verità è necessario lavorare insieme per una svolta. Per il Piemonte – conclude Dovana – proponiamo di cominciare da fiumi e torrenti, a cui spesso abbiamo voltato le spalle, ricordandoci di loro soltanto quando di acqua ce n’è troppa o troppo poca. Se si lavorasse costantemente per riportare i corsi d’acqua a condizioni vicine a quelle naturali, con alvei sufficientemente aperti per assorbire le piene e una quantità d’acqua sufficiente a far vivere gli ecosistemi acquatici, potremmo dire di aver fatto un deciso passo avanti verso un territorio più bello, più adatto alla vita e più sicuro. Noi siamo disponibili ad accettare questa sfida e lo dimostriamo ogni giorno con la nostra presenza e le nostre proposte»

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