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lunedì, 27 Maggio 2024

Dormitori e Coronavirus, la situazione a Torino

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Giulia Zanotti
Giulia Zanotti
Giornalista dal 2012, muove i suoi primi passi nel mondo dell'informazione all'interno della redazione di Nuova Società. Laureata in Culture Moderne Comparate, con una tesi sul New Journalism americano. Direttore responsabile di Nuova Società dal 2020.

La vicesindaca di Torino e assessora al Welfare Sonia Schellino, su richiesta delle consigliere Eleonora Artesio (Torino in Comune) e Federica Scanderebech (Rinascita Torino, è intervenuta nella seduta del Consiglio Comunale per fornire comunicazioni in merito alla situazione dei dormitori torinesi durante l’emergenza Coronavirus.

Schellino ha spiegato che negli ultimi giorni sono incrementati i casi di ospiti con sintomatologia da Covid-19 e si è quindi proceduto a valutare l’estensione dei servizi di accoglienza in nuovi spazi. “Lo scorso 3 aprile è stata allertata l’Unità di crisi regionale, che il giorno successivo ha poi effettuato un sopralluogo negli spazi di via Reiss Romoli, concordando l’installazione di un presidio esterno gestito dalla cooperativa, con l’assistenza della Croce Rossa e della Polizia Municipale. Tutto ciò in attesa di ulteriori direttive dell’Unità di crisi regionale, che poi ha stabilito l’acquisizione di 120 posti al Maria Adelaide e al Padiglione 5 di Torino Esposizioni”.

“I dormitori sono servizi pubblici essenziali – ha ricordato Schellino – e sin dall’inizio dell’emergenza sono rimasti aperti. Solo con la Circolare sui Servizi Sociali del 27 marzo 2020 (paragrafo 4) vengono però citati i servizi per persone senza fissa dimora, stabilendo che non devono essere interrotti, mentre l’assessora regionale Caucino – ha aggiunto – sta elaborando delle linee guida per il Piemonte”.

Sono attive 19 strutture con 580 posti, oltre a 100 posti disponibili in piazza d’Armi e ad alloggi d’autonomia (32 posti). Sono nove i dormitori gestiti dal terzo settore con il contributo della Città, dieci le strutture della Città date in appalto o concessione.

Utilizzando i contributi del Piano di inclusione sociale, abbiamo rafforzato servizi e interventi, d’intesa con rete gestori e volontariato, abbiamo acquistato dpi adeguati e altri ne abbiamo chiesti alla Protezione Civile e non è mai stato mandato via alcun ospite – ha affermato la vicesindaca.

È stata chiuso il dormitorio gestito da Bartolomeo & C, i cui ospiti sono stati riassorbiti da altre strutture, mentre è stata prorogata per tutto il mese di aprile l’apertura del sito in piazza d’Armi e sono stati attivati ulteriori spazi in via Ghedini 6 e piazza Massaua 18 (per 33 posti aggiuntivi), così da permettere un maggiore distanziamento negli altri dormitori.

È stato inoltre chiesto ai gestori di prevedere una chiusura di sole 4 ore al giorno degli spazi, necessarie per la sanificazione quotidiana degli spazi.

Sono state attivata procedure di accesso di pre-triage per tutti gli ospiti e procedure da attuare in caso di positività.

“Sono insoddisfatta per le modalità di intervento adottate – ha replicato Eleonora Artesio – Si tratta di competenze socio-assistenziali della Città e non mi pare si sia proceduto con la tempestività necessaria. Già il 13 marzo in Conferenza dei Capigruppo avevo sottolineato criticità relative al distanziamento nei dormitori. Sono delusa dalla mancata tempestività della Città”. “Quanti casi di positività ci sono e quanti tamponi sono stati fatti a ospiti e personale? Quante persone sono ora in quarantena?”, chiede Scanderebech.

Per Elide Tisi, del Partito Democratico “Era evidente da subito come le strutture per persone senza fissa dimora fossero a forte rischio, ospitando persone fragili dal punto di vista sanitario. Il distanziamento è difficile nei dormitori. Occorreva pensare da subito a strutture aperte h24. Come le Rsa, anche i dormitori devono essere soggetti a monitoraggio sanitario tempestivo, per la sicurezza dei frequentatori e degli operatori che di loro si occupano”.

Francesco Tresso, Lista Civica per Torino, parla di ritardi nel suo intervento: “Le misure sono state prese con ritardo evidente e i numeri forniti dall’assessora non sono gli stessi forniti dai media. Ci si è mossi solo dopo disposizioni regionali. Bisognava partire prima per individuare nuove strutture ricettive! Si è preferito aspettare indicazioni di altri organi. Si è agito in ritardo, senza ascoltare i segnali, dati per tempo”.

Deborah Montalbano sottolinea: “Già da metà marzo, con la collega Artesio, avevo chiesto che si aprissero alcune nuove strutture per accogliere i senza fissa dimora, a tutela loro e degli operatori. Si poteva verificare la disponibilità di caserme o di strutture in dismissione, istituendo presidi sanitari permanenti. Non è stato fatto: sostenere che si aspettano linee guida da Ministero e Regione non esime dalle proprie responsabilità. Se chi non ha casa è abbandonato a se stesso, è una sconfitta per tutti”.

Altre domande arrivano dalla consigliera Marina Pollicino: “È vero che quattro persone senza fissa dimora portate in una struttura ospedaliera, sono poi ritornate in dormitorio in autobus? Si mette a rischio tutta la cittadinanza”.

“Si tratta di una popolazione di persone fragili, con difficoltà, da proteggere, che hanno bisogno di accompagnamento”. Per non farli uscire dagli spazi ci va un’ordinanza sanitaria di obbligo di dimora che stabilisce che una persona è infetta e deve dimorare in uno spazio chiuso, che non può essere un dormitorio – ha spiegato l’assessora. Per questo Prefettura e Unità di crisi regionale hanno aperto ulteriori strutture con spazi il più possibile isolati, così come chiesto dalla Città – ha aggiunto. La competenza su sanità – ha concluso – e sulla tutela delle persone infette spetta alla sanità piemontese.

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