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sabato, 13 Agosto 2022

Dopo l’audit nessuna traccia anche dei report di Fitch e Standard & Poor’s

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di Andrea Doi

Se è vero che due indizi fanno una prova, allora non c’è dubbio: a Palazzo Civico c’è un problema di trasparenza. Dopo il caso dell’audit interno, distribuito in forma cartacea ai consiglieri e mai pubblicato online, ecco quello dei report di Fitch e Standard & Poor’s, di fatto nascosti dall’attenzione della pubblica opinione.

Ogni anno, infatti, le due agenzie di rating sono chiamate a valutare lo stato dei conti dell’Ente e a rilasciare un documento in cui sono valutate le politiche di bilancio intraprese. Una sorta di pagella, utile a comprendere i conti della Città di Torino.

Anche se questi documenti sono stati consegnati all’amministrazione nei mesi scorsi non sono stati trasmessi ai Consiglieri e nemmeno sono stati oggetto di comunicazione ai cittadini da parte dell’ufficio stampa della Giunta o dell’Assessorato al Bilancio.

Insomma, è successo che gli ultimi report riguardanti le politiche sui conti decisi dall’amministrazione Fassino siano passati sotto silenzio. Appendino e Rolando, così solerti nel denunciare fantomatici buchi , non hanno ritenuto necessario informare i cittadini che il 30 settembre Standard & Poor’s e il 24 novembre Fitch Ratings hanno confermato il giudizio – sostanzialmente positivo – sui conti della Città già espresso negli anni passati.

Anche in questo caso non troverete le relazioni sul sito della Città e così le mettiamo noi a disposizione perché ognuno possa farsi un’idea propria: qui la relazione di Standard & Poor’s , qui la relazione di Fitch.

Fitch conferma a Torino una tripla B, “BBB” con outlook, la previsione a medio-lungo termine, stabile. Giudizio che riflette le aspettative dell’agenzia di rating sulle capacità del Comune di Torino nel proseguire una politica di bilancio contraddistinta da contenimento della spesa, stretto controllo dei conti e riduzione progressiva del debito complessivo. Tra i problemi da affrontare, invece, sono evidenziati la difficoltà di intervenire sul lato delle entrate, la carenza di liquidità e il debito che, seppur in discesa, continua ad essere imponente.

Giudizio analogo era stato espresso anche da Standard & Poor’s che, confermando il rating e l’outlook, afferma anche che se non ci fosse la regola del sovereign cap, il merito di credito di Torino potrebbe essere BBB+ e non BBB- (come l’Italia). Standard & Poor’s, tra l’altro, riconosceva l’impegno nella trasparenza e nella rendicontazione, l’autorevolezza del management comunale e dello sforzo compiuto nel “ripulire” il bilancio da crediti inesigibili. Quali problemi da affrontare sono individuati: la rigidità del bilancio (impiegato in gran parte a pagare debiti e bilancio), la liquidità e l’elevato debito.

Come detto  ciò che è già accaduto nel caso dell’audit interno si conferma, dunque, anche per ciò che riguarda i report delle agenzie di rating. Nessuna nota stonata può interrompere la litania del buco. Se ci sono documenti che contraddicono la narrazione grillina, questi vanno ignorati o – peggio – nascosti. Il paradigma vittimario dei Cinque Stelle, infatti, non può essere compatibile con documenti che certificano l’impegno nella direzione del risanamento e della riduzione del debito.

Come ogni Bilancio anche il Bilancio della Città di Torino ha pregi e difetti e i conti da dopo le Olimpiadi ad oggi hanno sempre fatto parte della discussione politica di questa città. Il debito in particolare. Ma sono innegabili e riconosciuti da organismi indipendenti gli sforzi compiuti nella direzione del risanamento, della riduzione del debito stesso, del controllo e della spesa.

Ciò che non è per niente chiaro è, invece, cosa stia facendo questa amministrazione per proseguire sulla strada della riduzione della spesa, dell’efficienza, del contenimento del debito. Come spiegato nel nostro articolo sull’assestamento sembra si faccia esattamente il contrario.

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