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martedì, 28 Maggio 2024

Donald Trump presidente degli Usa. Valanga repubblicana

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di Bernardo Basilici Menini

Contro i sondaggi e le aspettative il miliardario americano Donald Trump sbaraglia la sfidante Hillary Clinton e si prepara a sedere sulla sedia dello studio ovale. Di fronte allo sguardo attonito dell’occidente, Trump e i repubblicani vincono in modo netto, conquistando tutti gli Stati contesi e lasciando ai democratici solo poche roccaforti chiave: il “far west” e gli stati del nord est.

LE MISURE. Netti i numeri. Già nella notte, con alcuni seggi ancora da chiudere, dopo l’avanzata della Clinton, da molti presa come la profezia che si auto avvera, andava in onda il Trump show. Gli Stati, e i grandi elettori conseguenti, conquistati dal candidato repubblicano continuavano a crescere. Questa mattina la vittoria veniva sancita già alle 8:30 e le proporzioni erano chiare: dati i 270 grandi elettori necessari per la vittoria, Trump avrebbe superato i 300, staccando di 50 punti la Clinton.

STATI E NUMERI REALI. Il sistema elettorale statunitense è piuttosto complesso. Come ben noto, a una vittoria schiacciante sul piano della rappresentanza politica può non coincidere un exploit nei voti tra la popolazione. Dei 51 Stati Usa  Trump se ne aggiudica 30 e la Clinton 20. Una debacle. Diverso il caso se andiamo a guardare l’ammontare dei voti. Entrambi i candidati gravitano intorno ai 58 milioni di elettori e il distacco non supera il punto percentuale.

GLI ALTRI DATI: Come detto, la Clinton perde in quasi tutti gli stati chiave, quelli più contesi, che di fatto avrebbero determinato la vittoria per il candidato che fosse riuscito a uscire dalle proprie roccaforti. Con l’ironia che solo la Storia possiete, l’Ohio continua a essere la bilancia perfetta: chi lo conquista arriva alla Casa Bianca. A quanto si apprende dagli exit polls, la Clinton ha avuto maggior successo tra donne e giovani, mentre Trump trova nell’elettorato maschio, adulto e anziano il suo pubblico preferito.

AND NOW IT BEGINS. Donald Trump è il 45° Presidente degli Stati Uniti d’America. A lui vanno anche le maggioranze al Senato (di misura) e alla Camera (dilagante), essenziali per governare. Se Barack Obama si era dovuto scontrare con il problema di una maggioranza diversa dalla sua, il miliardario adesso ha le mani libere.

LE REAZIONI. Come da ogni elezione altamente spettacolarizzata che si rispetti, sostenitori della Clinton che piangono disperati e fan di Trump che esultano a squarciagola. Reazioni molto forti da parte della stampa americana. “Il trionfo di Trump”, titola il New York Times, “E’ Trump”, apre la Cnn. Senza mezzi termini l’Huffington Post statunitense: “Incubo, Trump presidente”. “Trump stuns the nation”, apre l’Herald tribune, con un gioco di parole sul significato di “stun”: insieme, sbalordire, stordire e tramortire.

LE PAROLE DEI CANDIDATI. La Clinton ammette presto la sconfitta, congratulandosi con l’avversario. E proprio qui le risponde un Trump diverso dallo showman aggressivo visto in campagna elettorale: «ho appena ricevuto una chiamata dal segretario Clinton, lei si è congratulata con noi per la nostra vittoria. E io mi sono congratulato con lei per una campagna molto dura in cui ha combattuto con le unghie. Hillary ha combattuto e dobbiamo esserle grati. Ora l’America deve curare le ferite della divisione e dobbiamo unirci in un popolo solo. Mi impegno a essere presidente di tutti gli americani».

 

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