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giovedì, 1 Dicembre 2022

Disagi mentali in costante aumento per stress, Covid e guerre. Meno pregiudizi e più prevenzione

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Moreno D'Angelo
Moreno D'Angelo
Laurea in Economia Internazionale e lunga esperienza avviata nel giornalismo economico. Giornalista dal 1991. Ha collaborato con L’Unità, Mondo Economico, Il Biellese, La Nuova Metropoli, La Nuova di Settimo e diversi periodici. Nel 2014 ha diretto La Nuova Notizia di Chivasso. Dal 2007 nella redazione di Nuova Società e dal 2017 collaboratore del mensile Start Hub Torino.

700mila persone toccate da disturbi mentali ufficialmente in cura in Italia. Un dato sottostimato per i tanti che si vergognano e vivono la condizione privatamente.    

Il disturbo mentale è un fenomeno in costante aumento, oggi all’attenzione generale in occasione della giornata della saluta mentale.  Un appuntamento che è stato istituito il 10 ottobre del 1992 con lo scopo di sensibilizzare le persone ad avere cura di sé fin dai primi segni di difficoltà.

L’obiettivo vede il  benessere mentale e sociale come  condizione necessaria per “essere in salute”, per  offrire la possibilità di sviluppare e sostenere le capacità della persona di convivere con la malattia.

 Un fenomeno complesso che coinvolge diverse problematiche dovute anche allo stress , alle paure per la pandemia, per la guerra, oltre alle difficoltà  legate al futuro di tante persone che può incidere sulla loro fragilità mentale, come rilevano molti psichiatri e psicologi che vedono i loro studi sempre più affollati.

 Per non parlare di tanti anziani che, all’improvviso o gradualmente, diventano non autosuffcienti per disturbi mentali. Un vero dramma per tante famiglie. Famiglie che non sono più quelle tradizionali e vedono questi malati pesare anche su una sola persona che segue la mamma, il nonno o un figlio non più in grado di gestire la propria quotidianità.

A volte per anziani, e persone con problemi di salute mentale, non vi è posto in strutture idonee  delle Asl o il servizio non è adeguato.    Una realtà che mette a dura prova tante famiglie, anche dal punto di vista economico,  per supportare i loro familiari (anziani, minori, adulti), oltre alla sofferenza nel vedere, in totale impotenza, l’aggravarsi del disagio mentale di un proprio caro.

Una  richiesta di aiuto importante tanto più se la si proietta  in un futuro in cui la  vita sempre più telematica, disagi affettivi,  insicurezze, paure  solitudine incideranno sempre più sull’equilibrio mentale  di tante persone.  E’ spesso la solitudine, l’assenza o la perdita di un ruolo, di una prospettiva, di una sicurezza, anche affettiva , che possono amplificare le frustrazioni  e mortificare il senso del vivere. 

Che fare? “C è bisogno di abbattere gli stigmi sociali  e investire molto sulla prevenzione. Interventi preziosi per abbattere quel pregiudizio che persiste e poter migliorare l’accesso ai servizi di benessere psicologico. In tal senso risulta   fondamentale creare reti di sostegno in quanto tutti (pazienti e loro familiari) si sentano aiutati  e non si sentano soli nell’affrontare questo dramma sociale” dichiara la psicologa Ludovica Fiorino .

Oltre alle belle parole e agli slogan fa riflettere un quadro socio assistenziale nel quale il numero di specialisti e psichiatri, fondamentali per fronteggiare questa emergenza, risulta assolutamente insufficiente  specie in alcune realtà. 

 “Dall’avvento   della pandemia in poi un sistema pubblico già fragile è stato messo ulteriormente in crisi, portando la domanda di salute mentale e di supporto psicologico a cercare risposte in ambito privato. Un fatto che rende l’accesso a questi servizi   più difficile da affrontare per chi ha meno disponibilità economiche, a fronte di  una  risposta pubblica si dimostra sempre più caratterizzata da un taglio  emergenziale  rivolto alle acuzie” dichiara lo psicoterapeuta torinese Silvio Bazzurro.

Un dato positivo emerge da quelle piccole strutture in cui non più di una decina di persone con disagi mentali  vive in comunità, debitamente assistite dal costante e presente supporto psicologico e di operatori esperti, in un contesto inserito nella collettività. Un discorso che, oltre la cura, vede queste persone inserite e attive nel contesto sociale, con risultati notevoli per gli ospiti.

Vediamo qualche dato.

L’OMS stima che il primo anno di emergenza Covid-19 abbia innescato un aumento del 25 per cento nella

comparsa di ansia e depressione in tutto il mondo, dati in linea con quanto emerge nel Rapporto sulla

salute mentale 2020, del ministero della Salute, secondo il quale in Italia sono più di 700.000 le persone con problemi di salute mentale assistite dai servizi specialistici. A questi vanno aggiunti tutti coloro che, per diversi motivi, si rivolgono ai privati e coloro che per “vergogna” convivono con il loro malessere.

Ma cosa si intende per disturbo mentale? Si tratta di una sindrome caratterizzata da significativi problemi nel pensiero, nella regolazione delle emozioni, o nel comportamento di una persona, che riflettono una disfunzione dei processi psicologici, biologici o dello sviluppo che compongono il funzionamento mentale. I disturbi mentali sono generalmente accompagnati da sofferenza o difficoltà nelle abilità sociali, occupazionali e altre attività significative (DSM- 5, 2013. Manuale internazionale diagnostico e statistico dei disturbi mentali dell’American Psychiatric Association).

La psichiatria moderna deve fare i conti con nuove interessanti studi che valutano l’impatto dei fattori genetici e quelli legati all’esperienza e dai traumi subiti dalle persone. Da quanto emerge, senza entrare nel tecnico, è proprio il percorso di  vita vissuta  il fattore che incide  maggiormente.

Passare momenti di difficoltà, di malessere, nel corso della propria vita fa parte della normalità, rivolgersi a professionisti in grado di fornire il giusto supporto è di fondamentale importanza per attivare le risorsenecessarie a ritrovare il proprio equilibrio e vivere una vita di qualità.

Tutte le malattie hanno pari dignità. Il benessere psicologico, che può e deve essere raggiunto e mantenuto anche in presenza di una malattia, dipende dall’età e dalla storia personale di ognuno di noi. Il centro di ogni intervento deve essere sempre la persona, con le sue peculiarità. Un’affermazione apparente generica che implica un approccio mirato non semplice ma assolutamente necessario nell’affrontare questa il disagio mentale.  

Nel corso dell’assemblea mondiale della sanità  (maggio 2021), i governi di tutto il mondo hanno riconosciuto la necessità di aumentare i servizi di salute mentale di qualità a tutti i livelli.

La strada è ancora lunga e tortuosa, l’accesso ai servizi complesso, le liste d’attesa lunghissime, ma è indubbio che l’attenzione alla cura della persona, partendo dal benessere psicologico, è sempre più presente nelle politiche del welfare. Incrementare i servizi di prevenzione e di cura, di assistenza sociale, parlare liberamente di depressione, disturbi alimentari, schizofrenia, demenza fornendo una corretta informazione è necessario affinché lo stigma e il pregiudizio siano finalmente superati.

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