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domenica, 26 Maggio 2024

Dimissioni Napolitano: oggi no, domani forse, dopodomani sicuramente

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Nuova Società nasce nel 1972 come quindicinale. Nel 1982 finisce la pubblicazione. Nel 2007 torna in edicola, fino al 2009, quando passa ad una prima versione online, per ritornare al cartaceo come mensile nel 2015. Dopo due anni diventa quotidiano online.

Giorgio Napolitano non si dimette. Almeno per ora. È lo stesso Quirinale a rendere nota la posizione del capo dello Stato, dopo settimane di tensione che avevano già spinto i partiti di maggioranza e opposizione a iniziare a muovere le proprie pedine.
Matteo Renzi e il suo entourage tirano un sospiro di sollievo: il pericolo era quello di veder slittare nuovamente il calendario delle riforme, in primis quella sulla legge elettorale, in nome di un’urgenza istituzionale come quella della nomina di un nuovo presidente della Repubblica. «Lo dobbiamo ringraziare per quel comunicato con cui ha spazzato via tutte le manovre di chi puntava a ricattarci sull’Italicum», ha detto Renzi ai suoi.
Del resto lo stesso Napolitano è stato chiaro su questo punto: «Basta alibi per non fare le riforme: ho sempre detto che di dimissioni fino alla fine del semestre di presidenza di turno della Ue non se ne parla». Poi, a gennaio, il capo dello Stato tirerà le sue conclusioni che, ha precisato, si dovranno tenere completamente separate dall’attività di governo e dall’esercizio della funzione legislativa.
Il nodo delle dimissioni di Napolitano, prospettato fina dall’inizio del suo secondo mandato, resta dunque aperto, mantenendo però una finestra temporale larga abbastanza da consentire al governo di portare l’Italicum al Senato entro gennaio. «Porteremo l’Italicum a fine dicembre in aula – pronostica infatti Lorenzo Guerini, vicesegretario Pd – e lo voteremo a gennaio prima dell’apertura della seduta per l’elezione del nuovo capo dello Stato».
Segni di distensione arrivano anche dall’area di Forza Italia. Se fino a pochi giorni fa Silvio Berlusconi aveva tentato di giocare con le date dell’approvazione della riforma elettorale chiedendo prima l’elezione di un nuovo capo dello Stato, per assicurarsi che approvato l’Italicum Renzi non premesse per tornare subito alle urne. Ora l’atteggiamento del Cavaliere sembra cambiato. Dopo la riunione del lunedì con Confalonieri e i figli, Berlusconi ha infatti recapitato al premier un messaggio di pace, garantendo che Forza Italia non farà ostruzionismo al cammino della riforma.
La “concessione” del leader forzista, però, non è da considerarsi gratuita. E c’è già chi vocifera che il prezzo che Matteo Renzi si troverà a pagare per vedere l’Italicum approvato in tempi brevi, sarà quello di congelare la norma subito dopo la sua approvazione in attesa della riforma definitiva del bicameralismo perfetto. Una sorta di paletto imposto da Berlusconi, per assicurarsi contro il rischio di elezioni anticipate.

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