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mercoledì, 29 Maggio 2024

Dieci tesi per una politica della prossimità

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di Marco Albeltaro

Molte analisi si sono affollate nei giorni successivi alle elezioni amministrative di Torino. Non volendo aggiungere un’altra voce al coro, mi limito a una riflessione ad alta voce, divisa per tesi, su alcune possibili strade che la sinistra torinese e, forse, non solo essa, potrebbe percorre. Si tratta di un documento aperto, parzialissimo, da integrare, emendare e discutere. Vorrebbe essere, soprattutto, una proposta per iniziare un dibattito.

Tesi numero 1

L’esito delle elezioni amministrative di Torino ci consegna uno scenario dal quale emerge che le forze progressiste ottengono un consenso significativo soltanto fra la cosiddetta borghesia riflessiva. Questo elemento introduce un problema di classe che a lungo si è sottovalutato. Gli strati più poveri e meno istruiti della popolazione fanno riferimento a forze politiche di protesta.

Tesi numero 2

Le forze politiche di protesta svolgono la loro azione politica e di propaganda alimentando le paure degli strati più in difficoltà, per poi fornire loro delle risposte che, pur non affrontando concretamente i problemi, fungono da “tampone emotivo” per le ansie che vengono manifestate. Questa ansie non sono affrontate come problema politico ma semplicemente come terreno nel quale coltivare un malcontento che può portare frutti elettorali.

Tesi numero 3

La fine del Novecento ha concluso l’esperienza pedagogica della politica. Nessuna forza politica, oggi, si pone l’obiettivo di educare la popolazione, fornendo gli strumenti per riconoscere il proprio presente, per leggerlo, comprenderlo e criticarlo.

Tesi numero 4

La politica si limita ad assecondare le paure delle persone, senza indagarne le cause. La raccolta delle istanze non è più uno strumento sociologico ma semplicemente un esercizio compilatorio da sfruttare per costruire programmi in cui i problemi vengono assecondati e non affrontati e risolti.

Tesi numero 5

Senza alcuna nostalgia per schemi politici del passato, è però necessario riaffermare fra i compiti della politica quello di interpretare e non soltanto di assecondare i bisogni indipendentemente dalla loro reale portata. La decostruzione delle ansie e delle paure deve essere praticata in modo attento e partecipato.

Tesi numero 6

Il distacco fra politica e strati più marginalizzati della popolazione è l’esito estremo della fine della politica di prossimità: la frammentazione individualista ha prodotto una politica che si rivolge al singolo e non ai gruppi, una politica che si occupa di elettori e non di cittadini, una politica che considera le persone come soggetti portatori di voti e non di bisogni.

Tesi numero 7

La politica in una città deve rapportarsi ai cittadini con strumenti nuovi che facciano della partecipazione permanente il principale momento di costruzione di programmi e di progetti, ma deve essere anche capace di fare “la sintesi” dei bisogni, senza inserirli in una galassia puntiforme di richieste e di soluzioni che finiscono, spesso, per essere in contraddizione le une con le altre.

Tesi numero 8

È necessario fare politica nelle periferie raccogliendo bisogni e richieste. Ma una forza politica non può non sottoporre questi bisogni e queste richieste a una indagine critica. Non tutto ciò che viene chiesto è giusto, non tutto ciò che si vuole è utile, non tutte le paure sono reali. Se la politica non si fa carico di decostruire i bisogni e le ansie indotti non ha ragione di esistere. Ma questa decostruzione non deve diventare un alibi per l’immobilismo.

Tesi numero 9

Politiche di sinistra e politica di prossimità devono fondersi in un unico nuovo progetto che si ponga come obiettivo la ricostruzione di un soggetto capace di riconnettersi sentimentalmente con la città, di costruire proposte, di individuare strumenti per realizzarle e di andare ad inserirsi dove si sono creati dei vuoti e dove la demagogia ha occupato un terreno che sarebbe stato naturale appannaggio della sinistra.

Tesi numero 10

Cinque anni sono lunghi ma per ricostruire una sinistra di prossimità non sono molti. È necessario partire da alcune realtà già esistenti, come le energie raccolte attorno a formazioni come “Progetto Torino”, per realizzare una vera inchiesta nelle sacche di bisogno e di malcontento presenti in città. Questa inchiesta deve avere come obiettivo raccogliere i bisogni, analizzarli scientificamente, discuterli in modo partecipato con chi ne è portatore, decostruendo, laddove esistano, quelli indotti, dando corpo, infine, a percorsi concreti di soluzione. Ciò a cui si deve tendere è la costruzione di una politica di prossimità nella quale, attraverso strumenti di partecipazione, si ritorni a conoscersi e a riconoscersi. Soltanto attraverso la prossimità con quello che percepiamo come altro da noi, è possibile lasciarsi alle spalle quegli steccati e quelle divisioni che fomentano la paura e aprire nuove strade in grado di riunire ciò che ora si è spezzato.

ARTICOLO PUBBLICATO SUL NUMERO DI LUGLIO DI NUOVASOCIETA’

albeltaro

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