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sabato, 18 Maggio 2024

Darman: il racconto di un rock in italiano che fa il giro dell’Europa

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Nuova Società nasce nel 1972 come quindicinale. Nel 1982 finisce la pubblicazione. Nel 2007 torna in edicola, fino al 2009, quando passa ad una prima versione online, per ritornare al cartaceo come mensile nel 2015. Dopo due anni diventa quotidiano online.

A Dario, in arte Darman, quando chiedono di parlare della sua musica si accende una certa luce negli occhi. È la luce di chi ama la musica e la fa innanzitutto per un’esigenza personale profonda, intesa e tenace. Nasce nel 1984 in un paesino di mille anime nella provincia catanzarese e, a sentirlo raccontare di sè, la musica ha sempre fatto parte della sua vita, prima ancora di aprire gli occhi sul mondo. A Torino Dario ci arriva nel 2012, per lavoro, ma oggi la sua arte gli offre l’occasione di girare l’Europa.
Parte infatti in questi giorni da Vigo, in Spagna, la prima data del suo Cogito Ergot Sum Tour 2018 con cui porterà in giro per 12 tappe in ben 9 Paesi il suo album Segale Cornuta, uscito nell’aprile 2017.
Quella di Darman è una storia di sperimentazione coraggiosa perchè da un lato, non rinuncia alle proprie radici in quanto lui rientra fra gli – ahinoi sempre meno – artisti che scelgono di cantare in italiano, mentre dall’altro lato, si staglia ben oltre i nostri confini italiani per arrivare in tutta Europa attraverso il linguaggio universale del rock.
Allora Darman, quando è iniziata questa tua intensa storia d’amore con la musica?
Innanzitutto, ciao Ludovica e grazie per lo spazio e il tempo a me dedicato. Non c’è un momento esatto di inizio della mia relazione meravigliosa con la musica. Credo che i geni musicali di famiglia si siano insinuati dentro di me già da quando ero ancora mezzo spermatozoo e mezzo ovocita. La musica che ascoltavano i miei genitori credo che si fosse propagata fino al liquido amniotico che mi cullava nella pancia di mia mamma. Sono nato così: musica.
Ad aprile 2017 è uscito il tuo album “Segale Cornuta”, un titolo impegnativo. Quali sono il senso e l’ispirazione che hanno generato questo album?
Segale Cornuta è un album complesso, intimo, personale… ma nello stesso tempo riesce a mostrarsi intimo e personale anche per chi riesce a immergersi nell’ascolto. E’ un album che richiede attenzione. E’ una scelta difficile, in un mondo dove la quasi totalità della gente trova nella musica un momento di svago e di leggerezza (più per abitudine che per voglia reale di leggerezza). Io trovo che in realtà la vera leggerezza si può trovare soltanto nella riflessione e nell’incontro con sé stessi. La mia musica è concepita per far ritrovare sé stessi, il proprio passato, il proprio presente e aiutare a costruire il futuro.
Secondo te cosa significa, oggi, fare musica? È qualcosa che fai più per te stesso, come un’esigenza fisica e mentale, o qualcosa che fai per gli altri, per lasciare un segno nel mondo?
Faccio musica in maniera viscerale, sono un cantautore “da ispirazione”. Ovvio, poi su un brano c’è il lavoro meticoloso di arrangiamento, ma lo scheletro viene fuori sempre in maniera casuale e “ispirazionale”. Come detto prima, faccio musica per me stesso, perché mi fa stare bene, con la speranza che ciò che compongo possa essere visto anche da qualcun altro come un rifugio dove trovare il proprio io e le proprie dimensioni mentali (esplorate e non).
Dove andrai e cosa ti aspetti da questo tour europeo?
Farò un bel giro: Spagna, Portogallo, Svizzera, Belgio, Olanda, Polonia, Francia e Regno Unito. Quello che posso dirti è che per me è un orgoglio fare tante date all’estero, cantando in italiano. La nostra meravigliosa lingua, tanto sottovalutata e bistrattata… così difficile da mettere in musica, ma così generosa con chi trova la chiave di volta per farlo nel modo giusto.
Cosa diresti ad un giovane di 14 anni che sogna di fare musica?
La classica frase “non smettere mai di crederci” ormai risuona dappertutto, ma mai come in un momento storico in cui c’è tanta quantità quella frase deve sbattere in testa come un’ossessione. A quello bisogna associare però la conoscenza di ciò che si fa… non solo musicale. Il musicista deve conoscere il mondo in cui si muove quanto lo strumento che suona. E’ una sfida difficilissima, ma affascinante, soprattutto per chi propone le proprie idee e le mette a disposizione degli altri.

Scritto da Ludovica Cioria

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