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martedì, 28 Maggio 2024

CSI: era il vanto del nostro territorio, ora sembra un telefilm

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di Andrea Doi

Il CSI, il consorzio pubblico per l’informatizzazione della Pubblica Amministrazione, vive una fase di grande trasformazione. La Regione Piemonte ha da tempo avviato una procedura per individuare un partner strategico, mentre la Città di Torino sta diminuendo in modo consistente i suoi contributi annuali e ha in programma di riorganizzare (mettere sul mercato?) alcuni dei servizi fin qui offerti dal consorzio pubblico. Sopravviverà il CSI a queste turbolenze? Saprà reinventarsi e continuerà ad aiutare le PA – come recita la sua mission – ad essere più efficienti, moderne e a ridurre i costi della spesa pubblica?

 

La procedura competitiva e la freddezza della Città

Per rispondere a queste domande occorre riavvolgere il nastro e procedere con ordine. Circa due anni fa la Regione Piemonte ha avviato per il CSI una procedura competitiva tesa a selezionare un “partner strategico”, ovvero un privato interessato a gestire parte delle attività del consorzio.

Sono così arrivate quattordici manifestazioni di interesse e da maggio scorso sarebbero rimasti in ballo tre soggetti: una società (Engineering, colosso italiano Ict) e due cordate (una guidata dalla multinazionale Dedalus con attori piemontesi, l’altra da Ericsson e Csp). È con queste tre realtà che si è stata avviata la procedura di “dialogo competitivo”, una serie di confronti che hanno l’obiettivo di immaginare soluzioni per i piani industriali, che considerino variabili quali nelle procedura le garanzie sui livelli occupazionali, il tasso di innovazione e, infine, gli investimenti. L’esito del dialogo competitivo dovrebbe essere quello della una gara vera e propria che premierà l’offerta migliore.

Sul sito del CSI, tale procedura, la n. 11/15, “Procedura di dialogo competitivo per l’affidamento dei servizi di progettazione tecnica, realizzazione e gestione dei progetti e servizi informatici e contestuale trasferimento di ramo d’azienda“, risulta ancora attiva e in corso.

Il Csi contiene tre livelli di consorziati: gli enti promotori (Regione, Università e Politecnico), gli enti sostenitori (Comune di Torino e Città metropolitana) e gli enti ordinari (ovvero oltre un centinaio tra Comuni, province, Asl e altre Agenzie del territorio regionale). Ma l’unico vero promotore della procedura è stata la Regione Piemonte, poiché sia l’amministrazione Fassino che quella Appendino hanno manifestato una certa apparente freddezza e distanza verso l’avvicinamento del consorzio ad un soggetto privato.

 

Il parere dell’Anac

È di pochi giorni fa la notizia che l’Anac, l’Autorità Nazionale Anticorruzione, avrebbe rilasciato un parere (clicca qui) che, in sintesi, riepiloga la procedura nei seguenti passaggi:

1. il mantenimento di una struttura consortile pubblica (CSI) e lo scorporo dall’attuale consorzio del ramo di azienda “produttivo”, acquisito da un soggetto privato a seguito della procedura di dialogo competitivo in corso;

2. l’affidamento in house al CSI pubblico, da parte degli enti, di tutte le attività di pianificazione strategica, sviluppo e gestione del proprio sistema informativo;

3. a sua volta il CSI pubblico affida la realizzazione la gestione e lo sviluppo di tutti i servizi ICT al soggetto privato che ha acquisito il ramo di azienda (di cui al precedente punto 1).

L’Anac conclude il suo parere ritenendo che «ancorché all’esito dell’operazione de qua residui una parte di CSI pubblico, nei termini indicati dall’istante, tale soggetto non possa continuare ad ottenere affidamenti in house dagli enti aderenti, poiché di fatto i contratti in tal modo affidati saranno svolti dal “ramo produttivo” e affermando che è “evidente che ai sensi di tale disposizione normativa le amministrazioni pubbliche – e nella specie CSI Piemonte – siano tenute ad acquisire beni e servizi informatici esclusivamente tramite le modalità ivi contemplate, senza possibilità di affidare a terzi i relativi contratti, con chiare finalità di contenimento della spesa pubblica».

In altre parole, anche qualora andasse a buon fine la cessione di una consistente parte dell’attività, il consorzio esso non potrà più ricevere affidamenti senza gara dalle amministrazioni pubbliche. Il futuro del CSI si complica non poco. Questa “tegola” cade su un fronte in cui le prospettive sono già alquanto fosche.

 

Il rapporto tribolato tra CSI e Pisano, assessore all’innovazione di Appendino

Nel 2016 l’amministrazione Appendino aveva ridotto gli stanziamenti per il CSI e ora, nella preparazione del piano di lavoro 2017, sembra che manchino all’appello oltre 4 milioni. Storicamente, il CSI riceveva dal Comune di Torino un cifra tra i 18,5 e i 20 milioni. Si tratta quindi di riduzioni importanti che sfiorano il 20%.

Del resto le linee guida dell’amministrazione sull’ICT sono contrastanti e la confusione che regna a Palazzo Civico sul futuro del CSI è facilmente leggibile anche attraverso gli atti adottati dalla assessora Paola Pisano: già a novembre la giunta Appendino proponeva una delibera (clicca qui)  per “l’impianto di un sistema di posta elettronica comprensivo di servizi di cooperazione”, decidendo in pratica di abbandonare i servizi client del CSI e di sposare tecnologie già collaudate da società multinazionali dei big data. Su questo mercato, non è un segreto, sono molto forti Google e Microsoft, che però non sembrano dare sufficienti garanzie in termini di riservatezza dei dati e uso non economico degli stessi.

Inoltre, con la deliberazione 2016 04999, (clicca qui) la Giunta Appendino ha anticipato la scadenza della convenzione con il CSI, che era stata fissata dalla giunta precedente al 31.12.2018, “limitandola” al 31.12.2016. E poche settimane dopo, nella giunta del 17 gennaio 2017, libera della convenzione ormai scaduta, con una delibera criptica dal titolo “Evoluzione dei servizi digitali della città. Indirizzi” (clicca qui) viene costituito un ennesimo tavolo di lavoro i cui esiti dovevano essere resi noti, dice l’atto, il 15/02/2017, con un “Piano di Evoluzione”. Ad oggi regna il silenzio.

Questi atti ci dicono che Pisano sta lavorando sull’accessibilità dei cittadini ai servizi comunali, sul wi-fi diffuso in città e sull’impatto che questo può avere sull’economia pubblico-privata della città. Non è chiaro, però, quale ruolo abbia il CSI in questo percorso soprattutto perché l’assessora all’innovazione non ha mai nascosto la sua ammirazione accademica per le società di big data operanti sul mercato privato. Il suo recente viaggio di sette giorni negli States e il suo difficile rapporto con il consorzio pubblico, testimoniato da numerose fonti, non fanno presagire nulla di buono per il futuro del CSI.

 

Ict pubblico: un nuovo caso di doppia morale?

Trasparenza, open-source e potenziamento delle politiche pubbliche in materia di Ict erano i punti cardini del programma del Movimento 5 Stelle in campagna elettorale. Nei primi dieci mesi di Governo della città non c’è traccia, negli atti, di decisioni che muovono nella direzione immaginata prima del voto.

Se nelle enunciazioni di principio Appendino e Paola Pisano si dicono contrarie al dialogo competitivo per blandire lavoratori e sindacati, nelle scelte quotidiane si agisce sistematicamente contro il Consorzio. Al CSI vengono tolte ingenti risorse, competenze e – addirittura – vengono riprogrammate scadenze contrattuali importanti. Insomma, un nuovo caso di doppia morale in cui le promesse della campagna elettorale non corrispondono alla realtà dei fatti e degli atti approvati.

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