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lunedì, 30 Novembre 2020

Coronavirus, chiuse le discoteche, ma a Torino c’è chi non si sacrifica: “Regole uguali per tutti”

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Torino, 15 novembre studenti assediano le banche

Torino: studenti in piazza in assedio alle banche. Tensione con la polizia che accenna ad una carica. © RIPRODUZIONE RISERVATA
Andrea Doi
Andrea Doi
Giornalista dal 1997. Ha iniziato nel '93 al quotidiano La Nuova Sardegna. Ha lavorato per Il Manifesto, Torino Sera, La Stampa. Tra le sue collaborazioni: Luna Nuova, Il Risveglio del Canavese, Il Venerdì di Repubblica, Huffington Post, Avvenimenti e Left. Dal 2007 a Nuova Società.

A quanto pare a Torino, in piena emergenza Coronavirus, c’è chi ha scelto, pur perdendoci economicamente (e molto), di seguire le misure dettate da governo e Regione. Ma sempre a Torino c’è invece chi non segue le regole.

Stiamo parlando della situazione locali. Per molte discoteche e club un altro weekend nero, mentre altri continuano tenere aperto, con assembramenti di persone. Proprio il contrario di come previsto dalle norme.

Da qui la protesta delle discoteche, che hanno firmato un documento. «Così si vanificano i sacrifici di tutti», dice chi ha scelto per il bene comune di restare chiusi al contrario di chi è rimasto indifferente alle restrizioni dovute al rischio epidemiologico.

«Una scelta che colpisce duramente un settore, che si dimostra però pronto ad accettare duri sacrifici – a patto che si lavori tutti insieme – aggiungono – Non ci spaventano i sacrifici ma viene spontaneo interrogarsi sull’utilità di azioni di contenimento così poco ampie».

«La nostra paura è che i sacrifici della nostra categoria risultino inutile a fronte di misure insufficienti. Chiudere le discoteche e lasciare aperti gli altri locali del “sabato sera” significa solamente spostare il luogo del possibile contagio: questo è il momento delle scelte coraggiose da parte di tutti».

Assembramenti, si diceva. Dove non si tiene conto delle “distanze di sicurezza”, come invece è ben spiegato nel Decreto del Presidente del Consiglio: tutti i locali, dal cinema alle discoteche devono garantire un metro di distanza tra le persone. Invece non è così, come dimostra il filmato girato venerdì sera davanti ad un cocktail bar di via Regio.

«Le regole vanno rispettate da tutti: servono parametri chiari e misurabili. Chi verifica il rispetto di questa norma? Sembra infatti che il rispetto delle distanze preventive sia fin troppo demandato alla responsabilità individuale, lasciando in mano ai gestori dei locali (già in una difficile situazione) una norma di impossibile applicazione, senza gli strumenti necessari».

«Se invece il sacrificio fosse di tutti il risultati sul contenimento del contagio sarebbero certamente molto più rilevanti e ci permetterebbero, a tutti, di tornare al più presto alla normalità», concludono dalle discoteche e dai locali che hanno aderito al documento: Azimut, Q35, Club 84, Cubo, Life, Centralino, Kogin, Koko, The Beach, Big, Supermarket, Pick up, Bamboo, Black Moon, White Moon, Hiroshima, Notorius, Audiodrome , Amanacer, Cabesa mala, Fredoom, Kubo, 84, Sabor latino, Voge, Royal, Arena club.

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