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giovedì, 27 Gennaio 2022

Comitato per i diritti umani, Najm propone il rilancio tramite l’aggregazione multietnica dei giova

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Redazione
Nuova Società nasce nel 1972 come quindicinale. Nel 1982 finisce la pubblicazione. Nel 2007 torna in edicola, fino al 2009, quando passa ad una prima versione online, per ritornare al cartaceo come mensile nel 2015. Dopo due anni diventa quotidiano online.

La scorsa settimana c’è stato un incontro tra Mohammed Najm, presidente dell’associazione “Le differenze” e coordinatore della comunità arabo-islamica Piemonte e Roberto Rosso, assessore regionale con delega all’emigrazione e Diritti Civili. Al centro del faccia a faccia il rilancio delle attività interne del comitato dei diritti promuovendo l’aggregazione pluriculturale dei giovani. Un’idea suggerita da Najm che ha trovato d’accordo l’assessore.

Spiega Mohammed Najm: «La convivenza pacifica è un concetto nelle relazioni internazionali chiamato da Krusciov dopo la morte di Stalin, il che significa una politica basata sul principio di accettare l’idea di più dottrine ideologiche e la comprensione tra i due campi su questioni internazionali. Il significato dei due campi qui è il campo occidentale e il campo orientale. Invita inoltre tutte le religioni a convivere pacificamente e a incoraggiare il dialogo, la comprensione e la cooperazione tra le nazioni».

Sostiene Rosso: «C’è un messaggio importante che la nostra amata città di Torino porta al mondo che l’Italia è stata e continua a seguire lo stesso principio e principio che consolida i principi di tolleranza e umanità e rispetta il multiculturalismo».

«Torino è un faro di tolleranza e un modello di convivenza – continua Najm – è un notevole interesse globale, poiché è il culmine di relazioni amichevoli tra i veri sforzi di entrambe le parti, per costruire ponti di comunicazione tra le diverse religioni e culture nel mondo, con l’obiettivo di promuovere il principio di convivenza pacifica, che è vissuto da un italiano e tradotto sul campo, in un’esperienza unica. Più di duecento nazionalità di diverse fedi e credenze convivono nella pace e nell’armonia sul loro territorio: le parabole dei leader proverbiali, secondo le leggi, i costumi e le tradizioni che sanciscono la coesistenza pacifica, la tolleranza e l’apertura verso l’altro, sono ispirate da questi principi e valori anzichè l’odio introdotto da estremismo e terrorismo che ripudiano tali concetti di tolleranza globale».

L’assessore è entrato nella porta giusta e ha preso la strada più vicina al fine di costruire una relazione sana lontano dalla congestione e dall’estremismo, relazioni che credono nel pluralismo e nell’accettazione dell’altro e nel rispetto delle differenze, non criminalizzandole come estremisti, che minacciano il loro credo con il loro odio».

«Non va dimenticato che la città di Torino è una città di luci conosciuta come “una terra che cerca di essere un modello di convivenza, fraternità umana e punto di incontro tra civiltà e culture diverse”», ha concluso Roberto Rosso.

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