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lunedì, 27 Maggio 2024

Chiusure anticipate, per bar e ristoranti ricavi in calo del 70 per cento

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Giulia Zanotti
Giulia Zanotti
Giornalista dal 2012, muove i suoi primi passi nel mondo dell'informazione all'interno della redazione di Nuova Società. Laureata in Culture Moderne Comparate, con una tesi sul New Journalism americano. Direttore responsabile di Nuova Società dal 2020.

La prima settimana di chiusura alle 18 per bar e ristoranti torinesi ha significato un calo del 75 per cento dei ricavi, che in alcuni casi arriva fino al 100 per cento. Questi i dati dell’indagine compiuta da Epat sui propri associati. “Una perdita consistente – commenta Alessandro Mautino, presidente Epat Torino e Provincia – che si auspica non debba esser reiterata nel mese di Dicembre dove assumerebbe entità ancora più consistente ed esponenziale per le mancanze di ricavi del periodo natalizio, normalmente al centro dei consumi annuali per gli esercizi delle nostre categorie”. 
“Il sacrificio richiesto alle aziende del settore – aggiunge Claudio Ferraro direttore Epat Torino e Provincia – con i suoi numeri impietosi lascia attoniti e la speranza e che il sacrificio, tra l’altro solo di alcune categorie, serva ad un efficace lotta al contagio. I ristori, come atto dovuto, contribuiranno a permettere alle aziende di superare il mese di novembre solo se erogati subito, anche perché la loro entità non supererà il 50% della perdita effettivamente subita”.

Dati confermati anche da Cna Piemonte che analizzando il trend del 2020 rispetto al 2019 ipotizza cali del 60 per cento del fatturato: “Per la ristorazione l’ultimo Dpcm rappresenta di fatto un lockdown mascherato: la chiusura alle 18 azzera i ricavi di operatori che già avevano lamentato la fortissima riduzione del fatturato a pranzo e puntavano sulla cena per rientrare delle spese. Peraltro è una decisione che pone il mondo della ristorazione nel ruolo di untore, quando i numeri dimostrano che non si tratta della fonte di aumento dei contagi che si sta verificando nelle ultime settimane. Ma noi paghiamo il conto. I pasticceri e i cioccolatai sono gli unici a chiudere quando invece gli altri venditori di generi alimentari sono aperti. Non ci sono spiegazioni razionali” osserva Giovanni Genovesio, presidente regionale di Cna Agroalimentare

Preoccupazione anche per il periodo delle festività natalizie con stime di consumi di prodotti tipici come panettone e pandoro in calo rispetto agli anni precedenti. “Pensare che il Natale possa salvarci – osserva Genovesio – è una vera illusione. Le aziende programmano la produzione e la distribuzione dei prodotti in questo periodo e credo che con questo stop, anche i giochi per dicembre siano fatti. Ecco perché ci serve il tavolo permanente, per non cadere in una gestione emotiva e schizofrenica”.

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