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venerdì, 19 Luglio 2024

Chiara Appendino, o la mediocrità al potere

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Scritto da Sherif El Sebaie

Nel 2006, Antonio Merlo, professore di Economia presso la Pennsylvania University di Filadelfia e Direttore del Dipartimento di Economia della Rice University di Houston ha fatto uno studio in cui ha abbinato la matematica alla politica, riuscendo così a scoprire che “un partito politico potrebbe scegliere deliberatamente di reclutare politici mediocri, a dispetto del fatto che sia in suo potere reclutare individui migliori”. In un certo senso, quindi, Merlo ha anticipato la nascita del Movimento 5 Stelle e presagito l’arrivo di Chiara Appendino alla guida della Città di Torino, un percorso caratterizzato dall’ allontanamento sistematico di chiunque avesse voluto o potuto dare un contributo significativo, sostituto dalla cooptazione di figure che definire mediocri è un complimento.

Le cronache torinesi di questi giorni ci presentano uno spettacolo desolante, in cui una sindaca – si presume spinta da altri calcoli o interessi – si sarebbe letteralmente “dannata l’anima” per trovare un modo per aumentare il compenso del suo ex-portavoce. Poi, una volta che questi è stato costretto alle dimissioni, si sarebbe nuovamente attivata per trovargli una collocazione in un ente qualsiasi per “non disperdere la sua professionalità”. Eppure si fa fatica a capire a quale professionalità faccia riferimento, considerato che prima di assurgere agli onori dell’incarico comunale pagato dal contribuente, il soggetto in questione vantava qualche esperienza come collaboratore di alcune pagine sportive, pierre della movida torinese e portavoce della fiera del porno torinese, Torino Erotica.

Viene quindi da pensare che la professionalità del portavoce a cui si riferisce l’Appendino fosse quella di intromettersi nella ripartizione degli investimenti pubblicitari del Salone del Libro, usando il denaro pubblico come mezzo per ricompensare o punire le testate a seconda della linea tenuta nei confronti della sindaca. Il che rispecchierebbe nuovamente quanto scritto da Merlo nel suo studio quando parla di spinta “dei partiti a selezionare non i migliori candidati possibili ma i più mediocri, i cosiddetti yesman, utili ad assecondare il partito e il capo e a votare compatti anche quello che un cittadino intellettualmente onesto mai voterebbe”.

La mediocrità, obiettiva, dei profili della squadra che l’Appendino si è scelta non è circoscritta al solo portavoce. Bensì spazia da quella dell’ex-Capo di Gabinetto, accreditato secondo una leggenda metropolitana come principale “mentore” della sindaca, ai consiglieri della maggioranza che hanno aumentato di oltre il 600% i loro redditi quasi nulli pre-elezione.  Per non parlare degli assessori, a cominciare dalla figura dell’ex-assessore Paola Pisano, responsabile del disastro delle code antelucane all’anagrafe. La quale, in ossequio al principio matematico della mediocrità, è stata appunto promossa Ministra.

Qualunque sarà la decisione dei giudici nei processi che la coinvolgono, questa è la colpa politica più grave della sindaca Appendino: aver fatto della mediocrità un sistema di potere al governo della città. D’altronde, una volta insediatasi, quei mediocri se li è scelti lei come aiutanti e collaboratori. Nella migliore delle ipotesi, hanno fatto il bello e il cattivo tempo mentre lei era ignara di tutto. Nella peggiore, sapeva e taceva. Ma forse, non è un caso: dopotutto, il pesce puzza sempre dalla testa.

E la testa di questo nuovo sistema è proprio la sua.

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