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martedì, 25 Giugno 2024

Caso Orlandi-Gregori, la Commissione d’inchiesta non decolla al Senato. Gli ostacoli della maggioranza, di  Matteo Renzi e del Vaticano

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Moreno D'Angelo
Moreno D'Angelo
Laurea in Economia Internazionale e lunga esperienza avviata nel giornalismo economico. Giornalista dal 1991. Ha collaborato con L’Unità, Mondo Economico, Il Biellese, La Nuova Metropoli, La Nuova di Settimo e diversi periodici. Nel 2014 ha diretto La Nuova Notizia di Chivasso. Dal 2007 nella redazione di Nuova Società e dal 2017 collaboratore del mensile Start Hub Torino.

Che Renzi fosse uno dei primi a vedere in modo a dir poco critico l’istituzione della Commissione parlamentare sui casi Orlandi Gregori era ben noto.

Mentre sono in corso le audizioni per vagliare l’opportunità di dar vita a questo istituto, l’ufficio stampa di Italia viva comunica che sulla questione Commissione Orlandi interviene solo Matteo Renzi.  Questo dopo aver riscontrato il gentile diniego di alcuni suoi parlamentari ad esprimersi nel merito. Certo non si può essere esperti di tutto ma, questi autorevoli rappresentanti del popolo , avranno  certamente una propria opinione, oltre alla ferrea fedeltà di partito, .

Le audizioni in corso, a  seguito alle istanze e “le pause di riflessione” richieste da alcuni parlamentari di Fratelli d’Italia, appoggiate dal centro destra, stanno di fatto bloccando il via libera per l’istituzione di una Commissione d’inchiesta bicamerale  da parte del  Senato.

Istanze che, dopo l’orda di proclami per una svolta di giustizia e verità  che hanno caratterizzato il passaggio alla Camera avvenuto  all’unanimità,, hanno destato immediatamente critiche e perplessità sulla reale volontà politica a procedere. Tra questi c’è Pietro Orlandi che ha manifestato tutto la sua delusione per quanto si sta registrando proprio alla vigilia dell’ennesimo sit in per ricordare i quarant’anni da quel maledetto 22 giugno 1983 in cui la quindicenne cittadina vaticana Emanuela Orlandi svanì nel nulla.

Ricordiamo come la Commissione d’inchiesta parlamentare abbia gli stessi poteri inquirenti (audizioni, indagini, riesame degli atti) dell’autorità giudiziaria. Non a caso è stata definita come l’ultima speranza per fare davvero luce su uno dei più grandi e controverso  misteri italiani del ‘900.  

Oltre al centrodestra è emersa da subito, quanto mai esplicita, la posizione del leader di Italia viva. Renzi  non vuole la commissione per quelli che definisce “episodi di cronaca di quarant’anni fa”, sottolineando invece l’importanza di una rapida istituzione di una bicamerale sulla crisi pandemica

Ma allora perché Italia Viva ha votato compatta con tutti i raggruppamenti alla Camera? Una risposta trapelata è che all’epoca il gruppo votò così in quanto vicinissimo a Azione di Calenda (promotore della Commissione d’inchiesta), prima che i due galli del Terzo Polo si separassero.

Insomma l’approccio negativo di Renzi rientrerebbe anche  quell’eterna querelle con l’ex alleato leader di Azione, verso cui Renzi ha consigliato “toglietegli Netflix” (società americana che ha prodotto un’importante e seguita docu-serie sul caso Orlandi).  

Il leader di Italia Viva, ergendosi anche a paladino della memoria di Papa polacco, oggetto di attacchi e di un tourbillon internazionale che ha fatto seguito ad alcune dichiarazioni di Pietro Orlandi (per il quale le sue parole sono state male interpretate dai media), ha espresso immediatamente la sua contrarietà a quella che ha definito come una strumentalizzazione a cui si sarebbe prestato il Parlamento istituendo la Commissione su un caso che perdura da quarant’anni. 

Certo le parole e le citazioni del “Neroni pensiero” (discusso esponente della Banda Magliana), da parte del fratello di Emanuela, hanno dato una mano  al partito del no, dopo i proclami bipartisan per andare a fondo in tempi rapidi, assicurando giustizia e verità alle famiglie coinvolte che continuano a soffrire e verso un’intera nazione.

 Le conclusioni sono sconfortanti. Al di là dei propositi, delle audizioni e  chiarimenti in corso , per iniziativa di  alcuni parlamentari di Fratelli d’Italia, resta  quel pensiero espresso in modo eloquente da Matteo Renzi: la Commissione d’Inchiesta sui casi Orlandi Gregori deve saltare. Sarebbe interessante capire se nel movimento renziano siano su questo tutti d’accordo con il capo, Per ora solo  bocche cucite, anche che se qualche malumore  emerge sottovoce.

A questo partito del no  si è subito accodato il Vaticano  che, dopo aver sorprendentemente avviato delle indagini sul caso Orlandi a inizio 2023, assicurando piena collaborazione con la Procura di Roma, (che ha riaperto un fascicolo, dopo l’archiviazione 2015), ha eloquentemente dichiarato, per bocca del promotore di giustizia  Alessandro Diddi: “La Commissione è un intromissione perniciosa per la genuinità della indagini in corso”.

Intanto per i familiari di Emanuela Orlandi e Mirella Gregori registrano l’ennesima delusione per una svolta che potrebbe davvero chiudere quella che è stata definita come l’ultima possibilità di indagare e ricercare una verità attesa da quarant’anni.

Centrodestra, Vaticano e renziani dicono no. Con un quadro simile la Commissione d’inchiesta rischia  seriamente di saltare. Dopo quarant’anni c’è ancora bisogno di riflettere. 

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