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lunedì, 27 Maggio 2024

Caso Agrati, i nuovi esodati di Renzi

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Nuova Società nasce nel 1972 come quindicinale. Nel 1982 finisce la pubblicazione. Nel 2007 torna in edicola, fino al 2009, quando passa ad una prima versione online, per ritornare al cartaceo come mensile nel 2015. Dopo due anni diventa quotidiano online.

di Marco Grimaldi
Ci ricordiamo, esattamente un anno fa, la chiusura improvvisa dello stabilimento Agrati di Collegno, e certamente non possiamo dimenticare l’atteggiamento irresponsabile e socialmente criminale dell’azienda che, nonostante lo stabilimento lavorasse a pieni ritmi e godesse di ottima salute, lasciò sulla strada 82 famiglie. Dopo mesi di lotta, nell’aprile del 2014 l’azienda firmò un accordo, in presenza della Regione e del Ministero stesso, che prevedeva 24 mesi di ammortizzatori per i lavoratori rimasti senza lavoro, prima della mobilità.
Ora ci tocca apprendere che una circolare ministeriale ha appena annunciato a quei lavoratori che non avranno diritto al secondo anno di cassa integrazione: l’accordo viene di fatto invalidato dal Ministero, che stabilisce la decorrenza del secondo anno di cassa solo se cominciato entro il 31 dicembre 2014. In sostanza si fa già valere il riordino degli ammortizzatori sociali contenuto nella Legge delega di Riforma del Lavoro n. 183/2014 (Jobs Act), che non prevede più la cassa integrazione per le aziende che cessano l’attività, facendolo ricadere retroattivamente su accordi già firmati.
Oggi appare già chiaro, dalla ricognizione fatta dall’Assessorato e apparsa sulla stampa, che non si tratterà di un caso isolato: nella stessa situazione ci sarebbero anche la Pettinatura Biellese di Vigliano (64 addetti), la Liquigas di Quargnento (20 addetti) e la Gallotta di Casale Monferrato (6 addetti). E purtroppo l’Aspi non è una soluzione, visto che fino al 2017 questi lavoratori non la vedranno.
“Renzi, mettendo il ‘turbo’ alle riforme, annulla accordi già sottoscritti dal Ministero stesso e rischia di creare l’ennesimo disastro sociale, come Fornero prima di lui con la vicenda – tuttora insoluta – degli esodati. Ancora una volta si scaricano crisi e rischio di impresa sui lavoratori, sui soggetti più deboli. ‘Dalla parte del lavoro’ è lo slogan con cui ci siamo candidati a governare il Piemonte: Chiamparino chiami il Premier e il Ministro Poletti e chieda immediatamente lo stralcio di quella circolare”.

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