8.7 C
Torino
mercoledì, 28 Settembre 2022

Biella, frate della basilica di San Sebastiano bloccato in Ucraina: “Mi vogliono come cappellano”

Più letti

Nuova Società - sponsor
Redazione
Redazione
Nuova Società nasce nel 1972 come quindicinale. Nel 1982 finisce la pubblicazione. Nel 2007 torna in edicola, fino al 2009, quando passa ad una prima versione online, per ritornare al cartaceo come mensile nel 2015. Dopo due anni diventa quotidiano online.


Era partito per il suo Paese, l’Ucraina, per il funerale del padre morto proprio il giorno in cui l’esercito russo lo invadeva. Ora dopo settimane di conflitto è ancora lì, bloccato a pochi chilometri dal confine perché potrebbe come gli hanno spiegato “tornare utile”. Lui è padre Costantino Gabitskiy, 51 anni, frate francescano, da tre anni a Biella, nella basilica di San Sebastiano. Ucraino di Zytomyr, nella zona occidentale del Paese, da alcuni anni il religioso vive in Italia, prima a Bordighera in Liguria e poi in Piemonte. Ma dal 24 febbraio non far ritorno ed è ospite di un convento di confratelli a 30 chilometri dalla Polonia, in attesa di un lascia passare che ad oggi appare impossibile da ottenere.
Da Torino fino in Polonia padre Costantino era arrivato in volo, poi aveva superato il confine in auto grazie anche all’aiuto dei Francescani ucraini: “Il 26 febbraio ho cercato di superare nuovamente il confine per tornare in Italia ma i soldati mi hanno fermato spiegandomi che in quanto uomo non potevo lasciare l’Ucraina perché dovevo difenderla dall’attacco russo”. Infatti tutti gli uomini dai 18 ai 60 non possono espatriare, così ha deciso il governo di Zelensky. Per padre Costantino è stato inutile spiegare che lui è un religioso: “Ci ho provato per ore ma mi hanno replicato che anche se non potevo imbracciare un fucile potevo servire come cappellano per i soldati e quindi dovevo rimanere a disposizione dell’Ucraina. E quanto ho insistito mi è stato detto che ero ucraino e che in Italia lavoravo solo”. In Ucraina Costantino ha ancora la sorella e i parenti che però non si trovano con lui in questo momento “Sono rimasto vicino al confine in un convento”. Ma non è rimasto con le mani in mano. “Nei primi giorni di guerra c’erano lunghissime file di profughi, soprattutto donne e bambini e anziani. Li ho aiutato insieme ai miei confratelli rifocillandoli con cibo e acqua – spiega – facevamo i panini e tutto quello che si poteva portare per sfamare nelle cucine del convento e poi tornavamo a distribuirli. Avanti e indietro per giorni”. “Adesso non c’è più quell’ondata di persone ma continuiamo ad aiutare smistando gli aiuti umanitari che arrivano per la mia gente”. C’è tanto da lavorare insomma e padre Costantino non si è tirato certo indietro ma ora vuole tornare a Biella. “Sto valutando varie opzioni come quella di contattare la chiesa e il Vescovo per fare in modo che la situazione si sblocchi”.

- Advertisement -Nuova Società - sponsor

Articoli correlati

Nuova Società - sponsor

Primo Piano