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giovedì, 28 Ottobre 2021

Bergoglio come Gorbaciov e la crisi dei cattolici

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Moreno D'Angelo
Laurea in Economia Internazionale e lunga esperienza avviata nel giornalismo economico. Giornalista dal 1991. Ha collaborato con L’Unità, Mondo Economico, Il Biellese, La Nuova Metropoli, La Nuova di Settimo e diversi periodici. Nel 2014 ha diretto La Nuova Notizia di Chivasso. Dal 2007 nella redazione di Nuova Società e dal 2017 collaboratore del mensile Start Hub Torino.

Le dimissioni del cardinale tedesco cardinale Reinhard Marx sono molto più che un sasso in piccionaia in una fase quanto mai controversa in Vaticano. L’iniziativa pare aver accellerato immediate reazioni, come quella che ha portato a cambiamenti del diritto canonico in tema di abusi sessuali. Ma il clima Oltretevere resta teso è lo testimonierebbe anche l’ultima polemica tra il Santo Padre e la direzione dell’Osservatore Romano, pubblicata da L’Espresso, per non parlare del contrasto con i cardinali tradizionalisti con relative recenti dimissioni.

Com’è ormai noto l’arcivescovo sessasettenne, dell’arcidiocesi di Monaco e Frisinga, con una lettera aperta ha manifestato tutta la sua delusione e criticità verso un Pontificato in cui lui e molti avevano riposto grandi speranze di riforme. Ma ora questo strappo, dopo un lungo periodo di critiche, potrebbe dar spazio a una parola che non si ascoltava dai tempi del vescovo tradizionalista Lefebvre: scisma.  Anche se non pare proprio profilarsi all’orizzonte l’organizzazione di un nuovo soggetto cristiano. 

A otto anni, da quel 13 marzo 2013, in cui si il cardinal George Maria Bergoglio si insediò a capo della Chiesa, una nuova grana che stavolta arriva da sinistra. 

Al pontefice viene rimproverato che, a parte grandi pronunciamenti, manifestazione di buoni principi e un doveroso e parziale restyling interno, (in particolare per fronteggiare a inaudite storture finanziarie in una fase in cui le casse di San Pietro piangono), si sia rimasti fermi. “Si è ad un punto morto” è la esatta espressione dell’arcivescovo bavarese che invoca un nuovo inizio, di fronte ai grandi cambiamenti in corso nella società,  per una realtà ecclesiale sinodale e meno clericale.  

 Un quadro per i riformatori del centro Europa, che devono fronteggiare la Chiesa protestante, piuttosto deludente. Tante parole per una chiesa più aperta verso la società, qualche commissione di studio, grandi proclami di solidarietà e di pace, un fiero impegno ambientalista e in difesa della dignità umana in particolare verso profughi e rifugiati, dialogo aperto con gli ortodossi e con le altre confessioni.   Ma in concreto ben poco si è realizzato per le attese vere riforme.  Si pensi al delicato tema del sacerdozio femminile, con l’obiettivo di riscrivere le regole del ruolo delle donne nella Chiesa cattolica e soprattutto sulla possibilità per i preti di sposarsi. Oltre alle annose questione su divorziati e sacramenti. 

C’è delusione fra coloro che avevano sperato davvero in una grande svolta con questo nuovo papa tremendamente simpatico, venuto dalla “fine del mondo”. Un Papa che potrebbe apparire come quel Gorbaciov amato in tutto il mondo e non invece nella sua Russia che voleva riformare con giusta gradualità. 

Le grandi aspettative legate a Papa Francesco avevano dato frecce all’arco di chi, dopo tanti anni, aveva sperato in una svolta che finalmente avrebbe potuto metter fine al perdurante silenzio sul caso Orlandi. Come per il fratello Pietro che, speranzoso alla elezione del nuovo Papa, ricevette invece una doccia gelata rappresentata dalla frase: “Emanuela sta in cielo”.  Insomma nessuna apertura sulla vicenda della cittadina vaticana, sparita nel nulla nel giugno 1983. Nessuna parola è mai arrivata dietro le mura leonine sui dossier e su quello che rappresenta uno dei più grandi misteri del 900. Dossier che molti assicurano siano stati visti sui tavoli di alcuni porporati negli uffici della Santa Sede. Niente di niente e, come disse monsignor Becciu nel 2017: “per noi è un caso chiuso”.  

Insomma delusione, da un lato per le mancate attese riforme, anche se c’è chi loda Bergoglio come uno dei pochi che dica ancora “qualcosa di sinistra” (accoglienza rifugiati, dignità umana, pace, rispetto delle minoranze in Cina, in Africa, in Siria e ovunque).

Restano invece fortissime e costanti le pressioni di una destra ultraconservatrice, post trumpiana, e sovranista in Europa che vede in Bergoglio il nemico numero uno, dipingendolo quotidianamente come un pericoloso sovversivo rosso, un’eretico apostolo del globalismo, del dialogo interreligioso e non solo. Un sentimento diffuso anche nella destra sovranista italiana. Basta dare uno sguardo ai commenti espressi sul web dai follower del leader felpato, ora distributore di rosari mariani, (che fino a poco tempo fa indossava la mascherina inneggiante a “Trump”), per misurare il diffuso livello del livore contro Bergoglio. 

Si tratta di un’area complessa che non solo punta al ritorno della tradizione (in stile lefebvriano) contraria ad ogni discorso ecumenico, di dialogo aperto verso le altre confessioni e non solo. Oggi all’area di fatto di destra estrema sovranista (per nulla liberale e europeista) si è avvicinata gran parte, di quel mondo prima new age e poi no vax che, pur partendo da posizioni ecologiste e libertarie, ha sposato in pieno iniziative e deliri di Trump e dei QAnon contro il nuovo ordine mondiale,  puntando  il dito contro i rettiliani che controllano il mondo. 

In ogni caso Reinhard Marx, sinistra o destra la Chiesa è in crisi. Le attese riforme sarebbero essenziali per riportarla al passo con una società sempre più laica, fronteggiando  un drammatico calo di vocazioni e di partecipazione alle funzioni religiose.  Una società che però manifesta un altissimo e diffuso bisogno di spiritualità spesso da parte di chi ignora o è indifferente ai dettami canonici.

“Tolleranza zero” la riforma di Bergoglio 

Tornando all’arcivescovo di Monaco,  il suo j’accuse evidenzia l’assoluta insufficienza delle misure per contrastare la piaga degli abusi sessuali.  Un’azione non adeguatamente supportata all’interno della Chiesa.  Insomma uno stallo. 

Tuttavia la reazione veemente di Francesco c’è stata ed  ha portato, dopo anni di “commissioni di studio”, ad un inasprimento delle pene e a interventi che hanno rivoluzionato il diritto canonico, rivedendo la  Costituzione apostolica Pascite Gregem Dei,  introducendo quei crimini contro la dignità della persona. Insomma tolleranza zero e un nuovo approccio verso gli abusi sessuali.  Ora pedofilia ed abuso nei confronti di minori entrano fanno a pieno titolo parte dei crimini contro la dignità della persona. Un bel passo avanti rispetto al concetto di reati  per violazione degli obblighi della vita consacrata.

Un discorso che è stato affiancato dall’introduzione della corruzione in atti d’ufficio e l’occultamento di eventuali irregolarità all’autorità legittima, e che ora comprende il reato di omissione di denuncia. Tornando al caso Orlandichi sa, chi ha visto chi ha trattato ed ha taciuto per 38 anni potrebbe ora essere messo sotto accusa ai sensi del diritto canonico.  Com’è noto davanti al diritto vi è la volontà politica. Ma si tratta di un passo avanti attraverso cui Papa Francesco ha reagito prontamente a chi lo dipingeva debole.  Lo scontro continua. 

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