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venerdì, 24 Maggio 2024

Area ex Gabrio, Amici di via Revello: “Mentre gli altri litigano noi presentiamo progetti”

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di Bernardo Basilici Menini

Nelle scorse settimane si è parlato di un caso, divenuto politico, intorno all’area dell’ex Gabrio di via Revello. Nella questione era stata coinvolta l’associazione Amici di via Revello, nata nell’ottobre 2013 per la «tutela del patrimonio storico, della salute e della vivibilità del quartiere San Paolo/Cenisia e dei suoi abitanti». “Amici di via Revello” interviene oggi nel dibattito, per tramite del suo membro Fiorella Paradiso.

Da dove nasce e cosa è il progetto via Revello beni comuni?

Nasce dal esigenza dei soci dell’associazione e dagli altri cittadini che sentono la mancanza di uno spazio verde. Nell’attesa che finisse la bonifica area del Gabrio, nell’estate 2016, abbiamo preparato un questionario con delle domande rivolte agli abitanti del quartiere per conoscere la percezione di questo. Una parte importante del questionari era sapere cosa volessero al posto dei cantieri di riqualificazione, che sono moltissimi e prevedono pochi spazi verdi e di socializzazione. Dal questionario è emersa principalmente la mancanza di verse, di luoghi di aggregazione e di biblioteche. In base al regolamento sui Beni comuni, a inizio dicembre abbiamo preso contatto con gli uffici per capire come presentare un progetto che contenesse gli indirizzi degli abitanti su come allestire l’area verde di via Revello. Abbiamo avuto un primo incontro, poi ripetuto nella commissione di Circoscrizione con gli assessori Giannuzzi e Montanari. In quella circostanza abbiamo presentato il nostro progetto per la gestione condivisa dell’area, in modo che questa resti verde e non venga data in concessione per altre strutture. Il regolamento sui Beni comuni, peraltro, non prevede le classiche concezioni, ma tutt’altro, cioè che le associazioni e anche i gruppi informali possano accordarsi con l’amministrazione su come prevedere la gestione di un’area.
Le proposte del nostro progetto sono tantissime: oltre a quelle che ho già citato ci sono uno spazio per lo scambio dei libri, l’allestimento di aree giochi, un’area cani, proposta da un gruppo informale, attività aggregative, proiezioni di film e documentari, un orto, magari coinvolgendo le scuole della zona. L’esigenza è quella di uno spazio che sia davvero libero e fruibile in maniera gratuita, anche perché gli altri soggetti della zona, come le società sportive o le bocciofile, chiedono di tesserarsi per poter entrare negli spazi, dato che li hanno avuto grazie a una concessione. Ripeto: non vogliamo uno spazio privatistico, ma uno aperto a tutti i cittadini.

Ma la questione è diventata politica nel tempo..

Noi vediamo maggioranza e opposizione che battibeccano tra di loro mentre il giardino è ancora chiuso e noi stiamo cercando di aprirlo. Per questo non vogliamo essere messi in mezzo strumentalmente: vogliamo che si parli del progetto. Se ci devono tirare in ballo lo facciano per parlare di quello.

Quali sono i passi che vi aspettate dall’amministrazione per sostenere il progetto?

Anzitutto ci aspettiamo che smettano di battibeccarsi e che si inizi a parlare dell’area. Vogliamo che al centro ci siano i progetti e vorremo essere chiamati dal Comune e dalla Circoscrizione se sono previsti percorsi partecipativi. Noi non abbiamo bypassato nessuno: abbiamo presentato un progetto e vogliamo capire come metterlo in atto. Ci siamo serviti degli strumenti democratici previsti, ad esempio dal regolamento sui Beni comuni, che prevede che si posso proporre progetti per quell’area.

Le politiche urbanistiche dell’amministrazione Appendino rispondono alle richieste del quartiere in tema di verde e luoghi pubblici?

Per adesso no. Vuoi per il lascito della vecchia giunta, vuoi per le esigenze di bilancio, si continua a seguire un modello di sviluppo che, per fare cassa ed evitare il dissesto, cerca capitali per costruire case e supermercati, a scapito di servizi e diritti. E’ un modello di sviluppo sbagliato: questa amministrazione rischia di fare quello che ha fatto la vecchia e cioè di non pensare ai bisogni della città. Siamo ancora pieni di cantieri e se ne prospettano ancora per costruire sempre nuovi edifici, tra cui supermercati, mentre qui abbiamo i piccoli negozi e i mercati che funzionano benissimo. Non so se in campagna elettorale siano state dette queste cose, ma il bilancio non può essere l’unica scusa: i conti si vedono in base a necessità reali.

Uno dei cartelli appesi dagli Amici di via Revello nell'area ex Gabrio
Uno dei cartelli appesi dagli Amici di via Revello nell’area ex Gabrio
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