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martedì, 23 Luglio 2024

App anti-Covid: limitazioni per chi non la userà

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Nuova Società nasce nel 1972 come quindicinale. Nel 1982 finisce la pubblicazione. Nel 2007 torna in edicola, fino al 2009, quando passa ad una prima versione online, per ritornare al cartaceo come mensile nel 2015. Dopo due anni diventa quotidiano online.

Immuni, l’app creata dalla Bending spoons di Milano, è stata scelta dal Gruppo di lavoro nominato dalla ministra per l’Innovazione, Paola Pisano, tra le oltre 300 proposte sul ‘contact tracing’ arrivate. In soldoni, è l’applicazione selezionata dal Governo per il tracciamento dei contagi da Coronavirus. Probabilmente l’uso rimarrà su base volontaria, ma chi sceglierà di non scaricarla potrebbe avere delle limitazioni negli spostamenti. Un incentivo per raggiungere quel 60% di adesioni che viene considerato la soglia minima per garantire l’efficacia del sistema.

Raffaele Volpi, presidente del Comitato Parlamentare per la sicurezza della Repubblica (copasir), è pronto a convocare in audizione il commissario straordinario Domenico Arcuri per saperne di più sia sull’“architettura societaria” dell’azienda titolare del progetto che sulle “forme scelte” per l’affidamento e “la conseguente gestione dell’applicazione”.

Nel weekend, i componenti del Copasir Antonio Zennaro (M5S) ed Enrico Borghi (Pd), hanno chiesto che il Comitato si occupi della app. Richiedono adeguate assicurazioni sia sul piano normativo in merito ai dati sensibili come quelli che l’app può incamerare, sia “sotto il profilo del suo impatto sul sistema complessivo delle libertà, delle garanzie e della certezza che non vi possano essere soggetti ostili all’interesse nazionale nello sviluppo della applicazione”.

Italo Levante

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