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sabato, 15 Agosto 2020

“Angeli e Demoni”, lavaggio del cervello ai bambini per toglierli ai genitori. Negli affidi illeciti coinvolta onlus torinese

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Andrea Doi
Andrea Doi
Giornalista dal 1997. Ha iniziato nel '93 al quotidiano La Nuova Sardegna. Ha lavorato per Il Manifesto, Torino Sera, La Stampa. Tra le sue collaborazioni: Luna Nuova, Il Risveglio del Canavese, Il Venerdì di Repubblica, Huffington Post, Avvenimenti e Left. Dal 2007 a Nuova Società, di cui è il direttore dal 2017.

Tra gli indagati dell’inchiesta “Angeli e Demoni”, coordinata dalla Procura di Reggio Emilia, ci sono anche gli psicoterapeuti di una onlus torinese. Si tratta di Claudio Foti, 68 anni, e Nadia Bolognini, 42 anni, rispettivamente responsabile e psicoterapeuta della onlus “Hansel e Gretel” di Moncalieri e di un altro psicoterapeuta della stessa struttura.

I carabinieri si sono presentati qui questa mattina per sequestrare computer e documenti, mentre ai cronisti la segretaria della onlus ripete che non pensa che le accuse siano vere, visto che si tratta, secondo lei, di «persone oneste. Questo è un centro che lavora da trent’anni e sono convinta che loro siano persone più che pulite». E aggiunge che «è tutto da dimostrare».

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Un’inchiesta quella che prende il nome dal celebre libro di Dan Brown, che ha portato a sedici avvisi di garanzia e ha messo in luce un illecito sistema di gestione minori per presunti affidi illeciti che avrebbero fruttato un giro di affari di centinaia di migliaia di euro.

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Una maxi inchiesta condotta tra Emilia-Romagna e Piemonte: sei persone sottoposte alla misura cautelare degli arresti domiciliari. Il sindaco di Bibbiano (Reggio Emilia) Andrea Carletti, del Partito Democratico, una responsabile del servizio Sociale Integrato dell’Unione dei Comuni della Val d’Enza, una coordinatrice del medesimo servizio, i due psicoterapeuti e un’assistente sociale dell’onlus torinese. Otto le misure cautelari di natura interdittiva, costituite dal divieto temporaneo di esercitare attività professionali nelle relative qualità di dirigenti comunali, operatori socio-sanitari ed educatori. Due misure coercitive del divieto di avvicinamento ad un minore hanno colpito una coppia affidataria accusata di maltrattamenti.

Per gli indagati le accuse sono, a vario titolo, di frode processuale, depistaggio, abuso d’ufficio, maltrattamenti su minori, falso in atto pubblico, violenza privata, tentata estorsione, peculato d’uso. Tra i reati contestati, in particolare, quello di lesioni gravissime ai minori in relazione ai traumi loro provocati.

Secondo gli inquirenti ibambini venivano allontanati in modo illegittimo dalle loro famiglie. Per fare questo venivano suggestionati psicologicamente. Un lavaggio del cervello che doveva servire a convincerli della cattiveria dei genitori o di abusi mai avvenuti.

Poi i bambini venivano affidati ad amici e conoscenti degli operatori dei servizi sociali. Tra gli affidatari anche i titolari di sexy shop e “persone con problematiche psichiche o con figli suicidi”. Secondo gli investigatori ci sarebbero stati due casi accertati di stupro nelle famiglie affidatarie ed in comunità.

Alcuni di quei bambini oggi sono adolescenti e “manifestano profondi segni di disagio (tossicodipendenza e gesti di autolesionismo”. Le indagini sono iniziate alla fine dell’estate del 2018 dopo che le autorità giudiziaria avevano registrato un aumento di denunce da parte dei servizi sociali coinvolti, per ipotesi di reati di abusi sessuali e violenze a danni di minori che sarebbero stati commessi dai genitori. Accuse che però risultavano infondate, ma questo non impediva ai servizi sociali coinvolti di proseguire nel percorso psicoterapeutico richiesto più volte.

Gli inquirenti intanto scoprivano i numerosi falsi documenti redatti dai servizi sociali con la complicità di alcuni psicologi: veniva diagnosticata una patologia post traumatica a carico dei minori, che serviva a garantirne la presa in carico da parte della onlus di Moncalieri.

“Il pagamento delle prestazioni psicoterapeutiche avveniva quindi in assenza di procedura d’appalto: gli affidatari venivano incaricati dai servizi sociali di accompagnare i bambini alle sedute private di psicoterapia e di pagare le relative fatture a proprio nome. Mensilmente le stesse persone che avevano i minori in affido ricevevano rimborsi sotto una simulata causale di pagamento, falsando così i bilanci dell’Unione dei Comuni coinvolti”.

Secondo i magistrati “i servizi sociali dell’Unione dei Comuni e l’associazione erano quindi legati a doppio filo”, scambiandosi favori.

“La onlus era affidataria dell’intero servizio di psicoterapia voluto dall’ente e dei relativi convegni e corsi di formazione, organizzati in provincia e alcuni dipendenti dello stesso ente ottenevano incarichi di docenza retribuiti nell’ambito di master e corsi di formazione tenuti sempre dalla onlus. Il sistema era talmente consolidato che ha portato all’apertura di un centro specialistico regionale per il trattamento del trauma infantile derivante da abusi sessuali e maltrattamenti (che di fatto è risultata una costola della onlus)”.

“In questa struttura, infine, veniva garantita l’assistenza legale ai minori attraverso la sistematica scelta, da parte dei servizi sociali, di un avvocato, anch’egli indagato per “concorso in abuso d’ufficio”, attraverso fraudolente gare d’appalto gestite dalla dirigente del servizio per favorirlo. Gli investigatori stanno ora vagliando le posizioni di decine e decine di minori seguiti negli anni passati proprio dai servizi sociali”.

«Una vicenda che fa inorridire – commenta Giuseppe Maina, direttore della clinica psichiatrica universitaria dell’ospedale San Luigi di Orbassano, sentito dall’agenzia stampa Adnkronos – Si tratta di una vicenda, se è possibile ancora più grave perché se le accuse fossero confermate, dalle indagini emergono due aspetti particolarmente raccapriccianti, e cioè che da un lato sono coinvolti minori e dall’altro psicoterapeuti che si avvalevano delle loro capacità professionali per manipolare persone che per la giovane età sono per definizione, indifese».

«Sono gravi le circostanze emerse in queste ore riguardanti l’inchiesta che vede coinvolte persone vicine al Centro Studi Hansel e Gretel Onlus – afferma in una nota, il Gruppo regionale M5S Piemonte ricordando che l’associazione ha beneficiato di un suo contributo relativo alla restituzione degli stipendi non percepiti dai consiglieri regionali pentastellati. In attesa della conclusione dell’iter giudiziario, i consiglieri regionali grillini si riservano la facoltà di richiedere il contributo erogato con l’intenzione di destinarlo, successivamente, ad un’altra realtà associativa attiva in Piemonte.

«Riempie di orrore apprendere che nell’indagine “Angeli e Demoni” contro un sistema istituzionalizzato di abusi su minori sia coinvolta anche una onlus torinese, oggetto di perquisizioni – commenta il consigliere regionale di Fratelli D’Italia, Maurizio Marrone – Se le indiscrezioni fossero confermate si tratterebbe di un’associazione che in passato ha beneficiato di patrocini regionali, è stata ospitata in sedi istituzionali con la partecipazione di assessori della precedente giunta di centrosinistra, avrebbe addirittura percepito fondi dalla restituzione degli emolumenti da parte di consiglieri Cinque Stelle».

«Spetta agli inquirenti approfondire la realtà dei fatti, ma fin d’ora possiamo affermare che la politica dovrebbe dimostrare maggiore cautela in attesa del completamento delle indagini: il posto degli orchi è in galera, ben lontano dai tappeti rossi dei palazzi istituzionali», conclude Marrone.

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