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lunedì, 27 Maggio 2024

Amiat: ecco perché è meglio affidarsi ai privati rispetto al pubblico

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Nuova Società nasce nel 1972 come quindicinale. Nel 1982 finisce la pubblicazione. Nel 2007 torna in edicola, fino al 2009, quando passa ad una prima versione online, per ritornare al cartaceo come mensile nel 2015. Dopo due anni diventa quotidiano online.

di Federica Scanderebech
Si è discusso oggi in Consiglio Comunale sulla parziale privatizzazione di Amiat, relativamente alla cessione parziale della partecipazione detenuta da FCT Holding s.r.l. pari al 31%. Amiat è la società partecipata del Comune di Torino che si occupa dei rifiuti urbani. Tale delibera è stata votata.
Le privatizzazioni di quote di società partecipate non riguardano esclusivamente la città di Torino ma è ormai un mutamento storico e culturale che si sta divulgando sempre più in tutta Italia e non ha colore politico. Vent’anni fa si sarebbe detto che questo modo di governare era appartenente alle forze di destra, oggi invece il contesto culturale delle forse di politiche anche di centro sinistra è mutato e sempre più vi è la consapevolezza del bilancio positivo che possa portare questo modo di governare e di affrontare la diminuzione del debito pubblico. Purtroppo, essendo appunto una trasformazione culturale e storica, c’è ancora chi si accanisce a pensare che tutto debba essere pubblico e che lo Stato e i Comuni si debbano sobbarcare tutte le istanze assistenziali, tra le quali anche che il pubblico debba fornire un lavoro a tutti. Ormai non possiamo più perseguire questo status operandi, ma dobbiamo affidarci agli investimenti privati e a una cultura sempre più basata sulla cultura civile e sociale di sussidiarietà.
Le privatizzazioni nel tempo hanno portato allo sviluppo dei mercati finanziari e alla diffusione dell’azionariato, si è anche visto un aumento di efficienza, redditività e produttività, questo ha generato più profitto e quindi più giro d’affari.
Non si deve essere preoccupati che i servizi vengano affidati a dei monopoli che verrebbero creati perché anzi al contrario questo modo frizzante di affrontare il problema può solo aumentare lo stimolo alla concorrenza di nuovi privati specializzati e sempre più tecnologici e moderni.
Chi si preoccupa sul mutamento occupazionale e sulla possibile riduzione dell’organico sbaglia nuovamente perché a cosa servono se no i contratti di servizio e le clausole che i Comuni specificano nelle trattative tra il Comune e chi subentra nella detenzione delle quote?
A voi la riflessione….

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