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domenica, 19 Maggio 2024

Alessia Rosati, caso riaperto: interrogatori e caccia ai testimoni

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Moreno D'Angelo
Moreno D'Angelo
Laurea in Economia Internazionale e lunga esperienza avviata nel giornalismo economico. Giornalista dal 1991. Ha collaborato con L’Unità, Mondo Economico, Il Biellese, La Nuova Metropoli, La Nuova di Settimo e diversi periodici. Nel 2014 ha diretto La Nuova Notizia di Chivasso. Dal 2007 nella redazione di Nuova Società e dal 2017 collaboratore del mensile Start Hub Torino.

Misteri irrisolti e cold case non esistono. Si tratta di situazioni in cui spesso non si è investigato o non si è voluto cercare a sufficienza. E’ soddisfatto, anche se cauto in attesa degli sviluppi, Fabrizio Peronaci, giornalista del Corriere della Sera, fondatore del gruppo Facebook Giornalismo investigativo per avere contribuito a riaprire il caso di Alessia Rosati. La studentessa romana della Facoltà di Lettere, sparita nel nulla a 21 anni il 23 luglio 1994, che era di casa negli ambienti della sinistra extraparlamentare, collaborando anche alla redazione di un periodico anticapitalistico.

Alessia Rosati è sicuramente caduta in una trappola in uno dei periodi più turbolenti per la vita politico sociale del nostro Paese, appena uscito da Tangentopoli, dallo scandalo dei fondi neri Sisde, mentre Berlusconi scendeva in campo. Il caso Rosati, che pareva ormai destinato a restare l’ennesimo mistero irrisolto, in una Roma in cui ogni anno spariscono centinaia di giovani, si è improvvisamente riaperto proprio a ventisei anni esatti dalla sparizione della ragazza del quartiere Montesacro. 

Dietro la ripresa dell’inchiesta giudiziaria, con interrogatori a tamburo battente, nuovi accertamenti e ricerca di testimoni, vi è l’impegno del giornalista Fabrizio Peronaci che, grazie al gruppo facebook giornalismo investigativo è riuscito ad aprire una finestra anche per i casi più controversi.

Questo dopo aver dedicato tante energie per seguire con passione (e con due libri) il caso Emanuela Orlandi. Una ricerca avvalorata dalla pubblicazione della sua ultima fatica editoriale “Morte di un detective a Ostiense e altri delitti” (Typimedia Editore), che sviluppa in modo originale e approfondito tredici cold case avvenuti sulla piazza romana, tra i quali vi è quello dedicato alla Rosati.

Anche in questa misteriosa vicenda spunta, come nel caso Orlandi, la figura del fotografo Marco Fassoni Accetti che avrebbe indicato con precisione la pista guerra interna tra fazioni Sisde come causa della scomparsa della ragazza, finita in un giro terrificante di ricatti.  Accetti è colui che si è autoaccusato del rapimento Orlandi e che nel 2013 fece ritrovare il flauto poi incredibilmente distrutto in Procura a Roma. Il fotografo, interpellato sulla vicenda ha dichiarato di aver già espresso agli inquirenti quello che era a sua conoscenza e di non avere per il momento altro da aggiungere.

In ogni modo è di rilievo che, proprio sulla base di nuovi elementi emersi sul caso Rosati, la Procura di Roma abbia riaperto e intensificato le indagini ed il giornalista del Corriere sia stato lungamente ascoltato dal pm Alessia Miele che segue il fascicolo.

Il segreto istruttorio impedisce di avere ulteriori elementi e testimonianze ma certamente sussistono fattori che vanno oltre il possibile riferimento a Domenico Salazar che diresse il Sisde nel 1993 e 1994. 

Questo attraverso possibili errori, reiterati dalla ragazza, nella sua ultima lettera in cui si faceva cenno alla data della partenza per le vacanze indicando, stranamente, domenica invece che sabato, ma vi sarebbero anche altri verbi, parole del testo e ben altro al vaglio degli inquirenti. 

Svolte del genere rappresentano in ogni caso passi importanti in un Paese in cui si è quasi assuefatti a stragi, attentati, sparizioni che restano senza un colpevole o un mandante certo, in un mare di ipotesi valide solo per episodici servizi sui media.  

I misteri irrisolti non esistono. Una bella notizia per le tante persone che da anni attendono verità e giustizia. Per operare queste svolte occorre tanto coraggio e determinazione prima che testimoni, rimasti muti per decenni, si facciano avanti o nella speranza di un sussulto di coscienza.

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