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lunedì, 27 Maggio 2024

Accordo sulla fecondazione eterologa, Chiamparino ottimista. Nosiglia: “Un figlio non è un diritto, ma un dono”

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Nuova Società nasce nel 1972 come quindicinale. Nel 1982 finisce la pubblicazione. Nel 2007 torna in edicola, fino al 2009, quando passa ad una prima versione online, per ritornare al cartaceo come mensile nel 2015. Dopo due anni diventa quotidiano online.

Tema caldo quello della fecondazione eterologa, che oggi con le dichiarazioni di Sergio Chiamparino torna a far discutere. Domani, durante la Conferenza delle Regioni, il governatore del Piemonte, si cercherà di definire le tempistiche per un accordo con le altre regioni italiane.
Prima però, Chiamparino incontrerà il ministro della salute Beatrice Lorenzin, per chiedere al Governo di stringere i tempi. Tra i punti cardini da chiarire, ci sono sicuramente i criteri per il reclutamento dei donatori e delle donatrici, l’età, il numero dei figli che ciascun donatore può avere, se e in che modo avranno diritto ad un compenso o un rimborso e ultimo, ma non meno importante, il diritto all’anonimato.
Preoccupato l‘arcivescovo di Torino Cesare Nosiglia: «Si direbbe che in Italia le questioni di rilevanza bioetica vengano gestite nei tribunali anziché nelle appropriate sedi legislative» commenta in un intervista al settimanale diocesano “La Voce del Popolo”, in uscita domani.
Ironizzando poi sul fatto che il detto “di mamma ce n’è una sola” possa cambiare, il monsignore continua sottolineando che per far si che una famiglia sia serena, debba essere prima di tutto «promossa nella sua identità naturale e sociale». Avere un figlio inoltre, sottolinea l’arcivescovo «non è un diritto, ma un dono». Secondo Nosiglia, dopo la sentenza della Corte Costituzionale del 9 aprile scorso che ha dichiarato illegittimo il divieto dell’eterologa, è «doveroso che al più presto vengano date norme sicure, per evitare il Far West, le derive eugenetiche e l’instaurarsi di un subdolo mercato procreativo animato dalla “patologia del desiderio” e dalla logica del figlio a tutti i costi».
 

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