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martedì, 28 Maggio 2024

9 dicembre tra divieti e intimidazioni

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Nuova Società nasce nel 1972 come quindicinale. Nel 1982 finisce la pubblicazione. Nel 2007 torna in edicola, fino al 2009, quando passa ad una prima versione online, per ritornare al cartaceo come mensile nel 2015. Dopo due anni diventa quotidiano online.

Da Torino a Siracusa la mobilitazione è generale. Quanto i timori e le incertezze. Lo sciopero che parte questa sera con il blocco degli autotrasporti e che dovrebbe protrarsi fino al tredici dicembre, e incrociare dunque il voto di fiducia al governo Letta fissato per l’undici, nasce da un’esasperazione.
Un’esasperazione che però secondo il ministro alle Infrastrutture e ai Trasporti Maurizio Lupi non ha motivo di esistere, ricordando a chi «ostinatamente vuole fare questo sciopero a tutti i costi, i numerosi incontri al ministero» a cui hanno presenziato lui stesso e il sottosegretario Rocco Girlanda. Il ministro, in una nota, elenca i risultati raggiunti a fronte delle richieste delle associazioni degli autotrasportatori: «È stato mantenuto il recupero dell’accisa sul gasolio, è stato rifinanziato il fondo per il sostegno al settore, è stato aperto un tavolo di confronto per i problemi degli autotrasportatori delle isole».
«Si tratta di risultati positivi – continua – infatti a fronte degli accordi sottoscritti tutte le associazioni sindacali di categoria hanno disdetto lo sciopero», che è stato invece confermato da una sola sigla, peraltro minoritaria, precisa la nota. «Chi intende strumentalizzare le giuste esigenze dei lavoratori di questo settore – conclude Lupi – è ovviamente libero di farlo, ma si assume la responsabilità di violazioni della legge e dei minacciati blocchi con cui si vuole tenere in scacco un intero Paese».
La reazione di Trasportounito
Decisa la replica di Maurizio Longo, segretario generale di Trasportounito: «Basta menzogne: il governo è l’unico responsabile dei danni economici (e sociali) che saranno causati dal fermo dell’autotrasporto. L’ultima bugia è quella paradossale del ministro Lupi secondo il quale non esistono motivazioni per la protesta perché’ tutte le richieste sono state accolte. Quelle dei suoi amici, non quelle della gente che lavora sulle strade».
«Basta bugie su infiltrati o rivoluzionari –prosegue Longo – che non appartengono alla sfera dei nostri rappresentati; la verità è che il Governo non ha voluto concedere quattro regole certe che Trasportounito ha chiesto per la sopravvivenza del imprese italiane di autotrasporto. Al contrario, il Governo ha preferito erogare 330 milioni di euro, che non finiranno certo nelle casse delle imprese di autotrasporto; ha preferito pagare, anziché fissare regole certo scomode per qualcuno, ma comuni e normali in qualsiasi paese evoluto dell’Europa».
«Considerato che la stragrande maggioranza delle imprese di autotrasporto, a prescindere dall’associazione di appartenenza, la pensa esattamente come noi, va da se che il consenso alla protesta sarà maggiore delle aspettative», conclude Longo.
Tolto il blocco ai tir
Intanto il governo gioca d’anticipo, e con una mossa inaspettata ha tolto il divieto domenicale di circolazione dei tir che dalle 18, anziché dalle 22, possono transitare sulle autostrade e guadagnare ore preziose per portare a destinazione soprattutto i carichi deperibili. Dalle 22 inizieranno i primi presidi del fronte minoritario dell’autotrasporto in lotta, affiancati da Cobas del latte e del mais, e altri gruppi. Un affronto alle regole che ha spinto il Garante degli scioperi a promettere sanzioni per chi manifesta prima della mezzanotte, dal momento che l’agitazione era stata indetta a partire da domani.
«Agiremo comunque nel rispetto delle regole, vogliono farci passare come eversivi. Forse disorganizzati, ma siamo una forza massiccia», sottolinea Danilo Calvani, leader dei forconi dell’agro pontino, cercando di prendere le distanze dall’abbraccio di Forza Nuova e Casapound che ha allarmato il Viminale per il rischio di infiltrazioni da destra. Mariano Ferro che guida i forconi siciliani, sembra essere sceso a compromessi dopo i segnali di tolleranza zero da parte delle prefetture pronte a far uso di idranti, e annuncia che non ci saranno blocchi. Solo volantinaggi e comizi. Ma in Sicilia rimane l’allerta anche per le minacce mafiose alle organizzazioni che non sciopereranno e che rappresentano il 95% dei camionisti, mentre in altre parti d’Italia molti commercianti avrebbero ricevuto intimidazioni perché tirassero giù la serranda.
Intanto però molti esercenti e cittadini hanno iniziato a fare provviste e non solo: una delle preoccupazioni più diffuse, a ricordo dello sciopero generale di un paio di anni fa, riguarda i rifornimenti di benzina.

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