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sabato, 19 Settembre 2020

Urbanistica a Torino: Montanari sfida Lo Russo

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Riccardo Graziano
Riccardo Graziano
Figlio del boom demografico e dell'Italia del miracolo economico, vive con pessimismo non rassegnato l'attuale decadenza del Belpaese. Scopre tardivamente una vocazione latente per il giornalismo e inizia a scrivere su varie testate sia su carta stampata sia su web.

Confronto serrato fra l’Assessore all’Urbanistica e Vicesindaco Guido Montanari e il suo predecessore e ora capogruppo Pd in Consiglio comunale Stefano Lo Russo, in uno dei primi appuntamenti della nuova stagione delle Officine Corsare, circolo Arci adiacente al campus Luigi Einaudi. Molte le tematiche affrontate, in una città nella quale la pesante deindustrializzazione ha imposto un vasto ridisegno urbano, sul quale le visioni della nuova Giunta spesso collidono con le scelte effettuate precedentemente.

L’Assessore Montanari ha esordito criticando lo sviluppo edilizio degli ultimi anni, pensato a suo dire più per soddisfare interessi privati di rendita immobiliare che tenendo conto delle reali necessità del territorio. Accusato spesso dagli oppositori di ragionare in maniera ideologica, Montanari ha ribaltato la questione asserendo che le scelte delle amministrazioni precedenti erano viziate da un’ideologia improntata a un “iperliberismo” che puntava a sostituire il declino industriale con uno “pseudo-sviluppo” basato sull’edilizia, col risultato di sostituire le zone produttive dismesse con un surplus di edifici abitativi di scarsa qualità e con una miriade di centri commerciali grandi e di medie dimensioni che hanno ampiamente saturato la domanda, andando a impattare sul commercio locale al dettaglio. Inoltre, in alcuni casi si è preferito costruire ex-novo su terreni liberi, piuttosto che puntare sulla riqualificazione di aree già edificate, salvo poi ritrovarsi con molte unità immobiliari invendute, a causa di un’offerta di mercato enormemente superiore alla domanda.

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L’ex Assessore Lo Russo ha evidenziato che la deindustrializzazione degli ultimi decenni è stata vista dalle Amministrazioni precedenti come una grande opportunità per mettere in campo trasformazioni strutturali quali il passante ferroviario o la tanto attesa linea di metropolitana, riconoscendo al tempo stesso che all’epoca vi erano molte più risorse pubbliche disponibili per grossi investimenti di questo tipo. Tuttavia rivendica l’assegnazione nel 2016 alla Città di Torino del premio Inu (Istituto Nazionale di Urbanistica) per il miglior rapporto tra pubblico e privato, componente quest’ultima che oggi vive una crisi profonda, probabilmente anche a causa dello sviluppo ipertrofico e sovradimensionato degli anni precedenti, ma che non deve essere demonizzata, bensì tenuta in considerazione per eventuali progetti di rigenerazione urbana, stante la totale assenza di fondi statali da destinare a tali scopi.

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Pronta la Replica di Montanari, che ha denunciato un sostanziale snaturamento dell’Inu dalle visioni iniziali, tale da incrinarne l’autorevolezza, e ribadendo che a essere favorita è stata non tanto l’imprenditoria, quanto la rendita fondiaria, che è stata ampiamente premiata dalla rivalutazione finanziaria delle aree, mentre il mercato immobiliare finiva per collassare sotto l’eccesso di offerta e le risorse pubbliche subivano un pesante impoverimento, sia in termini di quantità di suolo utilizzabile, sia per i fondi liquidi a disposizione. Innegabile inoltre che le minori risorse economiche a disposizione dei Comuni derivino da scelte politiche a livello nazionale: significativo il fatto che, ad esempio, per il “piano Periferie” le Amministrazioni di tutta Italia debbano contendersi circa 500 milioni di euro, meno di un terzo rispetto a quanto stanziato per le spese militari, in un’ottica di priorità perlomeno opinabile.

Entrando nello specifico, Montanari è ampiamente favorevole al progetto, già impostato dai predecessori, di trasformare il Valentino in un “campus diffuso” dalla Facoltà di Architettura inserita nel Castello alla zona di Torino Esposizioni, con la partecipazione di Università e Politecnico, mentre resta fortemente critico sulla privatizzazione di Palazzo del Lavoro con l’inserimento di un’ennesima galleria commerciale e sulla analoga trasformazione prevista per l’area ex-Westinghouse. A fronte dell’esortazione di Lo Russo di prendersi la responsabilità di fermare i progetti non condivisi con apposite delibere, Montanari ha evidenziato la criticità di trovarsi con le entrate di tali progetti già messe a bilancio dalla Giunta precedente, il che implicherebbe il rischio di finire “in rosso” in caso di stop di tali progetti. Questo perché – ha proseguito – l’edilizia “è stata usata come un bancomat” per reperire fondi, e ora bloccare progetti già approvati potrebbe creare un danno erariale. Mentre il mandato ricevuto dal sindaco Appendino – conclude Montanari – è stato di “bloccare tutto ciò su cui la nuova giunta non è d’accordo, purché ciò non crei danni per i cittadini”.

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