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venerdì, 12 Luglio 2024

Un terzo dei negozi costretti a chiudere per contagio di dipendenti e titolari

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Nuova Società nasce nel 1972 come quindicinale. Nel 1982 finisce la pubblicazione. Nel 2007 torna in edicola, fino al 2009, quando passa ad una prima versione online, per ritornare al cartaceo come mensile nel 2015. Dopo due anni diventa quotidiano online.

Sempre più negozi e pubblici esercizi costretti a limitare servizi e orari, o addirittura a chiudere a causa della diffusione del Covid che colpisce titolari e dipendenti. Lo affermal’indagine di Confesercenti fra gli operatori di Torino e provincia che fotografa come il fenomeno si stia diffondendo rapidamente e che sarà prevedibilmente in crescita nelle prossime settimane. Tutto ciò provoca alle imprese l’ennesimo danno che – chiede Confesercenti – in qualche modo andrà ristorato.

“Già oggi – dice Giancarlo banchieri, presidente di Confesercenti – possiamo stimare un 10% di attività temporaneamente chiuse e un altro 30% in affanno“.

La chiusura riguarda soprattutto le piccole e piccolissime attività a conduzione famigliare che non hanno dipendenti: in questo caso, basta che sia colpito il titolare e l’attività si ferma; ma neppure la presenza dei dipendenti mette al riparo dalle difficoltà: meno personale significa dover riorganizzare e aumentare i turni dei dipendenti che rimangono in servizio, ridurre gli orari, essere costretti a garantire meno servizi alla clientela; succede anche che a essere infettati siano contemporaneamente il titolare e i dipendenti: in questo caso, il blocco è inevitabile. “Non dimentichiamoci – osserva Banchieri – che non tutte le competenze sono facilmente sostituibili: un cameriere, un pizzaiolo, un addetto di un laboratorio di macelleria, un commesso di un negozio di abbigliamento non si possono improvvisare e il titolare non può seguire tutto”.

“Purtroppo – continua Banchieri -, con la pandemia in rapido avanzamento è facile prevedere che questi numeri nelle prossime settimane si aggraveranno. Su questo tutti gli specialisti sono concordi: la riapertura delle scuole e la riprese piena delle attività e degli spostamenti dopo la pausa natalizia moltiplicheranno i casi. Il governo non ha varato nessun provvedimento di chiusura, ma una parte del commercio rischia un lockdown di fatto, e non si tratta di pochi giorni: date le note difficoltà legate ai tamponi, la chiusura può andare dai 7/10 giorni ai 20, con una perdita per le imprese non indifferente”.

Mentre i dipendenti che non lavorano hanno la normale “copertura malattia” garantita dall’Inps, il titolare che deve bloccare o ridurre l’attività non ha alcuna garanzia dal punto di vista economico: “A tutti i danni provocati da quasi due anni di pandemia – dice Banchieri  – si aggiunge anche questo: non è dovuto ad alcun provvedimento formale di chiusura, ma deve essere in qualche modo preso in considerazione. Per questo proponiamo l’immediata istituzione di una ‘indennità di chiusura o di ridotta attività’ basata sulle certificazioni di positività rilasciate in questi casi”.

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