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giovedì, 24 Settembre 2020

“Torino incontra il mondo”, ma non l’Africa

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Giulia Zanotti
Giulia Zanotti
Giornalista dal 2012, muove i suoi primi passi nel mondo dell'informazione all'interno della redazione di Nuova Società. Laureata in Culture Moderne Comparate, con una tesi sul New Journalism americano. Direttore responsabile di Nuova Società dal 2020.

Per due weekend (dal 15 al 17 e dal 22 al 24 marzo) i padiglioni del Lingotto si trasformeranno in un piccolo mappamondo per l’evento “Torino incontra il mondo”. Una kermesse organizzata dalla Srl “Idee in fiera”, già creatrice del “Festival dell’Oriente”, e dall’associazione “Musica e Folklore”, in cui però manca un pezzo: infatti tra gli stand e gli eventi in programma non c’è nulla che rimanda all’Africa.

Ma vediamo di capire qualcosa di più. 73 mila metri quadrati, 34 stand per il Festival di culture più grande d’Europa. Costo per l’ingresso: biglietto intero 13 euro, ridotto 8 euro.

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Gli organizzatori, sul loro sito, lo descrivono come: «Un evento internazionale, un giro del Mondo all’insegna dell’allegria, della musica, dell’enogastronomia, delle tradizioni, delle eccellenze di alcuni dei paesi più affascinanti al Mondo. Un viaggio itinerante tra cultura, arte, tradizioni folklore, musica e sapori». Un format in realtà, che viene ripresentato in diverse città italiana, grazie ad un lavoro che coinvolge le varie associazioni delle realtà etniche e culturali presenti sul territorio.

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Un’idea, spiegano da “Idee in fiera”, che nasce dopo il successo del Festival dell’Oriente tanto che si è pensato di estendere l’esperienza alle diverse tradizioni culturali di nazioni che vanno dall’Irlanda al Giappone, passando per Usa e Sud America. Non manca nessuno. O quasi. Già, nel programma non c’è mamma Africa, tranne che per un momento dedicato ai balli tipici egiziani.

Una mancanza non da poco quella di un intero Continente che pur è in bella vista nelle immagini di mappamondo e planisferi che decorano il sito di “Torino incontra il mondo”. E pensare che l’evento ha anche il patrocinio del Comune di Torino, concesso dalla giunta il 15 gennaio scorso proprio all’associazione “Musica e Folklore”.

L’iniziativa per cui si richiede il patrocinio in realtà è nominata, appunto, “Festival dell’Oriente”, ma le date sono le stesse e come spiegano gli organizzatori quello è l’evento madre da cui sono nati tutti gli altri. Dunque possibile che nessuno si sia accorto che non è stato assegnato nessuno spazio alla cultura africana?

Una domanda che si è fatta anche Liuba Forte, la vice presidente dell’associazione “Panafricando”.

«Che senso ha chiamare una manifestazione “Torino incontra il mondo” ed escludere l’Africa, che tra l’altro è stata la culla della civiltà. Quello che è stato fatto è una vera e propria forma di discriminazione. Per giunta in un momento storico come quello attuale così delicato e complesso tralasci proprio una minoranza bersagliata», si chiede.

E la sua battaglia non finisce qui. Infatti Liuba Forte incontrerà anche gli assessori Alberto Sacco, Francesca Leon e Marco Giusta per chiedere spiegazioni a riguardo: «È vero che è un privato che organizza, ma mi piacerebbe capire come la cosa è stata presentata alla Città. A Torino ci sono diverse associazioni, da quella senegalese Ast, a Panafricando che da cinque anni organizza il Festival Panafricano, l’Associazione dell’Africa Sudsahariana, l’Associazione delle donne malgasce e maliane, e Amece della comunità marocchina: tutte queste sono realtà molto attive sul territorio e avrebbero potuto contribuire e lo stesso Comune avrebbe potuto segnalarle agli organizzatori», conclude Forte.

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