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martedì, 30 Novembre 2021

Torino 2021, Sganga (M5s): “Chi ci sottovaluta ancora una volta sbaglia”

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Andrea Doi
Giornalista dal 1997. Ha iniziato nel '93 al quotidiano La Nuova Sardegna. Ha lavorato per Il Manifesto, Torino Sera, La Stampa. Tra le sue collaborazioni: Luna Nuova, Il Risveglio del Canavese, Il Venerdì di Repubblica, Huffington Post, Avvenimenti e Left.

Valentina Sganga, capogruppo in consiglio comunale a Torino per il Movimento Cinque Stelle, tira le somme di questo mandato, che ha visto M5s amministrare la città. Ma domani?

Mentre centrosinistra e centrodestra sono quasi ai blocchi di partenza, o almeno hanno già iniziato la campagna elettorale, M5s a Torino, come spiega Sganga, sta lavorano al programma e a febbraio si conoscerà il nome non solo del candidato sindaco, dopo la rinuncia di Chiara Appendino, ma dell’intera squadra che proverà a replicare a quanto accaduto nel 2016. E la capogruppo avverte: “Chi ci sottovaluta, ancora una volta, sbaglia“.

Capogruppo Sganga, sta per finire il 2020 e anche il mandato di questa amministrazione M5s a Torino: è soddisfatta o no di quanto avete fatto?

Sono soddisfatta perché abbiamo innanzitutto rinnovato la classe amministrativa della Città, a partire dalla Sindaca per arrivare ai consiglieri, con tanti giovani e tante donne. Questo ha fatto sì che, dopo decenni di amministrazione di centrosinistra, finalmente nuove idee e nuovo temi si affacciassero sulla scena pubblica cittadina. Penso all’attenzione alle periferie con AxTo e i tanti microinterventi di agopuntura urbana per recuperare parchi e strade della nostra città a lungo dimenticati, alla questione ambientale che abbiamo finalmente declinato con un approccio davvero ecologista, soprattutto sotto il profilo della mobilità dolce, e a quella dell’innovazione come settore in cui investire per farne un motore di sviluppo capace di rilanciare la vocazione manifatturiera del Torinese.
Il rammarico, non lo nego, è aver lavorato con quell’enorme cappio al collo che è la situazione finanziaria precaria in cui versa il bilancio del nostro Comune, un’eredità passata, ma purtroppo sempre presente. Mi piacerebbe avere altri anni a disposizione adesso che i conti sono stati messi parzialmente in ordine.

Questa pandemia ha influenzato la vostra azione amministrativa?

Ogni tanto, scherzando per sdrammatizzare, ci siamo detti che probabilmente mancava solo l’invasione aliena e poi avevamo affrontato qualunque cosa in questo mandato. Ovviamente ci ha influenzato. Ormai, da quasi un anno a questa parte, cercare di tamponare le varie conseguenze sul piano economico e sociale della crisi sanitaria è la nostra priorità: lo abbiamo fatto con tutti gli aiuti, gli sgravi e le proroghe sui pagamenti che potevamo mettere in campo. Credo che la città, sia come amministrazione sia come cittadinanza, abbia risposto bene, tirando fuori il meglio di sé. Ad esempio, la rete di Torino Solidale, da noi ideata, è un modello unico di welfare territoriale e di comunità. Pensi che con l’appoggio del terzo settore, con realtà come l’Arci, le case del quartiere e le parrocchie, riusciamo ad aiutare 24.000 persone che si sono impoverite in questi mesi e a tenere contatti costanti con queste famiglie.

Molti vi accusano di non aver combattuto il “sistema Torino” anzi di esservi mischiati con esso. Cosa risponde?

Che è normale che un’amministrazione comunale sappia interloquire e trattare quando è necessario. Soprattutto se da parte di quel “sistema” dipende la tenuta del welfare e la possibilità di portare avanti azioni amministrative importanti. Penso ad esempio alla liberazione dell’ex Moi. L’apporto di soggetti esterni è stato, in termini finanziari e organizzativi, fondamentale. Ci siamo mischiati con il sistema? No, abbiamo semplicemente risolto un problema in città che altri non avevano avuto il coraggio di affrontare. E poi, sia chiaro, ci si mischia con un sistema quando c’è un vantaggio personale e noi orgogliosamente non ne abbiamo avuto nessuno, mai. Mettiamola così, siamo sempre i “grillini pezzenti che hanno conquistato il Palazzo 4 anni fa”, come qualche pezzo di quel sistema ebbe modo di sottolineare.

Sganga avete avuto anni molti burrascosi al vostro interno qui a Torino, con litigi e addirittura consiglieri che sono passati dal M5s all’opposizione, se l’aspettava oppure sperava di lavorare in maniera più serena?

Ho imparato in questi anni che la dialettica fa parte della democrazia e la arricchisce sempre. Per questo l’ho rispettata e difesa anche quando veniva dalla minoranza interna alla mia forza politica. Diciamo che non ci siamo mai annoiati!
Ma, mi lasci dire, chi ha abbandonato il Movimento ha sbagliato: si è fatto trascinare da chi puntava solo a dividerci, tradendo il mandato dei propri elettori. Ora mentre fanno opposizione a noi, regalano terreno a quelli che volevano combattere. Una strategia miope, per non dire altro.

Le elezioni ormai sono molto vicine, voi cosa farete? A quanto si può vedere sembrate un po’ indietro. Come vi state preparando?

A differenza degli altri partiti che si arrovellano da mesi sui nomi dei papabili candidati sindaco senza avere un progetto di città al di fuori di qualche slogan, noi abbiamo iniziato a lavorare sul programma per dare continuità a quanto fatto in questi anni e a quanto vorremmo ancora fare.
Il contrasto alla marginalità sociale, la cornice ambientalista e il rilancio manifatturiero rimangono i nostri fari. Abbiamo promesso di cambiare Torino nel 2016 e meritiamo di poter portare a termine i tanti progetti messi in cantiere.
Dopodiché, credo verso febbraio, sceglieremo la squadra: dal candidato sindaco fino ai consiglieri.

Voi e il Partito Democratico potrete mai replicare l’esperienza di governo nazionale anche a livello torinese?

Sono una sostenitrice del Governo Conte e dell’alleanza che attualmente lo supporta, ma non mischierei il piano nazionale con quello locale.
Il Pd torinese ha viziato in questi anni il dibattito con ideologismi nefasti: è legato ad un’idea di sviluppo insostenibile, basata ancora sul consumo di suolo e su opere faraoniche e inutili, ha irriso costantemente i tentativi di promuovere un’educazione ambientale attraverso forme alternative di mobilità all’auto privata ed è permeato da una sorta di avversione alla povertà che proprio non capisco. Non posso dimenticare che per anni ci hanno ripetuto che il reddito di cittadinanza era “un’elemosina indegna”, quando evidentemente per loro era degno essere la città del Nord con il più alto tasso di disoccupazione e avere decine di migliaia di giovani senza prospettive future e non potergli neanche garantire un aiuto sociale dello Stato.
È vero che la destra, nonostante i fallimenti lampanti della gestione Cirio in Regione, ora è un avversario più temibile rispetto al passato, ma noi non abbiamo bisogno di essere la stampella di nessuno.
Siamo ancora gli unici a portare avanti un progetto alternativo, a voler rendere Torino una città modello sul piano della solidarietà e della sostenibilità.
Chi ci sottovaluta, ancora una volta, sbaglia.

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