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martedì, 1 Dicembre 2020

Tesla a Torino, perché no?

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Torino, 15 novembre studenti assediano le banche

Torino: studenti in piazza in assedio alle banche. Tensione con la polizia che accenna ad una carica. © RIPRODUZIONE RISERVATA
Riccardo Graziano
Riccardo Graziano
Figlio del boom demografico e dell'Italia del miracolo economico, vive con pessimismo non rassegnato l'attuale decadenza del Belpaese. Scopre tardivamente una vocazione latente per il giornalismo e inizia a scrivere su varie testate sia su carta stampata sia su web.

La nuova giunta torinese, in carica da pochi mesi, ha un compito più ampio della semplice “buona amministrazione” rivendicata, a torto o a ragione, dai predecessori. Chi ha preso le redini della città promettendo una svolta radicale e il superamento del cosiddetto “sistema Torino” deve ora indicare nuove opzioni di sviluppo, atte a fermare il declino apparentemente inarrestabile del capoluogo subalpino e a favorirne il rilancio nel panorama nazionale e internazionale.

Per fare questo occorrono visioni lungimiranti e audaci, che indichino una direzione di lungo periodo ma al tempo stesso percorribile a partire da subito. Un’idea proviamo a lanciarla noi, ripromettendoci di approfondire con un articolo specifico sulla prossima edizione cartacea: passare da quella che era una città sostenuta dall’auto a una città auto sostenibile, capace cioè di ridurre drasticamente il proprio impatto ambientale. Quasi un’utopia, e certamente un progetto che necessita di tempi lunghi, ben superiori rispetto alla durata del mandato di un’amministrazione, ma che può essere una dichiarazione d’intenti nella quale incanalare energie, investimenti e azioni immediate.

 tesla2

Per esempio, aumentare la propria sostenibilità ambientale significa ridurre significativamente le proprie emissioni di anidride carbonica, il principale gas serra responsabile dei cambiamenti climatici, in particolare agendo sul settore dei trasporti. In questo senso, un notevole passo avanti è sicuramente rappresentato dalle motorizzazioni ibride ed elettriche le quali, pur con alcuni limiti e controindicazioni, rappresentano un’alternativa più “verde” rispetto al motore a scoppio. La città potrebbe dunque ripensare la propria vocazione motoristica su nuove basi: persa ormai di fatto la precedente produzione con la progressiva delocalizzazione di Fca-Fiat, si potrebbe far rinascere un “Distretto automobilistico 2.0” basato proprio sui veicoli elettrici.

È di questi giorni la notizia che Tesla, il produttore californiano più avanzato e innovativo del settore, sta pensando di aprire uno stabilimento in Europa. In molti si sono già fatti avanti, a partire dall’Olanda, poi Francia, Germania, Norvegia e Spagna. L’Italia, anche quella di Renzi, come al solito dorme, salvo poi recriminare sulla mancanza di investimenti stranieri qualificati nel nostro Paese.

Ecco allora l’idea: proporre con forza la candidatura di Torino, sia con mosse istituzionali che con azioni dal basso, come quelle messe in atto dagli spagnoli (petizioni, twitter, mail…). A muoversi dovrebbe essere, ancor prima del Governo, l’Amministrazione cittadina, contattando il titolare Elon Musk e mettendo sul piatto la possibilità di una doppia sinergia che Torino, unica in Europa, può vantare. Da un lato, uno dei migliori (ancora e nonostante tutto) distretti automotive d’Europa. Dall’altro, la presenza di Alenia, una delle più importanti aziende aerospaziali europee, in grado di dialogare con l’altro grande pilastro dell’impero di Musk, quella SpaceX che è la prima azienda privata a fornire servizi alla Nasa, e che ponendo una base a Torino potrebbe ambire a fare lo stesso per l’Esa.

Un’occasione ghiotta per l’imprenditore Elon Musk, imperdibile per una città in cerca di rilancio come il capoluogo sabaudo. Speriamo che l’Amministrazione a Cinque Stelle, che si dichiara sensibile a innovazione e ambiente, accolga il nostro suggerimento e si muove decisamente in questo senso.

Elon Musk
Elon Musk

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