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domenica, 26 Maggio 2024

Teatro Regio, si suona contro il commissariamento. In piazza anche l’ex Vergnano

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Sono scesi in piazza con gli strumenti per suonare contro la decisione della sindaca Chiara Appendino di commissariare il Teatro Regio di Torino.
Questa mattina i lavoratori dell’ente lirica si sono dati appuntamento per un presidio musicale sotto Palazzo Civico. “Sarebbe l’ennesimo passo falso di questa giunta sul teatro simbolo della città – affermano gli orchestrali – Il commissariamento affosserebbe il teatro, nessun commissariamento di ente lirico ha portato al suo rilancio. Inoltre la sindaca lo ha proposto senza sentire le parti”. 

A fianco dei lavoratori i politici e esponenti del mondo della cultura: in prima fila c’era la consigliera comunale e vicepresidente della Commissione cultura Chiara Foglietta. Ed è proprio lei che ha depositato venerdì una mozione contro il commissariamento, in cui si chiede, visto che il bilancio 2019 non è ancora stato approvato dall’assemblea dei soci”, che la sindaca s’impegni “anche in qualità di presidente della Fondazione Teatro Regio, a lavorare affinché vengano ripristinate le condizioni finanziarie tali da evitare il commissariamento”.
Foglietta si augura: “speriamo che la mia mozione svegli la maggioranza sui rischi in cui versa il teatro”. Infatti proprio alcuni della maggioranza potrebbero mettere in difficoltà la prima cittadina votando l mozione.

Tra i politici anche il segretario del Partito Democratico torinese Mimmo Carretta. Ma soprattutto in piazza c’era l’ex sovrintendente del teatro Regio, Walter Vergnano che, non entra nel merito delle scelte dell’amministrazione comunale ma spiega: “sono qui perché amo il teatro e amo i suoi lavoratori con il quali ho avuto l’onore di lavorare e affrontare difficoltà e momenti esaltanti. E, quando vuoi bene a qualcuno lo vuoi anche quando e’ in difficolta’”.

“Non si rilancia un teatro con il commissariamento – sottolineano le Rsu del Regio – semmai lo si mortifica, se ne compromette la qualità artistica e produttiva, condannandolo a una contrazione epocale o addirittura al rischio di non alzarsi più”.

“E con il teatro – continuano – si condanna l’intera città a perdere un altro simbolo fondamentale della propria storia, della propria identità culturale e del proprio prestigio. Suoniamo per la cittadinanza, condannando irrevocabilmente una decisione crudele che forse dovremo subire ma non accetteremo mai”, concludono. 

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