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lunedì, 19 Ottobre 2020

Tav, il ritornello di Di Maio, prima l’analisi dei costi

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Redazione
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Nuova Società nasce nel 1972 come quindicinale. Nel 1982 finisce la pubblicazione. Nel 2007 torna in edicola, fino al 2009, quando passa ad una prima versione online, per ritornare al cartaceo come mensile nel 2015. Dopo due anni diventa quotidiano online.

In modo meno tranchant di Toninelli, ma la sostanza non cambia. Anche perché la Tav è una ridotta sui cui il Movimento Cinque Stelle si sta cercando di compattare dopo i sussulti di queste settimane a livello nazionale.
Così Luigi Di Maio, a Torino per il caso Comital, con 130 operai che rischiano di rimanere senza reddito, sembra dire di voler lasciare una porta socchiusa che in realtà è già sprangata. «Non siamo contrari alla Tav a prescindere» dice ai cronisti per ribadire implicitamente: aspettiamo l’analisi costi benefici.
«I soldi si devono spendere per fare le opere, non fare le opere per spendere i soldi. Un concetto molto diverso da quello visto con la Tav in Val di Susa». Insomma, si cambia registro. Che poi vuol dire con ogni probabilità che l’opera verrà fermata o ridimensionata. Per questo mette le mani avanti con il fronte del sì che vede imprenditori piccoli e grandi in prima fila, schierati contro il Movimento Stelle a causa della Torino-Lione sottolineando che le risorse che il Paese risparmierà non andranno perdute: saranno investite altrove.
«Credo ci sia un grande malinteso, si pensa si vogliano togliere risorse alla città di Torino e alla Regione Piemonte. Questo è sbagliato vogliamo, recuperare i soldi per investirli dove serve». Che questi soldi, se ci saranno, finiranno al trasporto intelligente e sostenibile a cui accenna il vicesindaco di Torino Guido Montanari è tutto da vedere. Anche se Di Maio assicura: «Li utilizzeremo per il Metro 2 a Torino e per rilanciare le infrastrutture in questo territorio che ne ha bisogno».
Intanto dalla Francia il vicepresidente della regione Auvergne-Rhône-Alpes, delegato a seguire i lavori della Tav Etienne Blanc spiega al “Corriere della Sera” che il supertunnel non è in discussione per Parigi, semmai saranno ridiscussi aspetti minori, sulle cosiddette linee di adduzione, cioè le linee che portano alla galleria. Che è quanto ha detto ieri lo stesso Chiamparino in Regione invocando un confronto o in sua assenza un referendum.
«Il punto è il tunnel – ha detto Blanc – questo significa fare o non fare la Tav. E la Francia considera il tunnel sotto le Alpi una priorità. Poi – ha aggiunto – ci sono le vie di accesso, per esempio tra Lione e Saint-Martin-La-Porte».
«La Francia – garantisce il vicepresidente della regione confinante – ha chiesto di scaglionarle nel tempo e di fare alcune modifiche tecniche, ma questo non significa in alcun modo avere esitazioni sul fondo della questione. Per Macron e per i deputati della Regione la Lyon-Turin è un fatto acquisito».

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