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venerdì, 27 Novembre 2020

Sindaci della Val di Susa e No Tav avvertono Renzi: "Il Cipe non approvi l'opera"

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Torino: studenti in piazza in assedio alle banche. Tensione con la polizia che accenna ad una carica. © RIPRODUZIONE RISERVATA
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Nuova Società nasce nel 1972 come quindicinale. Nel 1982 finisce la pubblicazione. Nel 2007 torna in edicola, fino al 2009, quando passa ad una prima versione online, per ritornare al cartaceo come mensile nel 2015. Dopo due anni diventa quotidiano online.

di Moreno D’Angelo
La notizia è di quelle bomba. La via del Tav sarà spostata. I sindaci No Tav e gli ambientalisti, di fronte a quello che viene giudicato “un delirio progettuale”, hanno preso carta e penna e si sono rivolti con un documento a Renzi e alle istituzioni perché il progetto sia definitivamente accantonato. Ai noti temi della sostenibilità ambientale e dei costi si rischia di restare ora impantanati nel fumoso tunnel delle procedure.
Secondo quanto comunicato dal tecnico Luca Giunti del comitato scientifico No Tav una proposta del ministero delle Infrastrutture ha ipotizzato che lo scavo per il contestato Tav eviti l’area di Susa, difficile da controllare dal punto di vista dell’ordine pubblico, e coinvolga direttamente il cantiere di Chiomonte, passando per il tunnel geognostico della Maddalena. Una variante chi si stima comporterà costi aggiuntivi per 200-300 milioni di euro. Il chiaro obiettivo è quello di evitare lo stillicidio di episodi animato dai presidi dei tenaci contestatori all’opera.
Gli ambientalisti denunciano come questa variante dovrebbe comportare nuove valutazioni di impatto ambientale:«A Chiomonte è stato autorizzato un cantiere della durata di 5 anni, che è diverso da un cantiere più ampio, con un impatto maggiore e che soprattutto durerà almeno 15 anni». Viene inoltre precisato: «Nelle fasi precedenti il Cipe (Comitato Interministeriale Programmazione economica) aveva approvato il progetto preliminare con 222 prescrizioni, ma queste in buona parte non sono state ottemperate, altre solo parzialmente e altre ancora lo saranno soltanto successivamente. Viene quindi evidenziato come la legge preveda che il progetto che il Cipe intende approvare sia accompagnato dal cronoprogramma e dalla stima certificata dei costi dell’opera, incluso il tratto francese. Una valutazione quasi impossibile visto che, al momento, questi elementi o non ci sono o risultano molto carenti. Inoltre il documento degli amministratori e ambientalisti valsusini No Tav rileva come la Francia sia in ritardo con la progettazione». «Se fosse un’opera normale – osserva Gunti – ad esempio un palazzetto dello sport, una scuola, sottoposta alla valutazione del comune, il sindaco non si prenderebbe la responsabilità di proseguire malgrado le riserve dell’ufficio tecnico sulle prescrizioni non rispettate».
Oltre che al capo del Governo il documento-appello di 40 pagine, con relazione tecnica e giuridica, firmato dal presidente dell’Unione dei Comuni della Valsusa Sandro Plano, è stato indirizzato ai ministri di Trasporti, Ambiente ed Economia, a Sergio Chiamparino e, per conoscenza, anche alla Corte dei Conti. Corte che in passato si era espressa in maniera critica sul sistema ad alta velocità che drena risorse a scapito della gran parte degli utenti che sono i pendolari. Plano non usa mezzi termini nel ribadire il suo giudizio su questa opera definita “un delirio progettuale” e invita il governo a fermare il Tav come è stato fatto per lo Stretto di Messina, preso anche atto che il 26 febbraio scade il termine per presentare il progetto definitivo alla Ue. C’è da chiedersi in un contesto simile quale possa essere il progetto definitivo? Plano, a nome dell’Unione montana Valsusa, appoggiata dalle associazioni ambientaliste Wwf e Pro Natura, ha ribadito come il Cipe non possa approvare il progetto definitivo della Torino-Lione e in particolare del tunnel di base tra Saint Jean de Maurienne e Bussoleno: «non c’è certezza né dei costi, (in una forbice compresa almeno tra 8,3 e 12 miliardi, ndr), né dei tempi. E’ stata annunciata la notifica di una diffida al Cipe che si dovrà esprimere nei prossimi giorni in vista del vertice italo-francese del 24 febbraio e della scadenza del 26 febbraio per la richiesta del cofinanziamento europeo. Gli ambientalisti si mostrano quanto mai vigili e determinati. «Se ci saranno violazioni di legge non resteremo fermi, inattivi» ha concluso Plano, ricordando come oltre ai problemi ambientali e di vivibilità della valle, emergano problematiche che riguardano in modo sempre più forte gli aspetti procedurali. Al suo fianco il sindaco di Caprie Paolo Chiri, Alberto Poggio e Luca Giunti del comitato scientifico no Tav ed Emilio Delmastro, presidente di Pro Natura Piemonte.
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