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lunedì, 15 Luglio 2024

Serie A, oramai periferia d'Europa?

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Nuova Società nasce nel 1972 come quindicinale. Nel 1982 finisce la pubblicazione. Nel 2007 torna in edicola, fino al 2009, quando passa ad una prima versione online, per ritornare al cartaceo come mensile nel 2015. Dopo due anni diventa quotidiano online.

In tutti i baretti e nelle piazzette dell’Italia pallonara si sta parlando ovviamente parlando del totem “calciomercato”, spingendosi nel pronostico della futura squadra campione così come nella rassegna, più o meno gradita, delle “bombe di mercato” che hanno ci han fatto compagnia nella poco assolata estate nostrana. La discussione e il diverbio, la speranza e il pessimismo popolare contraddistinguono il secondo giorno di settembre, come ogni anno, nel genuino pettegolezzo sulla finestra di calciomercato giunta al gong finale nella serata di ieri, precisamente allo scoccare delle ore 23. Non un minuto in più né uno in meno: per 33 secondi è saltato il trasferimento di Joao Silva dal Bari al Palermo, così come non è andato in porto l’acquisto di Alvaro Gonzales dalla Lazio al Parma. Tempo finito, di acquisti e prestiti si tornerà a pensare a gennaio, nella finestra di mezzo della stagione calcistica, adibita per le riparazioni e per i saldi.
Anche questa estate di calciomercato ha fatto emergere la perdita di gradi del panorama calcistico italiano. Eclissi accompagnata anche dalla figuraccia della Nazionale ai Mondiali in Brasile, da quali l’Italia è uscita immediatamente, già ai gironi. Evidentemente la problematicità di cui tanto si discute, da tempo, non è solamente dipendente dalla potenza dei campionati della Premier inglese, della Liga spagnola e della Bundesliga tedesca, ma sconta anche i deficit strutturali presenti nelle società delle squadre italiane: mancanza di investimenti, mancanza di strutture, mancanza di ambizioni. Molto sembra ruotare attorno al denaro proveniente dai diritti tv, seguendo l’asettica imprenditorialità che considera il calcio come show normalizzato e pacificato da trasmettere in Hd, il che permette la sopravvivenza delle squadre ma condanna il pallone in un sistema malato che sfavorisce la passione del tifo e che, oggettivamente, sconta la mancanza di coraggio degli investitori fluttuanti attorno alla Serie A e dintorni.
Obiettivo pareggio di bilancio. Il verbo della cancelliera tedesca Angela Merkel ha ipnotizzato anche le società di calcio, in una sfida che difficilmente viene vinta, innanzitutto a causa della natura obsoleta dell’idea di calcio che viene da decenni perseguita, che quindi si propaga sulla povera condizione degli stadi, dei vivai, del marketing, etc. Il mercato dell’estate 2014 è stata l’ennesima dimostrazione del periodo di “vacche magre” del mondo pallonaro nostrano: le cessioni eccellenti sono state limitate, acquisti strabilianti non ne sono stati fatti, le nuove modalità di trasferimento imperniate sui prestiti hanno un poco cambiato le carte sul tavolo. Insomma, rivoluzioni non se ne sono viste: l’elemento più significativo è stata la riuscita difesa, per quest’anno, dei pochi fuoriclasse presenti in Serie A, allontanando quelle sirene inglesi e spagnole che hanno suonato soprattutto nelle orecchie dei dirigenti di Juventus, Fiorentina e Napoli; l’elemento più curioso è stato invece quello relativo alla miriade di modalità dei prestiti ottenuti per portare a casa qualche giocatorino e quanto mai per non spendere immediatamente soldi, prediligendo la corsia della cambiale (obbligo di riscatto tra uno o due anni) e della riabilitazione (ex top player bisognosi di rilancio).
La Serie A resiste, tiene posizione per non decadere nella periferia dell’Europa del pallone: la Roma a stelle e strisce è l’unica che si è positivamente smarcata dal mood triste del calciomercato italiano, il Milan ha proseguito la strada ingegnosa ma malfamata degli acquisti a parametro zero e delle cessioni prestigiose per evitare il rosso in bilancio, il Verona ha invece beneficiato dell’intelligenza di un direttore sportivo come Sean Sogliano, che ha venduto a peso d’oro Juan Iturbe e ha portato in città un personaggino del calibro di Javier Saviola, ex stella di Barcellona e Real Madrid. Comunque sia, seppur in una scena un po’ scombinata, che lo spettacolo inizi.

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