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giovedì, 30 Maggio 2024

Scontro Giunta-Circoscrizione 4 sull’intitolazione del giardino Schiapparelli

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di Bernardo Basilici Menini

Bilanci o meno, gli attriti tra Giunta comunale e Circoscrizioni continuano imperterriti. L’oggetto del contendere, questa volta, è l’intitolazione del giardino compreso tra via Caserta, via Dronero, via Macerata e via Savigliano, nel quartiere di San Donato. Il tutto a seguito della decisione dell’amministrazione cittadina di dedicare lo spazio verde a Ernesto Schiaparelli, uno dei massimi egittologi italiani.

La questione, sollevata dalla Circoscrizione 4, nasce dal fatto che il consiglio della stessa aveva approvato, lo scorso novembre, una mozione per sollecitare la commissione Toponomastica della Città a intitolarlo “I ragazzi di Utoya”, in memoria dei 69 giovani che nel luglio del 2011 persero la vita a causa dell’attentato dell’estremista di destra norvegese Anders Breivik.

Il problema non è solo il nome, ma le modalità, spigano dalla Circoscrizione 4: «Senza nulla togliere al grande egittologo che raccolse i reperti per quello che poi diventerà il Museo Egizio, è stucchevole constatare come la Giunta non consideri affatto quello che avviene nei territori».  «Il 14 marzo 2017 la Giunta pentastellata – dice Lorenzo Puliè Repetto, consigliere circoscrizionale – fregandosene di quello che avviene sui territori, decide, senza avvertire la Circoscrizione, di intitolare la stessa area al famoso egittologo. Un atteggiamento poco serio su un tema molto importante: l’identità di un territorio e la memoria da tramandare ai posteri».

«Se la Giunta vuole procedere con l’intitolazione a Schiapparelli dei Giardini di Via Macerata indichi alla Circoscrizione quale area intende dedicare alla memoria de “I ragazzi di Utoya” – continua Puliè Repetto – Non è una questione di quale giardino, la questione è che a 5 anni dai fatti di Utoya è doveroso ricordare il tragico evento e, al tempo stesso, richiamare la difesa di quei valori democratici fondanti della nostra Repubblica; Esprimere solidarietà e vicinanza alle vittime ed ai superstiti; ammonire i giovani, affinché aborrano metodi violenti e prevaricatori nei confronti degli avversari politici; aiutare i giovani ad avere fiducia nelle istituzioni e nei percorsi democratici e, in nome di questi, impegnarsi senza timori; ma soprattutto evitare che venga archiviato nell’indifferenza della coscienza collettiva della cittadinanza un atto così spietato ed organizzato in stile militare, da un terrorista cosciente del massacro compiuto, del quale non si è mai pentito e che ha sempre rivendicato».

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