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domenica, 17 Gennaio 2021

Rumori Fuori Scena. Binasco e la drammatica verità della commedia

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Carlotta Micol De Palma
Carlotta Micol De Palma
Attrice torinese. Diplomata nel 2005 al corso di Alta Specializzazione per Attori al Teatro Due di Parma e nel 2008 alla Fonderia delle Arti di Roma. Nel 2011 lavora con Giampiero Ingrassia, come attrice e aiuto regia. Nel 2011 docente del Laboratorio Teatrale “Facciamo che io ero...” al liceo Grassi di Latina. Nel 2016 a Torino con “Il mio viaggio” con il Teatro Stabile. Nel 2019 fonda DNA Dominanti Nature Artistiche.

Un atto unico in tre atti. Un altro appuntamento con il Teatro Stabile di Torino, questa volta con una commedia londinese del 1982 di Michael Frayn, “Rumori fuori scena”. Commedia allo stato puro. In scena una “normalissima” compagnia teatrale. Conoscendo bene sia il testo che la firma registica di Valerio Binasco, cerco di capire il nesso tra i due.

Ad accogliermi una sala piena, rumorosa, illuminata e una scena aperta. Gli attori vagano chiacchierando tra di loro sul palco in attesa che il pubblico si accomodi. Prendo subito posto in platea ed ecco l’annuncio dell’inizio spettacolo. Improvvisamente mi rendo conto di essere parte integrante di esso, a mio avviso iniziato già dall’ingresso del pubblico.

Ecco che ha inizio il Teatro nel Teatro.  Il primo atto racconta la prova generale, a tratti tecnica, di una compagnia di attori e del suo regista, non a caso interpretato dallo stesso Binasco.

In scena un’attrice, Dotty, (Milvia Marigliano), agitata e confusa, in preda al panico, terrorizzata al solo pensiero di dimenticare dentro o fuori scena il suo piatto di sardine, una giovane assistente alla regia, barese, Poppy (Giordana Faggiano), attenta e ligia al copione e Tim (Ivan Zerbinati), bizzarro direttore di scena tutto fare. In platea il regista attento e paziente, Lloyd.

Nel procedersi della prova, ecco che ci vengono presentati tutti i componenti della compagnia. Gerry (Andrea Di Casa), attore preparato e presente. Brooke (Francesca Agostini), bella e giovane attrice svampita; Frederick (Nicola Pannelli), attore concettuale che cerca sempre una ragione interiore per giustificare anche un solo piccolo suo movimento in scena, Belinda (Elena Gigliotti), attrice pronta a risolvere con “discrezione” ogni piccolo intoppo ed infine Selsdon (Fabrizio Contri), attempato attore con il vizio del bere. Comincio a riconoscere qualcosa di estremamente familiare.

Il quadro è composto. Piano piano si delinea l’intento registico di Valerio Binasco. Il testo agevola facilmente la risata, ma ciò che suscita in me il reale divertimento è il vedermi allo specchio. Lascio per un attimo il mio ruolo di critica per questa sera per ritrovarmi in scena al posto degli attori. Binasco serve al pubblico i problemi reali di una compagnia di attori, il diverso approccio che ognuno di loro ha con lo spettacolo, con le battute, con il regista e con i propri partner, la lotta contro il tempo, la stanchezza e la paura della prima e, tutto questo, risulta “naturalmente” comico. Non ci sono forzature o battute “servite”, la comicità sta, semplicemente, nella verità. Così termina il primo atto.

Stravagante e coerente la scelta di riaprire il sipario durante l’intervallo per mostrare al pubblico il cambio scena, come un piccolo assaggio di ciò che ci attende nel secondo atto. Ed è proprio qui che esplode la bravura degli attori. Siamo dietro le quinte, dopo due mesi di repliche. Gli equilibri sono cambiati. La compagnia è lasciata allo sbaraglio, il regista ha abbandonato le redini dello spettacolo. Il punto di vista è cambiato, assistiamo a ciò che avviene realmente dietro le quinte durante la messa in scena dello spettacolo. The show must go on. Ci troviamo davanti a dei veri e propri drammi personali fatti di intrecci ed equivoci che non riescono a svilupparsi del tutto perché interrotti dai tempi dettati dallo spettacolo che deve comunque andare avanti. In questo secondo atto la comicità la troviamo nella continua interruzione di quelli che potrebbero essere veri snodi drammaturgici, dai continui equivoci tra gli attori, dal rapporto passionale tra Lloyd e Brooke e l’innamorata Poppy, l’intreccio amoroso tra Dotty, Garry, Frederick e Belinda, e il continuo cercare, da parte di tutta la compagnia, di salvare Selsdon dalla tentazione del bere.

Notevole il ritmo serrato degli attori anche senza la presenza di battute, la dinamica pulita e chiara dei movimenti. Nonostante avvenga “l’impossibile”, non si perde neanche un piccolo passaggio.

Il silenzio viene interrotto dalle urla di Poppy che confessa a Lloyd di aspettare un bambino da lui. Una fine di secondo atto sospesa.

Ci troviamo così al terzo ed ultimo atto. Cinque mesi dopo. Ecco la firma di Valerio Binasco. Siamo di nuovo in scena. Assistiamo nuovamente allo spettacolo della compagnia. Ci accoglie come sempre la prima attrice, visivamente ed emotivamente provata, esasperata. Drammaticamente comica, ricorda l’immagine che ognuno di noi ha di un triste clown. Dotty è talmente oppressa dai suoi problemi personali che li riversa nel personaggio che interpreta fino a farsi dominare da essi.

Garry entra in scena ormai con l’intento di dominare il pericolo dell’intoppo cercando una spalla nella sua partner Brooke , che non risponde alle sue continue richieste di aiuto, talmente insicura da sembrare assente a ciò che accade intorno a lei, come se non ascoltasse i suoi interlocutori. Continua a ripetere le battute a memoria nonostante non siano coerenti con ciò che avviene in scena.

Frederick completamente assente e distratto non riesce a prendere parte alla pièce, Belinda cerca in tutti i modi di rimediare ai continui sbagli dell’intera compagnia, per poi abbandonarsi ad essi. Tim, il direttore di scena che cerca di “coprire” tutti i ruoli, per un motivo o per l’altro, mancanti. Ed infine, in scena approdano anche il regista Lloyd e l’assistente Poppy visivamente “in attesa”, completamente inermi.

Una serie continua di errori fa sì che il meccanismo si inceppi e questo crea la comicità di questo ultimo atto.

Ed è proprio in questo ultimo atto che si rivede il risvolto amaro e drammatico di Binasco.

Il dramma personale che vive ogni componente della compagnia è vero, reale, quotidiano.

Tutto può risultare comico, ma la comicità deriva sempre da una quotidiana verità drammatica.

Fino al 27 ottobre 2019 in scena al Teatro Carignano.

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