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martedì, 23 Luglio 2024

Recuperare la freschezza originale del Vangelo

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Nuova Società nasce nel 1972 come quindicinale. Nel 1982 finisce la pubblicazione. Nel 2007 torna in edicola, fino al 2009, quando passa ad una prima versione online, per ritornare al cartaceo come mensile nel 2015. Dopo due anni diventa quotidiano online.

Diversamente dalla consuetudine, Francesco non ha mai esposto, neppure nell’omelia della messa detta di intronizzazione, in modo ufficiale e solenne le linee programmatiche del suo ministero di vescovo di Roma e quindi di guida della chiesa cattolica. Ha preferito l’eloquenza dei fatti, lasciando che parlassero i suoi comportamenti ed il modo di espletare la sua funzione, solo frammischiando ad essi, sbocconcellate occasionalmente giorno dopo giorno, parole che illuminassero sulla sua visione della chiesa e sui termini del rinnovamento ecclesiale cui si era impegnato accettando l’elezione.
Oggi quel programma ha trovato la sua sintesi ed è leggibile nella sua interezza. Ciò che aveva finora detto l’ha raccolto nell’Esortazione Apostolica Evangelii Gaudium, conclusiva dell’Anno della Fede promosso dal suo predecessore. Uno scritto tutto suo, a differenza dell’enciclica Lumen Fidei da lui firmata, ma concepita e scritta da papa Benedetto coerentemente al proprio pensiero teologico. L’Esortazione offre una veduta complessiva del suo modo di intendere e vivere la chiesa, interessante più che per novità per il calore ed il coinvolgimento personale che da esso promanano, lungi da ogni arido intellettualismo. «Dal momento che sono chiamato a vivere quanto chiedo agli altri, devo anche pensare a una conversione del papato». L’Esortazione è un progetto di riforme strutturali coinvolgente, però, la conversione personale dal capo all’ultimo fedele.
Più che cancellarne il passato, Francesco vuole aprire la chiesa «ad una situazione nuova», all’oggi. Operare una «conversione pastorale» dal freddo dottrinarismo. Le porte delle chiese debbono essere sempre aperte a chi è in ricerca. Apertura ben raffigurata nell’invito a rendere l’eucarestia non solo premio per i virtuosi, ma anche sostegno per i deboli. Una chiesa povera che opta per i poveri. Povera anche di assiomi, ma ricca di “tenerezza”, presente nel mondo non per precettarlo, ma per offrire speranza.
Difficile raccogliere in breve i temi coinvolti nella Evangelii Gaudium. Unico, però, il concetto ispiratore: «recuperare la freschezza originale del vangelo». Nella predicazione della chiesa nulla è più ricorrente del richiamo al vangelo e nulla è meno presente nel suo vissuto. È ormai una litania abusata a cui tutti rispondono «Amen» e poi ognuno per la propria strada a proprio modo. Ma il peggio è che non tutto ciò che è profuso dai pulpiti delle chiese o dalle cattedre vescovili è vangelo. Non a caso Francesco precisa che la meta del ritorno deve essere il vangelo «originario». Si tratta di liberare la chiesa dalla coltre di ciarpami inquinanti l’insegnamento di Gesù in cui la sua lunga storia l’ha avvolta. Sarà per molte orecchie eretico, ma il complesso dottrinale ecclesiastico e il vangelo non combaciano come si vuol far credere. Francesco non lo tace e sembra seriamente deciso a dare l’abbrivo a questo recupero. Non più ciarlare di vangelo, ma riportarlo alla luce nella pienezza e freschezza originarie che sole lo rendono appetibile.
Si tratta, dice il papa, di trovare «nuove strade», «metodi creativi», di non soffocare l’insegnamento di Gesù in «schemi noiosi». È necessaria una «conversione pastorale e missionaria che non può lasciare le cose come stanno». Non si deve temere di rivedere consuetudini «non direttamente legate al nucleo del vangelo, alcune molto radicate nel corso della storia». «Mi è più cara una chiesa ammaccata, ferita e sporca a causa delle strade che ha percorso che una chiesa malata, chiusa nelle sue certezze e nella sua indolenza». Parole non di sciocchi alfieri di un’insensata rivoluzione intraecclesiale, ma parole d’un papa, prima disseminate qua e là, oggi raccolte in un documento ufficiale non più obliabile. Ciò che valeva un tempo non vale per sempre. Anche la verità ha un suo sviluppo: la schiavitù una volta legittimata oggi è delitto, esemplificava Francesco. Il divino che la chiesa rivendica non la sottrae all’umano e alla storia. Basta darle un’occhiata per convincersene. O la chiesa si rinnova o diventerà l’arca di un’ideologia sempre meno allettante. Francesco, eletto per cambiarla, ha indicato principi e percorso. Quanti Francesco ci vorranno per ritornare alla «freschezza originale del vangelo»?

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