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mercoledì, 29 Maggio 2024

Museo dell'Ambiente, la querelle Lavolta-Degiacomi approda in Sala Rossa

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Accuse pesanti, prontamente rispedite al mittente. Ben lungi dal placarsi, la querelle tra l’assessore all’Ambiente Enzo Lavolta e il direttore del museo “A come Ambiente”, Carlo Degiacomi, approda in Sala Rossa. Nell’attesa del dibattito, con annessa la votazione che dovrebbe segnare la destituzione dalla carica del numero uno del museo, in programma oggi alle 15, i toni si fanno sempre più roventi.
I fatti. Tutto inizia con l’accusa pubblica di Degiacomi, ex sindacalista della Cisl, che, durante l’ultimo consiglio direttivo di “A come Ambiente”, gestito da un’associazione partecipata da Comune, Provincia e Regione, ha attaccato il membro della Giunta Fassino, anche presidente del museo, sostenendo: «Mi ha costretto ad assumere due persone». Immediata è arrivata la replica di Lavolta, che ha respinto le parole del direttore bollandole come «tutte fandonie», sostenendo inoltre che l’altro le avrebbe pronunciate «per coprire le sue mancanze» nella gestione della struttura in corso Umbria.
Frasi con pesanti implicazioni. Da una parte, infatti, l’assessore accusa Degiacomi di aver “sistemato” il figlio Manuele, affidandogli senza gara d’appalto l’allestimento delle esibizioni svoltesi nel museo, d’altro canto l’accusa opposta è simile. Problema che sarebbe stato ovviato non rinnovandogli il contratto. Secondo il numero uno di “A come Ambiente”, il membro della Giunta avrebbe pilotato l’assunzione di una parente di una sua collaboratrice e la conoscente della sua compagna. L’assessore ha risposto con una minaccia di querela.
A complicare la già intricata questione si aggiungono le accuse a Degiacomi, che secondo lui sarebbero anonime, di alcuni dipendenti di corso Umbria, che gli contestano vessazioni verbali e maltrattamenti. Accuse che, come prevedibile, il direttore negato.
Intanto, mentre Lavolta polemizza su Facebook («Ciò che meno sopporto è il senso di onnipotenza di chi nel tempo ha consolidato rendite di posizione per sé e i suoi famigliari con risorse pubbliche, ancor più grave se avviene a discapito di lavoratori. Questo é inaccettabile», scrive) ci si attende che cerchi di mandare a casa il numero uno del museo e che chieda di fare chiarezza su tutte le fondazioni e associazioni.
Con queste premesse è presumile che i toni a Palazzo di Città, alle 15, saranno bollenti. E la sfida a colpi di querele è un’eventualità più che probabile.

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