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mercoledì, 25 Novembre 2020

Raffaele Gallo (Pd): “Torino 2021 offra un progetto di sviluppo per l’intera area metropolitana”

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Torino, 15 novembre studenti assediano le banche

Torino: studenti in piazza in assedio alle banche. Tensione con la polizia che accenna ad una carica. © RIPRODUZIONE RISERVATA
Rosanna Caraci
Rosanna Caraci
Giornalista. Si affaccia alla professione nel ’90 nell’emittenza locale e ci resta per quasi vent’anni, segue la cronaca e la politica che presto diventa la sua passione. Prima collaboratrice del deputato Raffaele Costa, poi dell’on. Umberto D’Ottavio. Scrive romanzi, uno dei quali “La Fame di Bianca Neve”.

Dal primo giugno copre la carica di capogruppo in consiglio regionale del Piemonte. Raffaele Gallo conduce col Partito Democratico a Palazzo Lascaris, un’opposizione salda, entusiasta e appassionata al territorio. Il concetto stesso di “opposizione” negli anni si è molto modificato, lasciando indietro quelle logiche secondo le quali chi era in minoranza aveva come compito principale quello di dire “no” sempre e comunque, quello di essere distruttivi e con l’unico obiettivo di far venir meno maggioranze, e governi, per andare a sostituirsi al timone con le proprie idee.

“Responsabilità” sembra essere oggi il primo comandamento nel Pd al Governo nazionale coi pentastellati, ma anche laddove si è in minoranza, tendendo una mano a chi è dall’altra parte, forti di poter comunque dire la propria sul territorio a prescindere dalla posizione di potere ricoperta.

Raffaele Gallo, anche la vostra opposizione in Consiglio regionale segue la logica della collaborazione?
La prima responsabilità che ha una forza politica è quella nei confronti del territorio: abbiamo in questo mese cercato di mettere dei punti fermi tra il nostro rapporto con maggioranza e giunta e consiglio. Era necessario perché si era travalicato ogni limite, abbiamo tenuto un posizione dura e ferma in merito al dibattito politico che ci deve essere in Aula. Abbiamo portato a casa dei risultati, che sono certamente quelli legati al merito delle proposte. La proposta è coniugata alla severità dell’azione politica. L’opposizione pungola, interviene se la direzione presa da chi ha il governo del territorio non è quella giusta o se, come spesso accade, l’azione è assente. 

Per esempio?
Il lavoro della nostra opposizione, condotta senza sconti e con un chiaro obiettivo, ha portato al rinvio in commissione del disegno di legge sul gioco d’azzardo, alla limitazione dei danni in merito alla legge sulla caccia e alla commissione di indagine sulla sanità che abbiamo chiesto a fronte della gestione della pandemia attuata dalla Regione. 

Alla fine del lavoro della commissione, chiederete la testa di qualcuno?
La commissione non sarà un tribunale del popolo, non ci interessano i giustizialismi: ciò che è fondamentale è guardare alla situazione nel suo complesso e andare nel merito di cosa ha funzionato e cosa no. Vogliamo stendere un documento che possa migliorare il servizio ai cittadini dal punto di vista sanitario. Dunque, la commissione ha scopo conoscitivo e vuole verificare lo stato dell’arte del sistema sanitario. Non è una caccia alle streghe che mira alla denuncia di qualcuno. Serve mettere a nudo quelle fragilità del sistema sulle quali è necessario intervenire per migliorarle, affinché non si ripetano più le situazioni di affanno che abbiamo vissuto nei mesi scorsi. 

Guardando per un attimo alle politiche nazionali, il segretario Pd Zingaretti sta invitando da tempo a un colloquio coi cinque stelle che possa sfociare in un’alleanza. La suggerisce per regionali, amministrative… Questo stride con la negazione che i dirigenti locali manifestano in molti territori, non ultimo quello di Torino che andrà al voto nel 2021. Questi messaggi distonici, non corrono il rischio di creare confusione e ulteriore disaffezione?
A livello nazionale noi governiamo con il Movimento Cinque Stelle, e siamo difronte a un momento strategico perché dobbiamo definire con l’Europa gli strumenti a sostegno della nostra economia, del nostro sistema sanitario. E’ una partita dirimente: le risorse sul tavolo sono ingenti e necessarie e io mi auguro che il buon senso prevalga. Tutte le risorse messe a disposizione dall’Europa possano essere utilizzate dal nostro Paese.

E a Torino?
Non è corretto coniugare alle situazioni locali quella nazionale, perché ciascuna ha una sua specificità, una sua storia. Oggi, il tema delle alleanza locali non è interessante perché la vera questione sta nella capacità del Partito democratico di rivolgersi a tutte quelle persone che cinque anni fa hanno votato per altri.

Il partito democratico sale nei sondaggi.
Le persone vogliono guardare a un nuovo progetto e pensano che il Pd possa, sotto questo punto di vista, essere capace di presentare le giuste proposte. Sta a noi avere la prontezza di realizzare una nuova visione, fatta di concreti obbiettivi per i quali lavorare insieme. Molti sono coloro che hanno votato per i pentastellati nel 2016 e oggi si domandano cosa fare al prossimo appuntamento con le urne. 

Il motivetto “Coi cinque stelle sì, coi cinque stelle no” dunque è fuori classifica?
Sì, è un dibattito che ormai è esaurito. Non c’è nessun ipotesi di alleanza con Appendino per le elezioni di Torino 2021; focalizziamoci, allora, su un progetto politico che parli alle persone. Il Pd ha bisogno di offrire nuove prospettive. Concentriamoci su di noi e sul lavoro da fare.

Quali sono le fondamenta per la nuova Torino?
E’ necessario collocarla nella dimensione europea, sia come capoluogo che come città metropolitana. Sono due aspetti fondamentali: quando pensiamo alla Torino del 2030, dobbiamo immaginare in quali politiche europee collocarla rispetto allo scenario che abbiamo di fronte e per valorizzare Torino abbiamo bisogno dell’area metropolitana. Sono due anime che non possono prescindere l’una dall’altra.

Il sindaco di Torino dunque, non è più solo affare dei torinesi.
Trasporti, infrastrutture, sviluppo e promozione internazionale: dobbiamo costruire un importante progetto che abbia ben chiaro la visione oltre i confini della città. Ripartiamo certo dalle politiche su Torino, ma anche e soprattutto da quelle per l’area metropolitana, trascurata in questi ultimi anni. 
La sfida della città metropolitana è quella di tenere insieme diversi territori, ciascuno con la sua storia e la sua vocazione ma che insieme si fondono in un unico traguardo: lo sviluppo del territorio.
Il candidato sindaco di Torino e metropolitano dovrà avere la sensibilità, la capacità e le competenze per raccogliere questa importante sfida.

Lei ha un figlio di otto anni, un altro di pochi mesi. Per loro che città ha in mente?
Una città competitiva, europea, dinamica, con una vocazione universitaria ancora più forte rispetto a quella già fondamentale di oggi; la vedo collocata nei circuiti europei di sviluppo, collegata alle mete internazionali grazie a sistemi efficienti ed efficaci di alta velocità. 

Quando parla di università, fa capire che Torino può dare ancora molto. Cosa?
I nostri atenei sono di altissimo livello, ma uno studente che arriva in città per studiare si forma, acquisisce conoscenza e competenza e molto spesso se ne va. La città deve esser in grado di trattenere quel talento, quella visione, quel giovane e metterlo nelle condizioni di scegliere il nostro territorio per sviluppare i suoi progetti. La nostra sfida è quella di tenere qui capacità e intelligenze, e consentire loro di espandersi, creando impresa e ricchezza per il nostro territorio. Tocca a noi, con un progetto ambizioso e uovo, offrire le migliori condizioni affinché Torino e la sua area metropolitana siano al centro dell’attenzione degli investitori. La città torni a essere orgogliosa di sé stessa.

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