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giovedì, 18 Luglio 2024

Quirinale, scendono in campo i "franchi tiratori"?

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Nuova Società nasce nel 1972 come quindicinale. Nel 1982 finisce la pubblicazione. Nel 2007 torna in edicola, fino al 2009, quando passa ad una prima versione online, per ritornare al cartaceo come mensile nel 2015. Dopo due anni diventa quotidiano online.

Da giorni leggiamo, come da copione, le vicende politiche che hanno preceduto e accompagnato l’elezione del Presidente della Repubblica nelle diverse fasi storiche. Al di la’ dei contesti politici, culturali e sociali di questi vari periodi, c’e’ sempre un elemento che accomuna questa elezione ed e’ una sorta di filo rosso che non tramonta mai: la  presenza costante e determinante dei “franchi tiratori”. Cioe’ di quelle persone che, puntualmente, dicono in pubblico che votano come ordina o sollecita il proprio partito e poi, nel segreto dell’urna, ti voltano altrettanto puntualmente le spalle e fanno un’altra scelta.
Dalla elezione di Gronchi in poi, cioe’ dal lontano 1955, questa e’ stata la costante politica e di costume della cosiddetta classe dirigente politica del nostro paese. Certo, c’e’ sempre l’eccezione che conferma la regola. E le eccezioni sono state addirittura 2 dal secondo dopoguerra in poi. Nel 1985 con l’elezione di Cossiga in prima battuta con la nobile regia di De Mita e nel 1999 con Ciampi grazie alla abile ed efficace rete messa in piedi da Veltroni. Ma sono e restano eccezioni. Anche perche’ la condanna a morte – politica, ovviamente, – di Franco Marini e di Romano Prodi appena 18 mesi fa ad opera dei parlamentari del Pd e’ ancora sotto gli occhi di tutti. Come ricordiamo ancora le dichiarazioni, pubbliche e private, di molti parlamentari del Pd, anche e soprattutto piemontesi, che si vantavano di aver cecchinato nell’urna Franco Marini. Su Prodi e’ calato un penoso silenzio perche’ tutti avevano applaudito – ipocritamente – la sua indicazione a Presidente.
Ora, ormai giunti alla vigilia della elezione del nuovo Presidente, l’unica vera discussione su tutti gli organi di informazione e’ appunto quella di conoscere in anticipo quanti saranno i franchi tiratori. Franchi tiratori che possono crescere o diminuire a seconda del candidato che viene avanzato. Soprattutto dal Pd a cui spetta, come ovvio, fare i nomi e i cognomi del – o dei – candidato.
Certo, i franchi tiratori sono e restano un profondo malcostume della politica italiana e della stessa cultura politica del nostro paese. Nonche’ un profondo degrado etico e morale del costume politico italiano. Ma cosi’ e’ e con questa situazione occorre tuttavia fare i conti. Anche perche’ la scelta – seppur sciagurata – del franco tiratore e’ sempre politicamente nobilitata e giustificata. Cioe’, c’e’ sempre un motivo e una scelta che giustificano questi atteggiamenti squallidi. Adesso si tratta di capire se la scelta dell’arbitro e non del giocatore, come giustamente dice Renzi, riesce ad aggirare l’irrompere massiccio dei franchi tiratori. Che, comunque sia, sono gia’ in campo e si stanno militarmente organizzando. Noi nutriamo comunque fiducia nella determinazione e nel coraggio di Matteo Renzi. E speriamo che quella determinazione e quel coraggio portino ad una scelta che non sia di basso livello. E cioe’ un banale compromesso tra cio’ che vuole il Pd e cio’ che chiede Berlusconi.
Una cosa e’ certa: se questa volta dovessero di nuovo vincere i fatidici franchi tiratori, non lamentiamoci se la democrazia dovesse precipitare in un vicolo cieco. Con una caduta rovinosa della credibilita’ dei politici, dei partiti e delle stesse istituzioni democratiche. Che, come tutti sappiamo, gia’ non godono di buona salute e sono ai minimi storici della loro credibilita’. Per cui, come si diceva un tempo, occhio ai franchi tiratori. Un passo falso questa volta sarebbe fatale per lo stesso futuro della nostra vita democratica.

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