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martedì, 16 Luglio 2024

Quegli applausi a mani sporche di sangue

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Nuova Società nasce nel 1972 come quindicinale. Nel 1982 finisce la pubblicazione. Nel 2007 torna in edicola, fino al 2009, quando passa ad una prima versione online, per ritornare al cartaceo come mensile nel 2015. Dopo due anni diventa quotidiano online.

Cinque minuti di applausi: è il gesto che i partecipanti al congresso nazionale del Sap (il Sindacato Autonomo di Polizia) hanno dedicato ieri ai quattro agenti condannati per l’omicidio del diciottenne ferrarese Federico Aldrovandi, ucciso il 25 settembre del 2005.
Una scelta insultante e di pessimo gusto che riapre per l’ennesima volta la ferita della famiglia Aldrovandi, che in tutti questi anni si è battuta con ogni mezzo perché, nonostante le difficoltà, alla morte del giovane Federico venisse infine associata la parola verità sui fatti di quella notte in cui perse la vita.
Sulla vicenda Aldrovandi non mancano certo i materiali che comprovano le orrende violenze che i quattro poliziotti infersero al corpo del ragazzo. E sulle loro responsabilità si è espressa anche la Cassazione, che nel 2012, dopo anni di intoppi e insabbiamenti giudiziari, li ha condannati in via definitiva per eccesso colposo in omicidio colposo.
Eppure sembra che per Patrizia Moretti e Lino Aldrovandi, i genitori di Federico, non ci debba essere pace e che il rispetto del loro dolore debba essere rimesso continuamente in discussione: solo un anno fa alcuni rappresentanti del Coisp, un altro sindacato delle forze dell’ordine, scelsero di manifestare in solidarietà con i colleghi condannati a pochi metri dall’ufficio della mamma di Aldrovandi. Ma gli esempi non si contano, dalle dichiarazioni di Carlo Giovanardi (Pdl) che affermò che l’enorme macchia rossa che compariva sotto la testa del cadavere di Federico fosse “un cuscino” all’assurda decisione di reintegrare immediatamente in servizio i quattro agenti freschi di condanna.
Sono applausi che fanno male e la rabbia si rinnova di fronte alla fermezza con cui il Sap ha orgogliosamente rivendicato il gesto di ieri, dichiarandosi ostinatamente convinto dell’innocenza dei poliziotti incriminati per l’omicidio. Una rabbia che tutta è racchiusa nelle parole con cui Patrizia Moretti ha commentato l’accaduto: «Provo ribrezzo per quelle mani». Mani che con quel gesto, evidentemente, hanno voluto difendere l’operato degli assassini di Federico e che con quell’applauso si sono sporcate del sangue che macchia quello dei loro quattro colleghi.

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