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Processo Condor in Italia

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Dopo quasi dieci anni di indagini è iniziato nel mese di gennaio con l’udienza preliminare che si è tenuta al Tribunale di Roma a fine gennaio il processo Condor. Il processo vede coinvolti 27 vittime italiani torturati e poi fatte sparire nei Paesi latinomaericani investiti negli anni ’70 da una serie di feroci dittature e 34 imputati membri degli organismi repressivi delle dittature del Cono sud.
L’Operacion Condor fu un enorme alleanza terroristica per soffocare ogni dissenso e ogni cambiamento nell’America Latina degli anni ’70 che vide l’alleanza strategica dei vari governi miliatri per scambiarsi informazione prigionieri, in modo da rendere impossibile ogni via di fuga per le vittime della dittaura. L’operazione provocò 30mila scomparsi, molti dei quali buttati giù vivi dagli aerei nei “voli della morte” sul Rio de la Plata. Cinquecento bambini rubati e cresciuti sotto falsa identità dalle famiglie stesse dei militari che li avevano strappati ai loro genitori. Un milione e mezzo di esuli sparsi per il mondo, con vite marchiate a fuoco per sempre. Le vittime sono cittadini italiani residenti all’epoca dei fatti in Cile, Argentina e Uruguay, che appartenevano a movimenti di matrice cattolica o socialista e si opponevano alle dittature dell’epoca.
Il processo di Roma come altri processi per gli italiani scomparsi in Argentina, celebrati in questi anni si basa sulla possibilità prevista nel codice penale di processare chiunque abbia commesso azioni delittuose per motivi politici a cittadini italiani residenti anche all’estero.
Come racconta Andrea Speranzoni avvocato di parte civile celebrare questi processi significa fare memoria, una memoria che si collega con le atrocità commesse dai nazi fascisti in Italia e in Europa.
Il riutilizzo di ex appartenenti all’esercito nazista in settori di pianificazione o in settori operativi della cosiddetta “macchina del terrore” è una costante che si è riscontrata in numerosi scenari delle dittature latino-americane. Ricordiamo il caso dell’ex ufficiale delle SS Klaus Barbie, fuggito in Bolivia nel 1951 con il nome di copertura di Klaus Altmann, la tormentata vicenda che riguardò la sua estradizione in Francia e il processo penale a suo carico. Barbie venne individuato già nel 1974, ma fu estradato in Francia solo nel 1983 e condannato all’ergastolo nel 1987. Le condotte contestategli riguardavano arresti, torture, fucilazioni, deportazioni e in particolare l’ordine di rastrellamento compiuto all’interno di un asilo di Izieu, nel corso del quale 43 bambini erano stati arrestati e deportati ad Auschwitz. Fu condannato per 373 omicidi: la condanna giunse 43 anni dopo i fatti. Barbie-Altmann aveva goduto dal 1951 di importanti protezioni.
Non bisogna dimenticare che i documenti ritrovati nell’Archivio del Terror in Paraguay uno dei Paesi più coinvolti nell’Operacion Condor, dimostrano che molti ex nazisti fuggirono in quel Paese dopo la seconda guerra mondiale e ricevettero ospitalità e una nuova identità. Tra questi anche uno dei più grandi criminali di guerra il medico nazista Joseph Mengele. Dalla documentazione raccolta dal Processo Condor risulta che Mengele fu attivo nella famigerata Colonia Dignidad, un villaggio cileno, fondato da un gruppo di immigrati tedeschi, che aveva caratteristiche da forte militare inaccessibile. Il villaggio durante gli anni di Pinochet venne usato come campo di tortura dal servizio segreto della Dina. Una delle vittime del processo Condor l’italo cileno Juan Bosco Maino venne torturato e ucciso in un luogo chiamato Villa Grimaldi che si trovava proprio a Colonia Dignidad.
Oltre al Governo italiano si è costituito parte nel processo Condo anche il Governo uruguayano ed è la prima volta che uno Stato sudamericano si costituisce parte civile all’estero in un processo relativo al genocidio compiuto dalle dittature latinoamericane negli anni settanta.
Manfredo Pavoni

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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